Imbrunire

La mancanza

Imbrunire

Testi tratti da:
Esilio di voce (2011)

 

guarisci il dubbio trafitto
dall’ansia di essere riparo malattia
a cadenze autunnali guarda gli sterpi
che ti battono un’altra luce
sui fianchi e nell’ombra che sale
gioca il sogno di un confine
sospeso la tua pelle si stacca aggiunge
ore ai tuoi segni al graffio che resta
dove togli parole
ai tuoi occhi

 

*

 

assenza che sia illuminata erosione
un luogo che i sensi coincide
a un poi di riflessi se colma l’immagine
di grandine di minerali celesti e trascina
a ogni singola mano sangue di fuga
all’occhio l’identico accordo l’energia
perversa di un dono l’attrito
di maschera e volto
impaziente del balzo

 

*

 

paesaggi che alle palpebre tendono ombre
e distanze a volte un passo che irrompe
nel viluppo a sfrondare la norma
la linea di bianco imposta
dall’ennesimo inverno eppure
si potrebbe affidare l’oltraggio a grammatiche
docili ogni senso al destino e svanire
al suono che la preda sbalza dal sonno
verso una morte in punta di rima

 

*

 

alla curva del vento
slarga foglie e rotaie l’assenza di cielo
e labbra a distesa dall’altra parte
dell’acqua si pensa un paesaggio
grande quanto una mano lungo
fino a sfiorare i capelli con la dolcezza
verde della sabbia si pensa la terra
divisa in pagine leggere e uno sguardo
luminoso di bambina
piantato tra le zolle come una spina
come una sillaba
come un’attesa

 

*

 

fossero simili a foglie
che si combinano in fuochi
di caduta le vigili inudibili parole
cresciute tra labbra e desiderio
oppure grida che colmano
tutta la distanza di un ricordo
e poi acqua che fascia il viso
dei morti quando fa buio
anche la pelle e l’occhio
soffoca di essere visione
solo una maglia slabbrata
uno squarcio nella rete del tempo
incurabile misura del guardare

 

*

 

raccogli le foglie purpuree
che la sera conclude le foglie
sospinte nel vuoto lunare
scomposte esibite esplose
da un vincolo d’ombre ecco il tempo
che ci respira nei trascorsi
di un albero nel parto nel nome
nelle voci alla fonda negli occhi
nella traccia di vento
del nostro svanire all’approdo

 

*

 

prova a trattenere il crepuscolo
prima che l’estremo sbiadire
dei colori trovi requie sul tuo volto
ascolta la squilla sul filo delle pietre
il varco sonoro dove sabbia e radici
restituiscono il duro lavoro del giorno
qui non un gesto che dica il prossimo
squarcio il morso del fuoco
che indurisce cristalli nel palmo
nemmeno il buio che preme e squama
le impronte degli occhi solo il ritmo
fraterno delle cose pensate
in piena luce materia vivente
visibile appena il tempo di passare

 

*

 

dissacra la pupilla del mondo
il castigo deciso dalla luce
un fiotto di sangue lo svela
che risale le labbra come pane
raffermo dilata la bocca in lente
forme d’incendio e dalla mano
percorre il tuo nome
da masticare lettera dopo lettera
senza gli umori della voce lontano
qualcuno scrive sull’acqua
il profilo di un’orma imperfetta
nell’oblio di sorgente qualcuno
che veglia l’ombra recisa
dei tuoi fogli offerti in pasto
alla sera

 

*

 

nessun presagio
solo un fremito di ebbra insidia
ripensando l’orlo franato
del calice il pungolo inquieto
che fosse visibile sostanza
l’urlo tracimato del sole il nero
di luce che tradisce le dita
così sciama in rivoli d’insonnia
l’immagine a cui la mano aggiunge
il taglio e l’ombra e dentro l’ombra
il segno che racconta un corpo
dove il mattino è scritto
in piaghe e croci dove il farmaco
pietoso rovesciato intorno
era cedimento d’argine e labirinto
di voci appare ora al tatto

 

*

 

di notte ti protegge il ricordo
di una casa in piena luce il labbro
stretto in un suo silenzio e il corpo
che quasi cede su un fianco
senza impurità senza più sogni
ma sono attimi che ti riguardano
come l’acqua un sasso
immobile nel suo deserto
azzurro privo di varchi
come la voce fulminata in gola
la misura esatta del respiro
ora che l’attesa pare una specie
di vento la curva che gli occhi fanno
nel dolore

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