Architetto (II-III)

Yves Bergeret

Nuovo ritratto dell’architetto
Nouveau portrait de l’architecte

Tratto da Carnet del la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta

(Qui la prima parte)

 

1

Scavalco il mio corpo
fino alla mia nascita perpetua.

Nella mia mano c’è il sole.
Non prendo fuoco
ma, lo vedete, saltello
al di là delle oscure montagne.

Scavalco il mio corpo
fino alla mia nascita futura
e arrivo e m’incarno
in pensiero che scopre e costruisce.

 

1

Je m’enjambe
jusqu’à ma naissance perpétuelle.

Dans ma main tient le soleil.
Je ne prends pas feu
mais, voyez-vous, je rebondis
au delà des montagnes obscures.

Je m’enjambe
jusqu’à ma naissance future
et j’arrive et m’incarne
en pensée qui découvre et bâtit.

 

*

 

2

Il mio corpo è friabile,
sabbia nell’estuario.

Le onde del largo
bramano la sabbia.
La sabbia ha paura, poi no.

Una roccia nell’estuario
riflette la mia luce
che rende cristallo la parola,
gioiosa come il felino delle sabbie,
con una foresta di coralli sul suo fianco sinistro,
sul suo fianco destro una miriade di episodi
di una leggenda più che umana.

 

2

Mon corps est meuble,
sable dans l’estuaire.

Les vagues du large
aiment le sable.
Le sable a peur puis non.

Un rocher dans l’estuaire
c’est mon contrejour
qui cristallise la parole,
heureuse comme le félin des sables
avec une forêt de coraux à son flanc gauche,
à son flanc droit les épisodes à foison
d’une légende plus qu’humaine.

 

*

 

3

La mia anima ha la forma di un ponte
proprio a monte dell’estuario.
Ogni riva è bruma
adatta a ogni forma a ogni fuga
a ogni fortezza,
propizia ai campi o ai palazzi,
complice del pozzo o dell’officina.
Ogni riva ha a lungo questionato
con la solitudine cupa dell’altra.
Traccio nell’aria il legame.
Sotto la mia arcata scorre la duplice vita
che unifico nel movimento
del tratto che nomina.

 

3

Mon âme a la forme d’un pont
juste en amont de l’estuaire.
Chaque rive est brume
apte à toute forme à toute fuite
à tout fortin,
propice aux champs ou aux palais,
complice du puits ou de la scierie.
Chaque rive a trop querellé
la solitude morose de l’autre.
Je trace dans l’air le lien.
Sous mon arche coule la duplice vie
que j’unifie dans le mouvement
du trait qui nomme.

 

Triplice voce dell’architetto
Triple voix de l’architecte

Tratto da Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta

 

1

Sono io che cammino dietro la montagna,
la spingo
verso un sicuro adempimento
che sarà la nostra dimora comune.
Chiamo, invoco la parola
come un piatto di riso,
come un vassoio dove posare i nostri bicchieri,
come in un mare insidioso
il ponte di un naviglio.

 

1

C’est moi qui suis derrière la montagne,
je la pousse
vers un certain accomplissement
qui sera notre maison commune.
J’appelle, j’appelle la parole
comme un plat de riz,
comme un plateau où poser nos verres,
comme dans une mer fourbe
le pont d’un bateau.

 

*

 

2

Sono io che controllo la potenza della pioggia
dall’immensa testa luccicante del cielo
fino ai vostri piedi nella sabbia.
Osservo le rapidissime vene
dove scorre la parola
che spazza via
il sogghigno degli assassini.

 

2

C’est moi qui suis la robustesse de la pluie
depuis la grande tête luisante du ciel
jusqu’à vos pieds dans le sable.
Je suis les veines très rapides
où coule la parole
qui sait dissoudre
les ricanements des meurtriers.

 

*

 

3

Sono io che accompagno il passato nel canto,
il passato che addensa le montagne.
Ma il canto, devo proprio riconoscerlo,
è la pioggia leggera e benefica
che risveglia il pensiero assopito delle grotte
e mi fa partorire me stesso
in una sorgente d’acqua tiepida
sacra come il mio nome futuro.

 

3

C’est moi qui suis le passé dans le chant,
le passé qui agglutine les montagnes.
Mais le chant, je dois bien le reconnaître,
est la pluie douce et bienfaisante
qui libère la pensée dormante des grottes
et me fait accoucher de moi
en une source d’eau tiède
aussi sacrée que mon nom futur.

4 pensieri riguardo “Architetto (II-III)”

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