I bisogni della parola (su “Mestizia dopo gli ultimi racconti” di Nanni Cagnone)

di Marco Furia

nota di lettura a
Nanni Cagnone
Mestizia dopo gli ultimi racconti
La Finestra Editrice, 2019

Mestizia dopo gli ultimi racconti, solida raccolta di versi di Nanni Cagnone, si apre con
Tutto prese avvio da una parola. Ma non si resiste a lungo entro una parola. Attendi nel mondo esterno il segno d’una corrispondenza, attendi completarti in un atto”.
Viene da chiedersi: e se quell’atto fosse già la parola medesima?
Se la parola, nel dire sé stessa, dicesse anche quel che si può dire del mondo?
Se le parole “sono bisognose” le vicende umane e le cose oggettive non lo sono di meno: costruire utili modelli linguistici è, dalla notte dei tempi, rilevante attività.
Non si può negare, tuttavia, come la parola possa sembrare insoddisfacente:
La parola […] ha bisogno di materia”.
Siamo al cospetto di una contrapposizione che pare fatta apposta per generare poesia.
L’insieme della raccolta, in maniera artisticamente valida, non intende risolvere annosi quesiti ma mostrarne, da vicino, le molte sfaccettature.
Ad esempio i versi
hai svuotato per anni
un vuoto canestro
e
Anche nel vuoto
ci sono marosi”,
nel loro collegare immagini e concetti apparentemente inconciliabili, sono rivolti, più che a porre l’accento su un enigmatico quid, a rendere testimonianza d’una condizione.
La condizione dell’esserci nel dire.
Non a caso, a pagina 22, si legge:
si vive nel cosmo
quasi si fosse sul modesto pianeta
solamente”.
Sappiamo che il pianeta Terra ruota attorno a una stella che è parte d’una d’infinite galassie, nondimeno, nella vita di tutti i giorni non ne teniamo conto.
Un’importante conoscenza viene di solito dimenticata: come mai?
Probabilmente perché accompagna ogni attimo della nostra esistenza.
Così l’intima connessione essere – dire, che mai ci abbandona, è spesso messa in ombra: ciò può essere causa d’inquietudine.
Inquietudine che, ripeto, il poeta propone al lettore con ininterrotta assiduità (da qui la poetica compattezza verbale della raccolta).
La poesia non è una cura (Nanni lo sa bene) ma può accrescere la consapevolezza, può aiutare a vivere con maggiore coscienza.
E se
Vivere somiglia
ad essere ospitati
da gente estranea”,
i versi del Nostro vanno nella direzione d’una presa d’atto non sterile, bensì costruttiva.
Percorriamo assieme un arduo, a tratti amaro, cammino lungo il quale Nanni non manca, neppure per un istante, d’esercitare l’arte d’una parola che a fine lettura ci appare meno “bisognosa”.
Dove finisce il poeta e inizia il lettore?
Difficile dirlo (come ben sa chi frequenta la buona poesia).

3 pensieri riguardo “I bisogni della parola (su “Mestizia dopo gli ultimi racconti” di Nanni Cagnone)”

  1. “Il cosmo” e “il modesto pianeta” sono talvolta vicinissimi. Mi ricorda, la voce di Nanni, l’aerea stravaganza di Nikola Sop. Bravo a Marco che ci restituisce con felice modestia il libro letto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.