Scritto 11

Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

 

Il mio professore di greco e di latino mi indicava la forza attrattiva e fattuale del verbo, la sua complessa coniugazione, il suo transitare per fasi temporali e modali.
Con sottili, velatissime allusioni mi metteva in guardia dal vizio trasmesso e insufflato dal verbo alla mente: la violenza o tracotanza in agguato nel fare, del voler dominare con la propria azione l’azione altrui.

Ridare, allora, presenza al sostantivo: tavolo (accoglimento), seggiola (per il lavoro della mente), giaciglio (per il riposo), finestra (soglia sull’aperto), porta (varco tra me e te, tra te e me), libro. Penna. Pensiero.

Scritto 10

Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

Scrivere: tracciare filari di una vigna; piantumarla.
Affidare all’andirivieni dello scrivere il ritmo dei pieni e dei vuoti, del detto e del taciuto.

Fotografie di Mario Giacomelli (l’arata campagna marchigiana).

Una cadenza come di opifici (fotografie di Gabriele Basilico) fervidi in giorni e giorni pur faticosi o ingiusti.

Scrivere: Wanderung durch die Landschaften des Alltags; Kadenz des Gehens.
E allontanarsi (finalmente!) da sé stessi: dimenticarsi.

Scritto 9

Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

I mastelli, gli alambicchi, i bacili, i crogiuoli collegati tra di loro (affratellati, congiunti) da più o meno lunghe aste o archi in metallo e le reazioni chimiche che vi avvengono, i cloruri e i solfati, oppure le stelle, i giavellotti, le canoe, le luci di Wood e i suoni, i sibili, i fruscii provenienti dai microfoni e anche i muri, i passaggi, le nicchie e le volte degli ambienti creano la peculiare scrittura di Gilberto Zorio –

 

– scrittura che si rende visibile nel suo stesso farsi, nella sua ampia gestualità e spazialità, nel suo attraversare da parte a parte lo spazio, mobilissima e inesausta, reattiva e archetipica.

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Scritto 8

Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

Nella bellissima casa di Yves Bergeret a Die è presente, a tutta parete, un’Opera eseguita da uno dei giovani pittori-poseurs de signes di Koyo qualche anno addietro; ho avuto l’onore e il piacere di sentire Yves stesso leggermi quell’Opera scritta non in forme alfabetiche, ma in figure che vanno, appunto e appropriatamente, lette seguendo un filo preciso che risulta essere una concatenazione perfetta di fatti e di simboli (e di memoria).

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Scritto 7

Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

Nella scrittura procedere per frammenti, per instabili punti d’arrivo che diventano, subito, nuovi punti di partenza.
In tal modo riemerge, tra l’altro, la nostra origine nomade: i due punti appaiono come il segno più invitante e appropriato: dover spingere lo sguardo oltre, riprendere brevemente fiato, ma per continuare ad andare.

Memoria dell’oggi: Leonardo Sciascia (8. 1. 1921 – 20. 11. 1989)

Tempo fa ho dedicato uno scritto a Jorge Luis Borges, Ferdinando Scianna e Leonardo Sciascia; oggi, per ricordare lo scrittore di Racalmuto, ne ripropongo un estratto.

[…]

Può darsi che Jorge Luis Borges sia un riflesso della nostra immaginazione; noi lettori il riflesso della sua.
Ferdinando Scianna fotografa lo scrittore seduto dietro la vetrata (o ivi riflesso?) – lo accoglie Palermo, città visionaria. Borges è, in quel momento, un’invenzione della mente. E una sorta di nume tutelare per chiunque ami il piacere della divagazione e dell’immaginazione.

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(Pittorici idiomi) “Amoreggiamento serale” di Fritz Syberg

Fritz Syberg, “Amoreggiamento serale”, 1889 – 1891, olio su tela, Nationalmuseum, Stoccolma.

 

di   Marco Furia

 

Syberg, 1889 – 1991

Tra il 1889 e il 1891, Fritz Syberg dipinse “Amoreggiamento serale”.
Lungo una sinuosa strada di cui non conosciamo inizio e fine, una coppia è ferma, in piedi, un poco discosta da un gruppo di persone in cammino.
L’uomo, che indossa un abito scuro e un cappello chiaro, regge un piccolo mazzo di fiori, mentre la donna lo ascolta in silenzio.
La campagna è coltivata e due alberi, dai sottili tronchi, segnano in lontananza il confine tra terra e cielo.

