Stefan George, Gedichte

Stefan George
Gedichte/Poesie Volume I
Cura e traduzione di
Antonio Devicienti
Introduzione di Friedrich Gundolf
Lavis (TN), La Finestra Editrice
Collana “Archivio del ‘900”, 2019

 

L’infante

Con scudo e spada sotto pallido fregio,
con bianco sguardo sorride l’infante
nello scuro ovale cinto d’oro. Non lontano,
nell’allora inviolata sala, un fratello gemello:
la fredda brezza montana era nel gioco
anche troppo rozza gregaria.

Tuttavia egli non rimpiangerà
d’esser divenuto in fretta un uomo cupo
come questi e quell’altro sui muri vicini,
ché delle gioie per lui furon decise:
che venga a prenderlo una radiosa fanciulla
degli elfi, quando innanzi alla luna fioriscono
i melograni di cristallo: gli sia concesso seguire
insieme con lei, in volo e caduta, la palla di seta
fedelmente serbata, che sulla mensola di legno
di quercia scintilla ancora di rosa e verde oliva.

Zzarrisciata

Chiedo al mio fraterno amico Pasquale Fracasso di mandarmi alcune foto di suoi lavori; mi risponde così:

Carissimo Antonio,

non so se proprio valga la pena far vedere questi frammenti d’immagini, ma non posso fare a meno, talvolta, di riprenderli in considerazione, spesso senza rendermene conto e talvolta provo addirittura un senso di colpa per una certa mia distrazione rispetto a essi. C’è tutto un deposito originario legato ancora al mondo contadino che continua a determinarmi, anche se: ” …non ho vanga per seguire uomini come loro”.

Al contrario penso che ne valga la pena e mi prendo anche la libertà di frammentare il prosieguo del messaggio a commento e a introduzione di alcune delle immagini che Pasquale mi fa avere:

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Nell’esilio / Il ritmo dell’andare (dedicato a W. G. Sebald)

Il dispiegarsi dell’opera sebaldiana parte da due concetti fondanti: il valore (altissimo) della letteratura e la necessità etica di fare i conti con il passato – e con il presente in quanto figliato da quel passato.
La letteratura non è momento di svago o elegante ornamento della vita borghese o vituperata attività da intellettualoidi con tanto tempo da perdere, ma inflessibile interrogare il mondo e la storia, o, ribaltando la prospettiva ma senza che il nucleo fondante muti, sono il mondo e la storia a interrogare, traverso la letteratura, lo scrittore e il lettore.

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Biografia di Dino Campana

Roberto Bolaño

DINO CAMPANA RIVEDE
LA SUA BIOGRAFIA
NEL MANICOMIO DI CASTEL PULCI

Ero portato per la chimica, per la chimica pura.
Ma scelsi di fare il vagabondo.
Vidi l’amore di mia madre nelle bufere del pianeta.
Vidi occhi senza corpo, occhi eterei che orbitavano
intorno al mio letto.
Dicevano che ero fuori di testa.
Presi treni e navi, percorsi la terra dei giusti
di primo mattino e con la gente più umile:
gitani e mercanti.
Mi svegliavo molto presto o non dormivo. Nell’ora
in cui la nebbia non è ancora svanita
e i fantasmi di guardia al sogno mettono sull’avviso inutilmente.
Sentivo i moniti e gli allarmi ma non ho saputo decifrarli.
Non erano diretti a me ma a coloro che dormivano,
però non ho saputo decifrarli.
Parole incomprensibili, grugniti, grida di dolore, lingue
straniere sentivo ovunque andassi.
Esercitai i mestieri più umili.
Attraversai l’Argentina e l’intera Europa nell’ora in cui tutti
dormono e appaiono i fantasmi guardiani del sogno.
Ma proteggevano il sogno degli altri e io non seppi
decifrare i loro urgenti messaggi.
Frammenti forse sì, e per questo visitai i manicomi
e le prigioni. Frammenti,
sillabe brucianti.
Non credetti nei posteri, anche se talvolta
ho creduto alla Chimera.
Ero portato per la chimica, per la chimica pura.

Tratto da qui

In memoria di Giuseppe Panella

E’ venuto a mancare nella giornata di ieri il Professor Giuseppe Panella.
La Dimora del Tempo Sospeso ricorda con grande commozione lo studioso e l’amico.

Su Retroguardia, il sito che gestiva insieme a Francesco Sasso, potete trovare parte della notevole mole di studi e di contributi critici che la sua intensa attività ha prodotto nel corso degli anni.
Su questo blog i saggi che ci ha generosamente concesso di pubblicare.

Breve saggio sul disegnare (dedicato a John Berger)

Irrinunciabile matita, o carboncino, o gesso, o anche penna, fedeli appendici della mente e della mano, no, mi sbaglio: parti della mente stessa e del pensare e del guardare.

