La luce immutabile

Flavio Ferraro

Testi tratti da:
La luce immutabile
Roma, Edizioni La Camera Verde
Collana “Metra”, 2019

*

E lentamente, in biblioteche
incustodite, a raccogliere
frantumi scorie calchi d’ombra

(le cuspidi forse,
o il precipizio di ogni storia)

inezie in ogni caso,
se basta un acaro
a smentire.

 

*

 

Lunari, più nessuno vi ascolta,
a ben altre fole intento il volgo:
né solchi né travasi,
nessun merlo da onorare.

Voi rischiaratori, non sono
gli Dei ad oscurarsi,
ma i vostri occhi indegni
della Luce.

 

*

 

Guardiano della soglia
(tra barlume e cecità)
chi può dirti fratello?

Sei l’ultimo custode,
inviso al chiaroscuro
degli sguardi, ai molti
che come onde di fiume
– per congettura di sogni –
fino a quel gorgo.

 

*

 

Lo so, c’è gloria maggiore
di uno stelo, e più grandi
misteri cela il bosco
di questa nubile ghianda.

Però non ho voglia
di infierire su quel bruco
(“l’infimo il minimo il dettaglio”)
trascurato dai filosofi,
lui che invece era il più puro –
l’effimero che non volle
crescere, tradire come tutti.

 

*

 

Cose durevoli mi chiedi,
mai deluse dall’abbraccio:
parole che risuonano,
stremate, nel silenzio
degli oracoli.

Sai, si cammina
per abitudine, non si va
dove si giunge.

 

*

 

Se interrogassi l’Origine,
l’incudine ancora ardente,
non so quale musa invocherei,
quale sorriso incantatore.

Lo so, non tutto è Tradizione:
non ha antenati
quel fruscio, solo brezza,
ignara della ruggine.

 

*

 

Neve, sorella stupefatta,
silenzioso emblema
nelle tele dei fiamminghi.

Tutto ricopre, lei
che non aspira a nessun trono,
puro dispendio
eternato dagli arazzi.

Sacrificio –
ciò che trabocca,
colma.

 

*

 

Piccoli uomini siete,
nient’altro che turisti,
degni dei vostri souvenir.

Sì, ora sapete ciò che è stato
(ed è più grande di voi),
fosse anche l’orma
di un bisonte, un segreto
reso alla terra, nel silenzio
di tutti gli sciamani.

 

*

 

I fiumi conoscono la loro
meta: dal mare hanno origine,
e al mare fanno ritorno.
E guarda questi frutti
alti tra i rami: il seme
sepolto è uguale a loro.

Tornare alla propria radice,
è questa la quiete.
Per questo devi perderti:
per trovare Colui che cerchi.
Così l’amante scompare
nell’amato, finché solo
l’Amore resta.

 

*

 

Raccogli queste spine,
lucenti come raggi,
per farne corona
nei tempi oscuri:
come ad Eleusi, guardando
il Sole a mezzanotte.

Non ha porte il tempio
– ora lo sai –
abbandona ogni sentiero.

 

*

 

Il Mito è sempre vero.
Il fiume scorre, ma non è:
ciò che permane
è la sorgente.

Così la Porta stretta,
l’Albero dai frutti d’oro,
il Ponte periglioso
non furono mai,
ma sono sempre.

Immoti
nella corrente.

 

*

 

Non si accade, nel dispiegato
mattino dei prati,
affinché storia sia qui,
dove riluce il sangue
immemorabile.

C’è un istante fuori
dal tempo, lontano
dagli annali dell’orrore.

Vedi, gli uomini passano.
I semi che scomparvero,
fioriscono.

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4 pensieri riguardo “La luce immutabile”

  1. Se quello che si pubblica in poesia in Italia fosse costituito di testi come questi vorrebbe dire che vivremmo nell’universo (poetico) migliore possibile. D’altro canto mi dico (per quello che può interessare, ovviamente): “Aggràppati a libri come questo per continuare ad aspettarti d’incontrare altri grandi libri, ché, se dovessi limitarti alla stragrande maggioranza di quello che si pubblica, smetteresti volentieri di essere un lettore di poesia (italiana)”.

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