In cosa consiste il lavoro

Antonio Pibiri

Inediti (2019)

La ghianda e la quercia

………………………………..(Così noi)
onoravamo Sun Tsu e l’autunno
nei colori disintegrati di Kiefer:
una scaltra battagliata di ghiande
marce, da frantumo – o acerbissime,
bossoli sordamente al rimbalzo
su schiene lanciate nel bosco.
Le urla in fuga disperavano i rifugi.
Pini e ruderi. Rovi. Filati.
Dove s’impolpa la tibia, lì il dettagliante
sceglie a quale prezzo il sangue.
I rovi sul litorale godevano al nostro urto,
si aprivano alle vocali della gioia.
A volte la ghianda schiantava il giovane petto.
Delle volte sino al fondo, nella torba.
La quercia sarebbe cresciuta col tempo
in un altro tempo. La quercia
nel teatro di guerra. Base sicura.
Le Case in costruzione sugli alberi.

 

*

 

Le stelle distanziano le ossa.
Sulle vie del tacere ho smarrito cosa dirti.
C’è solo l’ascolto da cui si ode
e al pari dell’oceano, come ogni elemento
raffina se stesso.
Il vero si firma
somiglia a nomi
di fantasia.

 

*

 

(Le mappe impossibili)

Michele il pittore mi mostra una tela
un suolo dipinto per il viaggio
dice lui qualora perdessimo la via

– È un tuo informale, non corrisponde
a nessun stradario, dov’è casa, periferia?
C’è di che disperare in un luogo simile…

– Appunto, non vedi, è il Mondo, e l’altro,
che ingenuamente pensavi di conoscere:
niente treni, né viuzze, nosocomi, municipio…

Se guardi bene c’è un vaporetto, lascia dietro
di sé la laguna per il grandioso scenario,
ma ci dovrò ancora lavorare, sfumarne

i contorni, fonderlo con il fosco del cielo,
l’assito del mare

 

*

 

C’è stata un’esplosione
proprio qui, alla tempia,
pareva un lampo, luce di querceto
a stampa, in sovracoperta,
sul libro di Nabokov.
Colpo di rivoltella? Stella o
albeggiare dopo l’anno mille?

 

*

 

Mentre il fuoco cerca la via più breve
e si ricicla in dolore
il monte coperto di luna
raffredda le sue ombre
di notte
non sa
se scendere o salire
quante imperfezioni il dolore
se gli usignoli per tempo
fanno l’orlo all’abisso
non sa
se un Petrarca ventoso

 

*

 

“Noi dobbiamo viaggiare nella direzione delle nostre paure”
John Berryman

Tua figlia s’imbarcherà per l’oceano.
Dice -“Posso remare, ho forti le braccia!”

Questo mese l’autunno resiste al viraggio
giallo, rosso acero, alla muta gravità.
Le foglie hanno paura di cadere:
l’offerta sarà più povera.
Sullo sfondo si abbandonano alla parabola
i seni, ad esempio, dopo la monta del latte,
i fuochi diavoli che tracciano scie,
la mela dopo la perfezione, la mela
cadente e senza colpa

Si allontanerà nell’oceano tua figlia.
Il remo cerca dove fa buio l’acqua.

 

*

 

(In cosa consiste il lavoro)

In cosa consiste il lavoro:
far scorrere la corda finché scamicia
puntare le gambe in parete al pozzo
nell’effervescenza di iguane
..di morti fertili
di feci.
In cosa consiste: nell’utero
..madrelinea, il retto del padre
..un cannocchiale astronomico
un reflusso assordante di tortore sù
fino alle vere del pozzo balaustra dove
sbocca non come schermaglia ma i sogni
al collarino e la gola che per meglio
dire tutta in tondo
tace

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8 pensieri riguardo “In cosa consiste il lavoro”

  1. sono poesie la cui lettura entra in cuore e nello stomaco; c’è visione, e c’è il passaggio violento sulla pelle di molte di queste visioni: e (in cosa consiste il lavoro) avrei voluto scriverla io

  2. In questo modo di scrivere poesia davvero originale leggo il rapporto fra l’esistenza e l’essere e la tensione che nasce fra le due cose mentre il Mondo sta altrove:”…– Appunto, non vedi, è il Mondo, e l’altro,
    che ingenuamente pensavi di conoscere”. Complimenti.

  3. Sempre nuova risulta la poesia di Antonio Pibiri, sempre nuova la vena. In questi inediti mi ricorda molto, non so perché, Seamus Heaney, riuscendo però ad essere un po’ più sorprendente di lui!

  4. Ringrazio Francesco Marotta per la sua Attenzione e ospitalità e chi ha commentato i testi. Scrivere è sempre più difficile per me, tutto sempre più indicibile, quasi prossimo all’ammutolimento.

    1. Sì, caro Antonio, ricordo che me lo scrivevi già molto tempo addietro; eppure, credimi, rileggendo “Il prezzo della sposa” e questi inediti ritrovo una grazia rara nella tua scrittura – intendo dire che componi testi nei quali sei capace di scoprire e di proporre nessi inattesi tra due o più unità di senso o immagini e che l’effetto è quello della scoperta oppure (mi perdoni l’ossimoro ovvero il paradosso?) dell’enigma chiarificatore. L’ammutolimento è la tendenza del linguaggio quando viene spasmodicamente lavorato affinché dica, il silenzio l’emersione della vera dimensione entro cui si muove la scrittura che è quella del rischio, della scommessa, della sfida all’indicibile. Mi viene in mente Royet-Journoud che, parlando della scrittura poetica, sostiene che “il nostro è un mestiere d’ignoranza”.

      1. E’ la prima volta, grazie ad Antonio Fiori, che mi capita di leggere le belle, sorprendenti poesie di Pibiri. La sua definizione di “enigma chiarificatore” mi sembra “miracolosamente” pertinente all’ essenza dei testi che ho letto.

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