Scurije/Tenebra

Assunta Finiguerra
(1946-2009)

“Nel decennale della scomparsa desidero rendere omaggio all’opera e alla memoria di Assunta Finiguerra (che ho avuto l’onore e la gioia d’incontrare personalmente) “attraversando” qui due suoi libri.
Scurije è il primo (Faloppio, LietoColle, 2005), il secondo, che raccoglie due sillogi pubblicate in vita più sessantotto inediti, è Fanfarije (LietoColle, 2010).
Attraversare e riattraversare i libri di poesia di Assunta Finiguerra è transitare attraverso il fuoco del linguaggio che, per lei, era (è) anche passione, lasciarsi guidare da una Francesca che non dimentica le ferite d’amore né le rinnega, capace del canto più alto quanto più forte è il turbine che la conduce con sé. Questa è finalmente una poesia senza languori, spesso petrosa nella più pura tradizione dantesca, non gridata, non atteggiata, si sarebbe tentati di dire gemmata dal tronco di Saffo: formalmente perfetta e capace di dire gli abissi del sentire e del pensare.”

Continua a leggere Scurije/Tenebra

Agamben e Mallarmé

Giuseppe Zuccarino

Il luogo ateologico della poesia.
Agamben e Mallarmé

Giorgio Agamben ha talvolta dedicato dei saggi ai simbolisti francesi dell’Ottocento, benché mai, specificamente, a Mallarmé. Questo non significa che il filosofo attribuisca al poeta una minore importanza, anzi i frequenti e significativi rimandi agli scritti mallarmeani che si incontrano nei suoi libri dimostrano l’esatto contrario. Tuttavia, dato che si tratta di passaggi brevi e allusivi, per poterli comprendere in maniera adeguata occorrerà cercare di contestualizzarli meglio e, per così dire, sciogliere le abbreviazioni.
Già in uno dei primi volumi di Agamben, Stanze, emerge il ruolo determinante che egli assegna a Mallarmé nello sviluppo della poesia moderna. Quest’ultima viene posta a confronto non con la produzione degli antichi, ma con la lirica medioevale. A giudizio del filosofo, nella poesia amorosa in lingua d’oc e d’oïl, così come nei testi dei siciliani e degli stilnovisti, si realizza qualcosa di raro e ammirevole: «Il vincolo pneumatico, che unisce il fantasma, la parola e il desiderio, apre infatti uno spazio in cui il segno poetico appare come l’unico asilo offerto al compimento dell’amore e il desiderio amoroso come il fondamento e il senso della poesia». In tale perfetta circolarità, la lirica amorosa del Medioevo «celebra, forse per l’ultima volta nella storia della poesia occidentale, il suo gioioso e inesausto “unimento spirituale” col proprio oggetto d’amore». […]

(Continua a leggere su Philosophy Kitchen)

La rosa di nessuno

SALMO

Nessuno ci impasta di nuovo da terra e fango,
nessuno evoca la nostra polvere.
Nessuno.

Sia lode a te, Nessuno.
E’ per amore tuo che noi vogliamo
fiorire.
Incontro
a te.

Un Nulla
eravamo, siamo,
resteremo, fiorendo:
la rosa di Nulla,
di Nessuno.

Con
lo stilo chiaro d’anima,
il filamento da cielo deserto,
rossa la corolla
per la parola purpurea, quella che cantammo
sopra la spina,
oltre.

(da qui)

Samori Touré (2)

Romain Poncet

[Continua da qui]

Quanti anni ha vissuto Samori? Cosa dicono le foto del guerriero. Senza dubbio, sul grigio e bianco del Journal des Voyages, le rughe sottolineano il suo sguardo smarrito. E’ seduto per terra, dritto, con un volto enigmatico, sostenuto da un sorriso imbarazzato o penetrante – chi può dirlo?
Il pubblico applaude: che nemico! Che prestanza! La Francia trova il tempo di inorgoglirsi dopo diciotto anni di massacri: la vittoria permette di passare dall’esecrazione a uno stato d’animo più magnanimo.

Quest’uomo unico, quest’imperatore irrigidito nel suo abbattimento, poteva essere alla fine la persona alla quale la Repubblica una e indivisibile stava dando la caccia dappertutto in Africa occidentale: il frammento mancante nello specchio della sua potenza.

