Tu io e Montale a cena

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Gabriella Sica
Tu io e Montale a cena.
Poesie per Zeichen

Latiano (BR), Internopoesia, 2019

……Valentino Zeichen ci ha lasciato il 5 luglio 2016, dopo decenni di suoi scritti scrupolosi, intriganti, premurosi e cortesemente feroci, nel rifugio secolare della città di Roma, vera patria, dopo esservi atterrato come un marziano fuori tempo da quel Nordest italiano espropriato. Gabriella Sica in quaranta settimane ha scritto quaranta poesie in cui i brandelli d’anima volteggiano nei cieli della Città alla ricerca di quel che rimane d’eterno, se ancora qualcuno ci credesse dopo la morte dell’amico, fratello “coriaceo” e creatura della realtà più che dell’immaginazione. Sciami d’insetti minuscoli arrivano dall’al di là e gonfiano le gonne di donne “sumere” in giro per le vie romane, le bellezze orientali che forse piacevano a Zeichen o forse no ma che pur non nominandole restano impresse. Così come altri personaggi fieri e non fieri presenti nelle pagine del poeta e nei ricordi di Gabriella Sica, pratopaganiense poetessa che ha tracciato, e cancellato quando si doveva, certi confini della poesia. Continua a leggere Tu io e Montale a cena

Breve saggio su Robert Irwin a Villa Panza di Varese

(dedico questo scritto a Flavio Ermini, con calorosa amicizia)

Amo molto tornare, di tanto in tanto, negli spazi, per me sempre meraviglianti, di Villa Menafoglio Litta Panza a Biumo Superiore di Varese e, qui in particolare, desidero dire di Robert Irwin, un artista che, tra i molti ospitati sia nell’esposizione permanente che in quelle temporanee, continua a suggestionare la mia immaginazione.
Nella cosiddetta arte ambientale e nelle opere definite site specific la mente e il corpo (che si ritrovano letteralmente immersi dentro l’installazione artistica) sono chiamati a una pausa di riflessione e a salutari (e forse salvifici) momenti di meditazione; rammento che pausa deriva dal verbo greco παύειν che significa cessare e dunque, cessando per qualche tempo da corse frenetiche e da incombenze pratiche, si può entrare in stanze-spazio entro cui recuperare familiarità con il ritmo della luce mentre essa varia nel corso del giorno e con i consequenziali mutamenti della percezione.

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Su “Galassie parallele” di Marco Ercolani

Raffaella Terribile

Nota di lettura a:
Marco Ercolani
Galassie parallele. Storie di artisti fuori norma
Genova, Il Canneto Editore, 2019

“L’artista vive la sua identità mentre la perde. E, perdendola, la configura in forme tanto cristalline e pertinenti quanto sfuggente e inafferrabile è il sentimento di sé. Al contrario, il folle rifiuta qualsiasi forma di lutto, chiuso nella fragile fortezza di un delirio che nega, con un atto di onnipotenza infantile, la mortalità delle cose e dell’uomo”. Così l’autore, psichiatra di professione, riassume in maniera tanto icastica quanto efficace una questione fondamentale che attraversa i secoli della storia dell’arte: il rapporto tra genio e follia. Prescindendo da esempi fin troppo celebri, come F. Bacon e L. Freud, la scrittura di Marco Ercolani accompagna il lettore nelle vite e nelle opere di artisti, soprattutto italiani, “fuori norma”, dal Novecento a oggi, quasi a disegnare su una mappa ideale i contorni e l’orografia di quei regni dell’Irreale dai confini incerti. Continua a leggere Su “Galassie parallele” di Marco Ercolani

Nodi parlati

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Alessandra Pellizzari
Nodi parlati
Trad. inglese di Patrick Williamson
Varese, NEM Editore, 2019

……Dopo il superamento delle “faglie”, quando si oltrepassano Alpi e altopiani, attraverso conglomerati zanzottiani e colli Euganei dove farsi notificare la presenza, e il superamento di fiumi e assi fluviali, nella regione abitata da Alessandra Pellizzari si giunge quasi sempre alla distesa lagunare dove la legittimità poetica sembra più consenziente e necessaria, e il poeta più esposto a legami linguistici e marinari. Dalla pianura acquorea la trama labirintica assume la forma di un pesce, i canali s’infittiscono alla più corta misura e ci si accorge di avere un bisogno di realtà, di uno strumento che fermi alla banchina, alle fondamenta: ecco i “nodi parlati”, nodi di avvolgimento sicuri per l’ormeggio e facili da sciogliere per necessità di veloci ripartenze. Continua a leggere Nodi parlati