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Scritto 6

Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

Luigi Mainolfi concepisce per l’edizione einaudiana dell’Iliade (Collana I Millenni, 2012) lastre in terracotta che, fotografate, vanno a illustrare il volume e anche (sempre in terracotta) le armi di Ettore; due anni prima aveva illustrato l’Odissea per la medesima Collana; e Mainolfi è lo stesso artista che ha inventato i Silontes, fantastici animali che pascolano, benigni e beneauguranti, dentro spazi ospitali colmi di memoria e di presente e che ha realizzato, a matita, paesaggi urbani che assumono anche forme animali in una transizione fiabesca e illuminante: perché non si potrà mai stare dentro la propria contemporaneità se non si avrà ferma coscienza delle proprie radici (biologiche, storiche, culturali) e anche dello slancio fantasticante che permettono il respiro del pensiero. Perché c’è un’irrinunciabile modernità dell’arcaico (inteso come ἀρχή : origine, cominciamento) riconoscibile nelle narrazioni da cui origina la nostra cultura (Iliade e Odissea) e nella materia più malleabile eppur duratura (l’argilla trasformata anche in terracotta o ceramica: e, alle spalle dei poemi omerici, ci sono le tavolette d’argilla su cui furono incisi l’Enūma eliš e l’epopea di Gilgameš). Perché la scrittura, pur accampandosi su fragili supporti (l’argilla, appunto, il papiro, la carta, lo schermo stesso di un computer o, per meglio dire, nel cosiddetto hard disk o “sul” cloud, questi ultimi a loro volta supporti o archivi ben più fragili di quanto si possa supporre), lega noi alla nostra origine, si oppone alla sciagurata spinta a recidere i legami con il nostro passato.

Dante nella poesia di Osip Mandel’štam

Francesca Vennarucci

“Il pane che si porta in carcere”.
Dante nella poesia di
Osip Mandel’štam

Come accade che un ebreo polacco, stretto nella morsa della Russia staliniana, sviluppi una autentica passione per Dante, inizi a studiare l’italiano per leggerlo in lingua originale e, anch’egli poeta, lo elegga a sua guida, a suo nutrimento? Perché? Cosa rappresenta Dante per Osip Mandel’stam? Attraverso il dialogo con Dante, Mandel’stam intesse una fitto colloquio con altri grandi poeti europei che nella vita e nell’opera dell’esule fiorentino cercarono una chiave per comprendere se stessi e i drammatici eventi storici novecenteschi: Eliot e Pound, ma anche Montale e Seamus Heaney. Sappiamo che Mandel’stam, quando iniziò a temere di venire arrestato, portava sempre con sé un’edizione tascabile della Commedia: non poteva tollerare l’idea del carcere senza Dante… e sappiamo anche che la sua ultima raccolta poetica ci è giunta perché la moglie Nadezda aveva imparato a memoria tutti i testi. L’esilio, il pane altrui che sa di sale, le scale da scendere e salire per chiedere aiuto e protezione, ma anche la sublime libertà del cielo, di uno sguardo che oltrepassa il visibile… È la storia di una amicizia, di un intimo colloquio, che, come tutti i veri profondi legami, aiuta a conoscersi e a trovare il proprio posto nel mondo. […]

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“Interscambi” di Giuseppe Zuccarino

Esce, presso Mimesis Edizioni, Interscambi di Giuseppe Zuccarino.
Con il rigore metodologico e argomentativo che lo contraddistingue, con la sua scrittura limpida e articolata, con la copiosa e precisa documentazione, questo libro si aggiunge agli altri di una lunga serie che fanno dello studioso ligure una presenza di altissimo profilo nella cultura europea dei nostri anni.
Giuseppe Zuccarino continua a scandagliare gli autori, i filosofi e gli artisti da lui più amati, prosegue nell’esplorare universi contigui e, spesso, intersecantisi, propone rotte di avvicinamento a filosofia, letteratura e pittura d’indiscutibile interesse e modernità, là dove per moderna intendo qui la scelta di superare i confini tra i diversi ambiti del sapere e dell’arte e, si badi, la forma del saggio accoglie un’attenzione nei confronti di libri e di opere davvero poetica, perché, al di là dell’oggettività scientifica dello studioso e con essa compresente, si avverte lo slancio del lettore e dello scrittore Zuccarino, dell’appassionato cultore di scritture e di opere capaci di nutrirsi a vicenda e di nutrire chi, leggendo e studiando, non può fare a meno di scriverne mettendo in atto una creatività niente affatto seconda a quella che dà vita a testi d’invenzione diciamo pura.

