L’equilibrio slogato delle luci

Maurizio Manzo

L’equilibrio slogato delle luci

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spazio è quello che cerchi per allargare il respiro il punto di arrivo che distende i tendini la tua parte armonica che nessuno ascolto condiziona e non stupisce il silenzio che forma colori forti anche l’eco stordito abbandona i rimbalzi sposta solo l’aria agli uccelli al resto che ci saluta.

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ci sono alcune cose che cadono dalle mani e richiedono pazienza e buone maniere per raccoglierle e tenerle strette un’azione che impone memoria del tratto del movimento quasi fosse una prova che in tanti abbiamo visto passare e quando c’è tanta luce ti appassiona l’ombra e tutto quello che puoi farle.

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il rumore sostiene il tempo con leggerezza anche se a volte lo slabbra e non capisci che lo elabora allora chiudi gli occhi appendi ogni onda al sonno perché nel sogno ti perderesti non sapendo tornare indietro e ti troveresti con troppo spazio intorno che più che ingoiarti ti vomita via è simile a tutto ciò che non si risolve tutto lo stato sociale che è sempre lo stato delle cose.

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una dose quotidiana allunga il sapore risveglia le falene che volano fino a disfarsi e tu raccogli le ali e ti accorgi del senso delle ossa anche fratturate oppongono resistenza e di solito quando corri pensi al vento a non inciampare mentre ben altro è il miracolo non solo il muscolo o tirare a campare.

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non si ottiene facilmente uno sguardo sulle ringhiere mentre entra luce dai portoni e incontro i tuoi occhi senza riflesso che scuotono alcune piante sul pianerottolo le tue preferite mi dicevi saltando le mattonelle a due a due schivando l’ombra che ti inseguiva sempre e lusingava fino a sparire.

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se perdi il ritmo che è fatto dì respiro ti affianca l’affanno insostituibile panico che spesso rivela ogni parte infinita che quella finita appartiene al senso ai destini indistinti che non chiedono spiegazioni mentre al riparo dal buio la luce splende ancora.

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spesso è unico l’interno che ti accoglie e non sospende nessuna amarezza quasi t’insegna a sentirne sprigionare i lati al tatto di pezza nel riflesso da opaco a spento che disfa ogni mormorio che raccogli e tieni con la stessa leggerezza con cui tieni sogni che non puoi non lasciare scomposti.

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l’ultima volta che ho perso il treno c’era una pallida finestra aperta sulla nebbia che ingoiava i suoni e alcune voci che finivano col sbattere alle pareti e rivolare via veloci e mentre continuavo ad aspettare si riempiva anche il soffitto di libellule e altre apparenze leggere che non avrebbero mai parlato ma soltanto volato.

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lunga e addomesticata l’ombra rivela il tuo corpo il passo successivo che non somma rumore tra i pali dei lampioni assemblati verso il vuoto piegati e spenti mentre tutto il resto abbandona prima della fine.

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il tempo è pregevole quando ti scorre di lato e perde più colori del previsto se poi ricorri ai sapori il risultato lo sperimenta la storia sulle nostre espressioni quelle abrasioni interne che spuntano invadenti vicino ai confini dove non vorresti guardare mai più indietro.

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5 pensieri riguardo “L’equilibrio slogato delle luci”

  1. L’ha ribloggato su ilcollomozzoe ha commentato:
    10 microprose dal caro Francesco
    una dose quotidiana allunga il sapore risveglia le falene che volano fino a disfarsi e tu raccogli le ali e ti accorgi del senso delle ossa anche fratturate oppongono resistenza

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