Breve saggio sui solchi e sulle tracce (per un omaggio a Raoul Ubac)

Approdo all’arte di Raoul Ubac grazie a Yves Bergeret il quale, avendomi parlato più di una volta con ammirato affetto di André Frénaud, mi ha messo sulle tracce dei libri e della vicenda umana e artistica di quest’ultimo: è così che scopro il forte legame di Frénaud con Ubac e, di conseguenza, l’opera di Raoul Ubac stesso.
Solchi: da Yves a Frénaud a Ubac.
Solchi: nelle incisioni, nelle litografie, nelle sculture che Ubac realizza.
Solchi, appunto: linee parallele, tracciate secondo musicali variazioni, andanze del pensiero, emersione allo sguardo delle direzioni che la materia lavorata assume se il pensiero interviene e crea.

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Omaggio a Lorand Gaspar

Nei giorni scorsi è venuto a mancare, a Parigi, il grande poeta francofono Lorand Gaspar. Silenzio assoluto sulla stampaglia e la bloggaglia italiote, tutte intente a celebrare i loro eroi da avanspettacolo delle lettere, da sagra paesana del nulla in versi.
Ho chiesto a Yves Bergeret, che tra l’altro lo ha conosciuto e frequentato personalmente, di tracciarne il profilo per i lettori della Dimora. Il ritratto che ne emerge è quello di un uomo e di un poeta resistente, trasparente, umanissimo cantore della vita degli ultimi e dei senza storia. (fm)

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Scene domestiche

Charles Reznikoff

Scene domestiche

(Tratto da: Testimoy, 1978
Traduzione di Giuseppe Nava)

Era quasi l’alba quando diede alla luce il bambino,
sdraiata sulla trapunta
che lui aveva ripiegato per lei.
Lui si sistemò il bambino sul braccio sinistro
e lo portò nell’altra stanza,
e lei poté sentire lo schizzare dell’acqua.
Quando rientrò
lei gli chiese dove fosse il bambino.
Lui rispose: “Là fuori – nell’acqua”.

Attizzò il fuoco
e tornò con una bracciata di legna
e il bambino,
e mise il bambino morto nel fuoco.
Lei disse: “Oh John, non farlo!”.
Lui non rispose
ma si voltò verso di lei e sorrise.

(qui altri testi e una nota
introduttiva del traduttore)

Breve saggio su Monsieur de Montaigne

Come dedicare, senza arrossire di vergogna, un breve saggio proprio al padre del saggio moderno? Tacendo, evidentemente e continuando a studiare.
Ma, d’altro canto, il frutto dello studio dovrebb’essere anche esplicitato e, come minimo, reso palese il debito di riconoscenza nei confronti di un Maestro.
In realtà desideravo scrivere perché meditavo intorno alla torre di Monsieur de Montaigne, incarnazione visibile del silenzio e della solitudine coltivati e fecondi di pensiero. E altri luoghi del silenzio mi si affacciavano alla mente: la casa di Francesco Petrarca ad Arquà, la riva del Sorga a L’Île sur la Sorgue, il paese di Char, la villa di Capo d’Orlando di Lucio Piccolo di Calanovella…

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Voci dal silenzio

Giuseppe Zuccarino

Voci dal silenzio

Marco Ercolani si è sempre interessato al tema della follia, sia nelle vesti di psicoterapeuta che in quelle di scrittore. Lo ha fatto raccontando episodi, direttamente vissuti, di incontri e dialoghi con i suoi pazienti, in libri come Anime strane, Sento le voci (entrambi scritti in collaborazione con Lucetta Frisa) e Turno di guardia1. Ma lo ha fatto anche riflettendo, a livello teorico, sul rapporto fra arte e disagio psichico, dapprima in L’opera non perfetta, poi in Galassie parallele, che del volume precedente si può considerare una parziale riscrittura e, più ancora, un ideale prolungamento2. Il nuovo libro, corredato da un succinto ma efficace apparato iconografico, fa dunque il punto sulle riflessioni dell’autore riguardo a un tema spinoso; nel corso dei secoli, infatti, si è spesso oscillato fra due posizioni estreme: quella che individuava tra arte e follia solo un rapporto oppositivo, e quella che invece le associava strettamente fra loro. Continua a leggere Voci dal silenzio

