Obliqui accadimenti

Anna Leone
Poesie inedite

Bastevole ed essenziale

Fiato lungo d’infinito andare,
verbo che non sfronda,
nonostante gli occhi spaesati,
a misurare il passo alla paura.

Cuore grande d’immenso amare,
verbo che si spreca nell’ognuno,
senza cantico per lo sposo
e una lingua prolissa
a roteare l’ugola del per sempre.

Sarà così, che ci ritroveremo,
un giorno, in un buio recesso
senza abbracci.

Resto per quella gioia soltanto, per un’alcova di resina chiara, senza sperpero.

A sfatarmi miraggi su orizzonti lontani, per un bastevole caldo anfratto ed un labiale essenziale.

 

*

 

Verrà l’inverno

Poi verrà il lungo inverno:
alberi nudi, fiori esiliati,
origami spezzati di foglie
come parole rotte dal pianto
con lunghi silenzi da decifrare.

Disorienta ciò che sottostà all’ineluttabile.

Verrà l’inverno…

Ma c’è sempre una speranza
appesa al ramo più alto
e un nido di sogni.

Bisognerà imparare
a risalire il tronco
coi germogli buoni negli occhi
per bagnarsi le mani fino alla luce.

Ché il vento, da solo, non basta a dire rotte e destinazioni, ché così avvinghiata e nuda potrò sentire il corpo non solo carne.

Mi riconosco nell’alba scalza di chi abrasa fino al seme ridiscende.
E cammina sulla terra brulicante di radici.

 

*

 

Computo

Di sera, quando più niente chiama a sé, solo la tua voce resiste.

Nei meandri delle tue stanze reclama conferme o disdette, ti riporta dove hai cominciato il giorno.

E tu ripassi, a memoria, i passi, rivedi i gesti, mentre la voce impone lo scarto.

Mi sono alzata, mi son vestita, ho lavorato, sono rientrata, ho riposato, ho cenato, non ho lavato il piatto ed ora ne scrivo. Ecco: che giornata del cazzo!

Quanta poca vita dal computo di un giorno.

Ma la voce ti ricorda che ciò che conta è non andare a carponi.

Homo erectus, appunto; fu da quando si mise dritto che si illuse di poter toccare il cielo con un dito.

 

*

 

Quel poco amore che si mostrava

Avevi una mano sotto la guancia, l’altra penzoloni.

Una mano sotto la guancia, mamma, e l’altra penzoloni, come dormisse, come se dormisse.

Non ha mai una sola tinta il cielo, nessun disordine si somiglia;
qualcosa di incontaminato resta,
fosse solo un mazzo di chiavi attaccato alla porta.

Quanto è durato l’ultimo tuo sonno chi può dirlo?

Non c’è mai una sola versione dei fatti,
ma c’è un respiro ultimo.

Una mano sotto la guancia, mamma, e l’altra penzoloni, come dormisse, come se dormisse.

Non c’è mai una sola consolazione e la più magra è toccata a te.

Filtrava una luce dalla piccola finestra, ma non bastava a scaldare, neppure, quel poco amore che si mostrava.

Ma questo, a mamma, non l’ho detto.

 

*

 

Pesah

Sicuro oro il triduo raggio:
grigio pesah di nubi meste santifica giorni parimenti bestemmiati.

Brunito il bronzo muto dell’ultimo rintocco.
Rosso anemico il labbro al bacio dei giuda, già dopo colazione.
Verde ulivo, più bandiera, la mano, tesa al giubilo,
per l’ultimo venuto senza mulo.

Rosa frammisto all’avorio le bocche aperte nell’osanna .
Chiaro scuro d’ala, spiegata al presagio di morte.
Pellucido l’ocra punteggiato di rosso vivo, combinato alla polvere, man mano, suppurando, per tanto blu precipitato, rapprendersi; crosta d’obbedienza su ginocchi pesti.

Ebano di lignea corona allo scherno proclama.
Certo , violaverde la pelle abrasa
nel breve grido di orgasmo animale.

Grigio opalescente che irrora, non irida, irride innocenza.
Vero nera la fame, alabastrino il freddo, diamantina la sete, più buia del buio la notte sola.

Ditelo, almeno, ai poveri cristi,
che sarà un graduale liquefarsi nel fiato di fiele, giallo di bile la fine.
Trasmutazione lenta, lenta, fino al bianco dell’osso,
mentre ancora e ancora acclameranno il risorto.

 

*

 

Sugli obliqui accadimenti

Assiepati dentro le nostre rassicuranti notti; ogni alba ci coglie impreparati.

la chiamano paura,
ma è solo stare
nel desiderio vivo delle cose,
che ancora devono cominciare.

E chissà se oggi avrò mani da porgere, oppure resteranno lungo i fianchi.

Avrò cura di questo nuovo giorno: sugli obliqui accadimenti
intersecherò uno sguardo buono.

Ad intercettare vite,
delineare cunei di incontri, nicchie di cuori pulsanti, in cui esaurire
quel senso nudo del mio re- stare.

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5 pensieri riguardo “Obliqui accadimenti”

  1. Il mondo non ha bisogno di poeti in alamari, ha bisogno di buoni versi e buone letture, tutte caratteristiche precise e preziose nella scrittura di questa Donna “prestata” alla Poesia.

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