Il silenzio di Andrea Emo

Antonio Devicienti

Medito sulla vicenda esistenziale e intellettuale di Andrea Emo Capodilista: ecco un luminoso punto di riferimento, un silenzio appartato e fecondo, pochissime ma salde amicizie nutrite di letture comuni, d’intenso dialogo intellettuale. La scrittura a fecondare i giorni. Pagine e pagine di quaderno non a fissare o congelare il tempo dei giorni, ma a seguirlo nel suo trans-currere traverso e oltre le chiuse della mente; corrispondenze per affinità elettive (le uniche che contino) con autori del passato e della contemporaneità.
Quello scrivere a mano, paziente e ordinato (pochissime le cancellature, indizio di lunga e concentratissima meditazione); quell’accumulare i quaderni l’uno accanto all’altro, segno visibile del farsi del pensiero; quel rifuggire l’estetizzazione del pensiero, dal momento che lo studio e la riflessione hanno sempre al loro centro la consapevolezza (dolorosa eppure stimolante) che la meta della riflessione e dello studio sfugge ininterrottamente.
Eppure studiare, meditare, scrivere.
Ma se è vero che si scrive sempre troppo, sempre poco è quello che si realizza nel passaggio dal pensiero alla scrittura e la sfida da parte del mondo si enuclea proprio dentro tutto quello che si perde o non si raggiunge o non si scorge nel passaggio da pensiero a scrittura, in quell’alone d’ombra che ci resta accanto, consapevolezza di una tale mancanza o sottrazione o spazio vuoto che, proprio per questo, parla, ci provoca e scandalizza e possiede la sua forte presenza e le sue irrinunciabili rivendicazioni.
I fragili fogli di carta, i tratti a penna o a matita su di essi tracciati sono una biblioteca interiore che, traccia del silenzio, risplende per chi voglia ascoltare.

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(Tratto da: Tacere il proprio silenzio,
di prossima pubblicazione in
“Quaderni delle Officine”, XCI, novembre 2019)

Scritto 5

Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

Stare nei luoghi impossibili
era dell’angelo o del ………………………..[mendicante.

(Stefano Raimondi, Il cane di Giacometti, Milano, Marcos y Marcos, 2017)

…e forse la verità è che angelo e mendicante coincidono e che i luoghi impossibili (guglie, storti gradini al lato delle chiese, un davanzale della Torre Velasca) rispecchiano i luoghi impossibili della scrittura dove si mendica una lingua capace di dire e si reca un messaggio dal silenzio per occhi che vogliano ascoltare.
Non altro significato possedeva il fatto che Renato Caccioppoli, all’improvviso, si sedesse per terra e mendicasse qualche spicciolo dagli attoniti passanti che, spesso, riconoscevano ‘o prufesso’ e ‘o genio: angelo infelice da regioni stupefatte di pensiero che urgevano di ricevere la carità da esistenze finalmente svincolatesi dal ricatto del quotidiano banausico, dalla compravendita di sentimenti e di slanci. Continua a leggere Scritto 5

Io e Bacchelli

Dinamo Seligneri

Bacchelli

Il mio primo incontro con Bacchelli avvenne una sera d’estate, di quelle sere calde calde che non si respira, nella cucina dei miei zii, non saranno passati più di sette-otto anni, credo.

……I miei zii vivevano allora un periodo tempestoso della loro vita coniugale, più tempestoso del solito, diciamo.
Le urla che si lanciavano contro rimanevano a galleggiare per ore nell’aria del quartiere, un quartiere tutto sommato tranquillo, fino ad arrivare, nei momenti di massima concitazione, a scavalcare le mura dello stadio comunale che distava dalla casa non meno di cinque chilometri in linea d’aria. Continua a leggere Io e Bacchelli