Cicale


(Immagine: Scultura di Carlo Sapuppo)

Yves Bergeret

 

Cicale

 

Il testo originale,
Cigales, à Noto Antica (Sicile), avec Carlo Sapuppo,
si legge su Carnet de la langue-espace.

Traduzione di Francesco Marotta

 

1

Se riduci il tuo corpo alla grandezza d’una cicala
ti unisci al loro corteo immobile e vorace
che trasporta il cielo sopra la pineta
per accompagnarlo nei grandi desideri.

Il desiderio di eliminare la violenza e l’ottusità.
Il desiderio di offrire la pineta al vento.
Il desiderio della pace perpetua.

*

Se il cielo si muove, è il vento.
Il cielo è l’uomo dei desideri.

Si aggrappano si aggrappano le cicale
all’uomo che vuole andarsene

che vuole andarsene dietro le colline
fino al mare per accogliere
lo straniero che naviga e i suoi desideri di fuga e di vita

si aggrappano si aggrappano le cicale
all’uomo che cammina incontro allo straniero
moltiplicando per lui i piccoli sassi d’oro
della speranza e dell’accoglienza

si aggrappano si aggrappano le cicale
tirando tessendo tirando tessendo
il filo dell’ampia stoffa
che diventerà parola,
diafana e tremula, coriacea e molteplice,
che porta il cielo sopra gli uomini
e intreccia i desideri fino alla concordia.

 

2

Tre alberi se ne vanno sulla collina,
tre pini tre compagni.
Il vento dal largo li ha spinti a colpi d’anca
tutti dalla stessa parte.
Il mare brilla tra i loro tronchi.

Tre pini scivolano sui loro aghi,
con passo live vanno alternati
portati via dal canto delle cicale.

Tre pini viaggiano senza le radici.
Le cicale conservano le radici,
le avvolgono in fondo alla memoria.

Viaggiano, i tre pini?
L’esotismo è una subdola attrattiva.
I tre pini siamo tu, lei e io,
che zoppico, tranquilli
sul manto celeste della gente ostinata.

 

3

Nella collina c’è una montagna.
Nella montagna c’è una grotta.
Nella grotta un lago.
Chi vi si bagnerà troverà il diamante
per dissalare il mare
e tra due rocce rosse
il ramoscello d’oro
per entrare nudo nel polmone della parola
e distendere le rughe delle nostre paure.

 

4

Cicale e vento sono invisibili.
Le cicale non sanno ancora cantare di notte.
Il vento nasce maldestro.
Talvolta il vento decide
di cantare tra i rami più forte
delle cicale.

In risposta le cicale scherniscono
la cacofonia delle folle,
all’improvviso cantano all’unisono
per rendere omaggio
alla parte di bellezza negli uomini,
alla loro umile parola chiara.
Allora le isole ascoltano.

2 pensieri riguardo “Cicale”

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