Breve saggio su Monsieur de Montaigne

Come dedicare, senza arrossire di vergogna, un breve saggio proprio al padre del saggio moderno? Tacendo, evidentemente e continuando a studiare.
Ma, d’altro canto, il frutto dello studio dovrebb’essere anche esplicitato e, come minimo, reso palese il debito di riconoscenza nei confronti di un Maestro.
In realtà desideravo scrivere perché meditavo intorno alla torre di Monsieur de Montaigne, incarnazione visibile del silenzio e della solitudine coltivati e fecondi di pensiero. E altri luoghi del silenzio mi si affacciavano alla mente: la casa di Francesco Petrarca ad Arquà, la riva del Sorga a L’Île sur la Sorgue, il paese di Char, la villa di Capo d’Orlando di Lucio Piccolo di Calanovella…


Senonché non posso (e non voglio) ignorare l’ennesima aggressione, l’ennesima offesa perpetrata contro il popolo curdo: ancora una volta vedo distintamente la distanza (ingiusta) tra chi ha la possibilità di meditare, studiare, leggere in pacifica solitudine e le migliaia di persone alle quali è tolta ogni possibilità di pace e di serenità. E, in questi giorni, nel popolo curdo vedo incarnata la sofferenza di tutti i popoli perseguitati, di tutte le comunità angariate in vari modi e in diversi momenti della storia.
Questo breve saggio va trasformandosi, allora, nella constatazione della mia impotenza a risolvere quest’aporia, della divaricazione tra le aspirazioni della mente e quello che accade nella concretezza sanguinosa e violenta della cosiddetta storia.
Sia chiaro: si tratta della mia personale incapacità a trovare una soluzione convincente alla questione – ma “saggiare” una regione del pensiero significa esattamente il contrario dell’avere già una tesi da sostenere e dimostrare.
Ogni nuovo saggio è l’inizio di un itinerario del quale non si conosce bene né lo sviluppo, né tantomeno il punto (se ci sarà) di arrivo. Può anche accadere (è ovvio) che un saggio nasca come risultato d’itinerari ben tracciati e consolidati – ma non è mai il caso di questi miei scritti: sempre prendo avvio da un’idea o da un progetto che, però, si sviluppano nel corso della scrittura, in concomitanza con essa e tale corso può conoscere svolte inaspettate a me per primo e l’imprevisto sta acquattato ovunque: ma ben venga l’imprevisto, il non pre-meditato e sottentri a distruggere ogni tentazione rivolta a soluzioni definitive e certe!
Così adesso: abitante (per puro caso) di una regione tranquilla e ricca dell’Occidente, mi trovo a disporre di tutti i mezzi che mi consentono di studiare e di scrivere e, qui, di riflettere su quelle situazioni che a loro volta hanno reso possibile la meditazione e la scrittura.
Ma rifiuto giustificazioni autoassolutorie, facili spiegazioni, timide prese di posizione.
Anche il fortiniano “la poesia non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi” non mitiga la lama lancinante del senso di colpa perché scrivo consapevole delle migliaia di persone la cui urgenza è riuscire, almeno, a salvare la vita, scrivo mentre l’indifferenza dell’opinione pubblica e l’inanità politica uccidono, assieme ai bombardamenti turchi, le comunità curde della Siria e nessuno, nessuno degli uomini di potere darà mai retta alle pagine imbelli degli intellettuali.
Ma la colpa non è di Monsieur de Montaigne: egli meditava e scriveva in una torre apparentemente isolata e solitaria – in realtà il suo sguardo si apriva sulla natura umana e ne penetrava le più distanti latebre, la sua scrittura si trasformava in lievito che avrebbe fecondato molte scritture dei secoli a venire.
Le mancanze sono mie, la paralisi è mia: continuo a scrivere trascinandomi dentro un senso totale d’impotenza, la certezza dell’inanità della scrittura (delle scritture) e allora questo breve saggio (me ne perdoni Monsieur de Montaigne) certifica un fallimento, constata una sconfitta, coerenza e consequenzialità pretenderebbero che la mia scrittura, allora, tacesse.
Ma non posseggo altri modi per affermare una presenza e per testimoniare di uno sguardo (il mio). Ma non ho che la scrittura e la quotidiana prassi dell’insegnamento che possano, in qualche modo, sottrarmi alla complicità con gli aguzzini – perché tacere se da un lato sarebbe atto di giusta modestia, dall’altro scadrebbe in complicità.

3 pensieri riguardo “Breve saggio su Monsieur de Montaigne”

  1. Merci pour cette magnifique méditation, d’une sensibilité intense et d’une énergie presque sauvage, fidèle au rythme même de Montaigne, dans ses meilleures pages qui, tel un jeune cheval rétif, avance de face et de guingois en même temps sur le chemin lumineux de la solidarité humaine.

    Yves Bergeret

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