Continua a leggere Samori Touré (2)

Memoria dell’oggi: Jacques Derrida a Siracusa

 

Penso ad una democrazia a venire che faccia segno al di là del concetto classico di cittadinanza e dunque di Stato-nazione, e dunque di luogo. Forse anche al di là di ogni concetto tradizionale di cittadinanza, se almeno la cittadinanza restasse ancora legata ad uno Stato-nazione determinato, esso stesso radicato nella stabilità di un territorio e di un idioma. È un’esperienza inedita, inaudita dell’ospitalità, del diritto d’asilo e delle frontiere che si prepara così attraverso un’esperienza e un pensiero della tecnica” (Jacques Derrida, Tentazione di Siracusa, a cura di Caterina Resta, postfazioni di Elio Cappuccio e Roberto Fai, Milano-Udine, Mimesis Edizioni, 2019, pag. 28)

 

Antonio Lanza: 5 testi da “Suite Etnapolis”

Antonio Lanza
Suite Etnapolis
Interlinea, 2019

 

Dalla seconda sezione “Lunedì

***

Samuele:
Sabato sarà il mio ultimo giorno.
Potrei ripeterlo all’infinito
e non provare niente.

Cinzia:
Vuoi che non mi dia un piccolo
aumento? Da più di un anno qui,
per cinquecento euro al mese.

Alfredo:
Neanche sei nato e riesci già
a farmi sentire in colpa: che male c’è
se metto la testa fuori dall’acqua?

Continua a leggere Antonio Lanza: 5 testi da “Suite Etnapolis”

Samori Touré (1)

[…] In questo periodo di imponenti migrazioni, contro le quali si levano i razzismi e i populismi europei più brutali, è necessario ripetere con Carena, dopo Carena, che i migranti del Sahel portano in sé e nella loro stessa parola, oltre a un’antropologia particolarmente ricca, un corpus popolare di personaggi reali che hanno spinto a ripensare profondamente il mondo e le relazioni tra le sue terre del sud e quelle del nord. Thomas Sankara, Kwamé N’Krumah, Franz Fanon, Patrice Lumumba, per esempio. Samori Touré è tra costoro, intorno al 1900. La loro forza simbolica, politica e popolare è ancora oggi, per una gran parte della gioventù africana, un elemento fondamentale della lingua-spazio di quei luoghi.

Continua a leggere Samori Touré (1)

Obliqui accadimenti

Anna Leone
Poesie inedite

Bastevole ed essenziale

Fiato lungo d’infinito andare,
verbo che non sfronda,
nonostante gli occhi spaesati,
a misurare il passo alla paura.

Cuore grande d’immenso amare,
verbo che si spreca nell’ognuno,
senza cantico per lo sposo
e una lingua prolissa
a roteare l’ugola del per sempre.

Sarà così, che ci ritroveremo,
un giorno, in un buio recesso
senza abbracci.

Resto per quella gioia soltanto, per un’alcova di resina chiara, senza sperpero.

A sfatarmi miraggi su orizzonti lontani, per un bastevole caldo anfratto ed un labiale essenziale.

Continua a leggere Obliqui accadimenti

Fuga

Sopra il ferro dimenticato sfioriscono le viole.
E sopra il ferro crescono sospiri e addii,
le orme musicali del cuore del vento
che cerca lontananze per scordare i suoi boschi.

Un cervo trasparente sogna squarci di fuga.
Ma il sogno s’infrange contro sentori di morte.
Non basta il profumo del nardo a placare
la fronte dove gemono smeraldi e addii.

Dove ha sepolto il sole il suo cerchio splendente,
la sua corolla ardente, in quale sabbia, in quale notte,
se tutto rimane in silenzio: vento, fiore e battito,
se tutto è ormai immobile tra le alte torri?

Il cervo trasparente giace sotto la nebbia.
Gli occhi morenti nell’umidità salmastra
guardano tra le ombre del fumo e della lama
il suo sangue che si rapprende nella notte.