Breve saggio sul lettore silenzioso

All’interno della fenomenologia dell’essere lettori di un blog “letterario” esiste una categoria (ristrettissima) che definirei del lettore silenzioso e che è caratterizzata da un’attenzione costante per le pubblicazioni del blog (o di più blog), ma senza che tale attenzione si manifesti tramite i mi piace, i commenti o la condivisione a mezzo dei cosiddetti social.

Il lettore silenzioso non solo legge, ma distingue e comprende intenzioni e strategie sottese alle diverse pubblicazioni, prende appunti di quello che legge, salva in forma di file personali o stampa gli articoli che più lo interessano.

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Su “Frattura composta di un luogo” di Andrea Accardi

Il notevole lavoro di Andrea Accardi Frattura composta di un luogo (Borgomanero, Giuliano Ladolfi Editore, 2019) esula dalle classificazioni tradizionali (anche se è stato pubblicato nella Collana Perle – Narrativa) e ci viene incontro con la sua geometrica scansione in tre parti (Il luogo – I nomi – Le voci, articolata ognuna in trenta brevissimi Capitoli) provocando quell’inquietudine e quell’indecifrabile senso di angoscia che l’apparente ordine e benessere del “luogo” rappresentato cercano di soffocare, rimuovere, cancellare.
Splendidamente efficace già il titolo allude a una meditata operazione di frattura (ma razionale, anche se dirò presto in quali termini sia da intendere qui quest’aggettivo), ossia di notomizzazione quasi scientifica di una città che sembra situarsi nella provincia di una qualsiasi regione dell’Occidente: La cittadina è stata costruita negli anni settanta, interamente per i pedoni, tutta salite e discese, scalinate e scivoli.
Di notte le luci delle auto fuori del perimetro mostrano però l’inganno (Capitolo I, pag. 9).

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Breve saggio sullo scrivere a matita

È probabile che questo breve saggio vada a confermare, nella realtà e contro le sue stesse intenzioni che ne vogliono esaltare la bellezza e la valenza anche etica, il tramonto definitivo dello scrivere a mano e in particolare a matita: se Peter Handke afferma che non la penna, non la macchina per scrivere, ma la matita (der Bleistift) è il suo “attrezzo” per scrivere (Werkzeug), egli, degno continuatore nel territorio della matita (Bleistiftgebiet) di Robert Walser, dischiude la prospettiva d’uno scrivere lento, felice della morbidezza del tratto e della mina che va, poi, spesso temperata (atto da eseguirsi anche questo con attenzione e pazienza, ben misurando i giri e la pressione nel temperamatite, o i tagli e la loro inclinazione se si usa un coltellino); chi osservi i manoscritti di Handke ne nota la limpida armonia, il procedere elegante del tratto, la precisione nelle titolazioni, nella numerazione delle pagine, nelle date di stesura ivi apposte – ma poche persone, sempre meno scrivono a mano, e con la matita meno ancora…

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Memoria dell’oggi: Mercedes Sosa

mercedessosaMercedes Sosa (San Miguel de Tucumán, 9 luglio 1935 – Buenos Aires, 4 ottobre 2009)

Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me ha dado el sonido y el abecedario
Con él las palabras que pienso y declaro
Madre, amigo, hermano y luz alumbrando
La ruta del alma del que estoy amando

Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me ha dado la marcha de mis pies cansados
Con ellos anduve ciudades y charcos
Playas y desiertos, montañas y llanos
Y la casa tuya, tu calle y tu patio

 

Quaderni delle Officine (LXXXIX)

Quaderni delle Officine
LXXXIX. Ottobre 2019

quaderno part_ b_n

Antonio Devicienti

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Cerchje de fuoche (Cerchi di fuoco)
Per Assunta Finiguerra

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