Questi disegni sono un cervantes di storie (risme di carta spiegazzata nel tascapane e le strade del mondo, la polvere nel cavo della bocca, la vita quando desidera e la parola (luna della recitazione) mondi finge, quechuas di vertiginosa visione, storyteller in battaglia di sensi (sovrapposizioni immaginifiche e scrittorie) caudate stelle e andanza, rotto fiato, specchio delle varianze); questi disegni sono uno spinoza di rigore (levigare lenti per i telescopi della mente), una geometria per l’etica dell’andare, del vedere, del capire.

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Telemaco-Bintar

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Carlo Marcello Conti
Telemaco-Bintar
Pasian di Prato (UD)
Campanotto Editore 2018

La voce della poesia italiana passa per il Friuli, con radici venete e sconfinamenti emiliano-romagnoli. La misura geografica della poesia dovrebbe valutarsi attentamente prima di affrontare discorsi linguistici e antologici: la biografia dei poeti, nel bene e nel male, assicura distinzioni che diventano il simbolo stesso dell’avventura poetica italiana. Non è certo una novità, ma occorre precisarlo prima di considerare i libri di Carlo Marcello Conti. Nato a Belluno (ma in una intervista indica Forlì, non sappiamo se per svista o rimescolamento di carte), scrittore precoce e frequentatore fin dagli esordi della vivace avanguardia degli anni Sessanta. Non è certo casuale il suo ruolo di redattore (definito dai compagni “sottilmente dialettico”) della rivista bolognese Bab Ilu fondata e diretta da Adriano Spatola nel 1962. Continua a leggere Telemaco-Bintar

(La Foce e la Sorgente seconda serie) / Quaderno n. 6: Daniela Bisagno

Pubblichiamo oggi il sesto dei “Quaderni” che anticipano l’uscita della rivista La Foce e la Sorgente (nuova serie) prevista per il giugno 2019:

Daniela Bisagno: Il sonno e la parola (riflessioni intorno a due libri di Marco Ercolani e di Lucetta Frisa).

                                       I “quaderni della Foce e la Sorgente” sono a cura di                                               Marco Ercolani, Lucetta Frisa, Antonio Devicienti.

Nell’esilio di voce

Marco Ercolani

«assenza che sia illuminata erosione
un luogo che i sensi coincide
a un poi di riflessi se colma l’immagine
di grandine di minerali celesti e trascina
a ogni singola mano sangue di fuga
all’occhio l’identico accordo l’energia
perversa di un dono l’attrito
di maschera e volto
impaziente del balzo»

Esilio di voce è il titolo dell’ultimo lavoro in versi di Francesco Marotta. Si divide in tre sezioni, Imago, Speculum e Vulnus. Dall’inizio della prima sezione, Imago, trascrivo questi due versi: «Si inciampa in un grido / che si dissangua in luce». Sono i primi del volume, e ho la sensazione perturbante di avere già letto il libro, ho la percezione che tutto quanto leggerò tornerà inevitabilmente e circolarmente a questi due versi. Continua a leggere Nell’esilio di voce

Breve saggio in lode della scrittura apocrifa

Scriverò in lode della scrittura apocrifa perché è in essa che coincidono più perfettamente che mai il lettore e lo scrittore, è in essa che la finzione suprema ch’è la letteratura trova uno dei suoi più alti (o più profondi) inveramenti, è in essa che diviene programmaticamente evidente il movimento connotativo della scrittura, perché è sempre in essa che biografia e opera artistica sembrano vicine, anzi vicinissime e, al contempo, arbitrariamente vicine, perché la scrittura apocrifa è un atto d’amore dichiarato, un’invenzione condotta sul filo della verosimiglianza, un modo di vivere molte vite e di sognare innumerevoli sogni.

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Visioni d’Europa: “Mouvements de terrain – Artaud avec Warburg” di Sylvain Tanquerel

mnemosyneMi raggiunge, grazie all’amichevole, sempre troppo generoso adoprarsi di Yves Bergeret, un libriccino stampato in proprio e rilegato in pochissime, preziose ed eleganti copie, dall’autore stesso: Mouvements de terrain – sottotitolo: Artaud avec Warburg – di Sylvain Tanquerel, autore e studioso, mi spiega Yves, di grande valore e uomo estremamente schivo.
Ne scrivo qui perché l’opera, breve e densa, merita d’essere conosciuta e appropriatamente entra a far parte di una biblioteca ideale che cerca di sottoporre a critica l’idea di una cultura eurocentrica e suprematista, mentre l’Europa dovrebbe avere la serietà etica di confrontarsi con il suo lungo passato colonialista e razzista.

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