(Versione libera da “Huida
di Augusto Roa Bastos, 1947)

Frammenti di felicità terrena

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Giovanna Rosadini
Frammenti di felicità terrena
Faloppio (CO) Lietocolle 2019

……Il libro comprende, riordinandola, l’opera fin qui pubblicata da Giovanna Rosadini a partire dal 2008, quando uscì per le Edizioni di Atelier la raccolta Il sistema limbico. Non deve sfuggire l’eloquenza del viaggio, la sua irresistibile vitalità, in esso mostrate senza per un attimo venir meno la consistenza di quella “terra dei ricordi” che per la poetessa è da sempre suprema forza della lingua. Della propria materia psichica, intrecciata e fermentata alle leggi governanti i territori che l’hanno vista nascere e crescere. Se la poesia ha spesso origine dove i piedi provano a calcare terreni fertili e rispondenti a nervi vivi, qui siamo in presenza di luoghi per niente comuni, di orientamenti e fondali rimasti a lungo saldi. Continua a leggere Frammenti di felicità terrena

Memoria dell’oggi: Cosimo Ortesta

 

 

Cosimo Ortesta (Taranto, 1939 – Roma, 2 settembre 2019)

 

 

 

Rembrandt 

I

Troppo occupato per poter viaggiare
dotato di prodigiosa fantasia
sembra che non abbia tuttavia
mai dipinto un vaso di fiori.
Gli interessava la dissezione anatomica
che immancabilmente però
e diversamente dalla scena da lui nel 1632 raffigurata
dallo stomaco iniziava
non dalla mano

Continua a leggere Memoria dell’oggi: Cosimo Ortesta

Marco Ercolani: le mura intorno (inedito)

 Marco Ercolani ha affidato alla Dimora del Tempo sospeso un suo libro inedito, scritto tra l’agosto 2018 e il settembre 2019, intitolato Le mura intorno. 

Per tre lunedì consecutivi pubblicheremo frammenti dal libro e poi, nella Biblioteca di Rebstein, l’opera completa.

Continua a leggere Marco Ercolani: le mura intorno (inedito)

“Stratosgrafia” di Domenico Brancale

La voce umana “porta” la parola e dà vita alla parola ed essa è, prima e durante la formulazione della parola, suono, respiro, sfregamento dell’aria attraverso le corde vocali, contrazione e rilassamento dei muscoli del corpo; la voce può anche, allora, essere suono e modulazione del suono senza articolazione della parola, oppure articolazione parziale o deformata della parola, in ogni caso suono animale che cerca la sua scaturigine e la sua identità pre-verbale.
Il corpo strumento per l’emissione del suono (dei suoni).
Coerente con la sua ricerca di scrittura, Domenico Brancale ci offre testimonianza di un’azione poetica che, omaggiando Carmelo Bene, Cathy Berberian e Demetrio Stratos, saggia il farsi e il dispiegarsi della voce umana nella sua affinità con altre voci non umane e nella sua capacità di sorgere e modularsi anche senza finalità imediatamente comunicative o espressive di un pensiero; prossimo al confine (labilissimo) tra suono e silenzio, tra suono emesso e modulato e ricordo di altri suoni uditi, Domenico Brancale, sull’esempio di Demetrio Stratos, sforza e forza la voce in territori non necessariamente significanti, ma nei quali il senso è proprio quello della presenza del respiro, della connessione tra voce emessa e udito che la percepisce, dell’affinità con le voci animali e con i suoni che il vento produce sfregando contro corpi e oggetti.
Mai, nei suoi componimenti in versi, Brancale dimentica la presenza del corpo: qui è il corpo intero che si fa voce, notificando la propria esistenza nel mondo, trovando una libertà svincolata dal significato del suono che, in tal modo, sembra saggiare territori prossimi all’origine del respiro umano, territori, quindi, nei quali il respiro umano non si distingue più dal respiro animale né dal suono, per esempio, di una pietra o di un tronco d’albero sfregato dal vento.

Stratosgrafia” è il video di un’azione poetica tenuta durante la mostra “il corpo della voce – carmelo bene cathy berberian demetrio stratos” a cura di Anna Cestelli Guidi e Francesca Rachele Oppedisano al Palazzo delle Esposizioni, Roma 9 aprile – 30 giugno 2019.