Breve saggio sul lettore silenzioso

All’interno della fenomenologia dell’essere lettori di un blog “letterario” esiste una categoria (ristrettissima) che definirei del lettore silenzioso e che è caratterizzata da un’attenzione costante per le pubblicazioni del blog (o di più blog), ma senza che tale attenzione si manifesti tramite i mi piace, i commenti o la condivisione a mezzo dei cosiddetti social.

Il lettore silenzioso non solo legge, ma distingue e comprende intenzioni e strategie sottese alle diverse pubblicazioni, prende appunti di quello che legge, salva in forma di file personali o stampa gli articoli che più lo interessano.

Il lettore silenzioso ha attenzione per il blog così come ha cura per i propri libri: consulta, riflette, compera i libri (sia quelli che vuole aggiungere alla biblioteca, sia quelli dei quali si parla nel blog e che, quindi, entreranno anch’essi a far parte della sua biblioteca).
Egli si sottrae, con metodo e orgoglio, alla lettura frettolosa, al mi piace digitato due secondi dopo la pubblicazione dell’articolo e profuso dalla medesima mano (o dito) su decine e decine di blog; il lettore silenzioso detesta cuoricini e faccine a commento degli articoli; se è a sua volta un blogger rifugge da nomi e soprannomi ridicoli e imbarazzanti.

Il silenzioso lettore continua, pur nel rumore generalizzato della rete, a coltivare la discrezione e il silenzio, raramente commenta, ma se lo fa s’impegna affinché il suo intervento non abbia la superficialità né l’ovvietà delle frasi di circostanza o della piaggeria.

Il silenzioso lettore coltiva amicizie che non hanno bisogno di essere sbandierate o rese note: ma anche per esse passa la lettura di un articolo del blog, nel senso che l’approdo all’articolo o la riflessione su di esso accadono grazie al cosiddetto passaparola tra amici oppure sono oggetto di conversazione e di confronto.

Il silenzioso lettore è colui (o colei, ovvio) che permette a un articolo di vivere, ché è morto il testo senza lettori, ma altrettanto lo è quel testo che venga sbocconcellato o frettolosamente scorso.

Il lettore silenzioso si ritrae anche da articoli corredati da fotografie di gatti, cani o fiori o presi di peso da Wikipedia (o anche “elaborati” da tale fonte o da siti che pubblicano appunti (sic) di studenti).

Il lettore silenzioso non si nasconde, non è un voyeur, non è un vampiro della scrittura altrui: la sua ignota, silenziosa attenzione rompe clamorosamente col narcisismo e con l’egocentrismo: leggere davvero e fino in fondo un testo è, ormai, il vero scandalo, la vera ribellione nel mondo (ininfluente e spesso pieno di sé) dei blog letterari.

4 pensieri riguardo “Breve saggio sul lettore silenzioso”

  1. Bella riflessione, Antonio. Mi sento di appartenere sempre più a questa categoria, non solo sui blog ma anche sui feisbuc. Chissà forse appartiene a questa categoria anche il caro Enrique Vila-Matas (almeno quello nelle vesti del Dottor Pasavento). Trovo però che uno dovrebbe non commentare mai e poi mai, al fine di arrivare a un punto che non deve venirgli nemmeno il frizzico (poi fustigato) di lasciare un commento. Sotto questo post non ho potuto fare a meno di commentare, ma non so se a breve cancellerò tutto il commento. Tuttavia non sono d’accordo su un punto, quando dici che il lettore silenzioso commenta raramente ma quando commenta non è superficiale. Credo in realtà che tu abbia ragione, il lettore silenzioso borghese fa così; eppure dovremmo fare come il lettore sottoproletario aristocratico che legge sempre, non commenta mai, ma quando commenta scrive comunque delle fesserie, come se fosse un troll, ma che se un altro lettore silenzioso poi scava scava, pure a distanza di anni, nel ricordo, dice cavolo mica era una fesseria quella là… Ché il lettore silenzioso sottoproletario aristicratico non credere… legge pure i commenti.

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