Per Maria Luisa Galli (in memoriam)

Maria Luisa Galli (suor Maria Simona Petra) si è spenta il 19 dicembre nel monastero di Orta San Giulio. I pochi giornali che hanno dato la notizia tracciando poi un profilo biografico lo hanno fatto, a mio avviso, indulgendo al sensazionalismo e fermandosi alla superficie. Me n’è rimasta una sgradevole sensazione di articoli rabberciati e privi di rispetto per la persona e per la sua storia.
“La suora di Pannella” è l’espressione ricorrente e, francamente, stupida, ottusamente rilanciata. Nell’osceno chiacchiericcio contemporaneo la storia di Maria Luisa Galli può apparire singolare e per il popolo di facebook, twitter e simili si confezionano (ovviamente!) articoletti di squallida approssimazione. Ecco: lo squallore sembra impadronirsi della storia delle persone che, invece, andrebbero raccontate e ascoltate e molto preoccupante è l’ovvia semplificazione in base alla quale occorrerebbe confezionare la notizia – “altrimenti nessuno legge”.


Mi sono provato, invece, a riflettere desideroso di restituire rispetto alla storia di una persona che, purtroppo, non ho avuto la bella ventura d’incontrare, ma che ora bussa sulla soglia della mente e che la mente desidera accogliere.
Prendo avvio allora dal più che trentennale silenzio nel quale Maria Luisa Galli entra da quando, nel 1987, aveva scelto la clausura del monastero Mater Misericordiae di Orta San Giulio. Immagino la densità concettuale ed emotiva di quel silenzio, la parola della preghiera notturna e diurna che, ripetendosi costante, fedele al calendario liturgico, affina e vaglia la vita interiore. Immagino le pratiche, anche talvolta umili incombenze quotidiane, la docile obbedienza al ritmo del vivere che restituisce una libertà non velleitaria e non illusoria perché naturaliter capace di rinunciare. La rinuncia al mondo non è, infatti, rifiuto del mondo né fuga dal mondo. Il rigore dell’eletta clausura, l’apparente confinarsi entro mura invalicabili affisano ancor più il pensiero sul mondo, ma per ri-concepirlo nella sillabazione della preghiera, nella rinuncia all’io egoista e narciso, nell’attingimento di prospettive non banalmente contingenti.
E, al di là dell’apparenza, non esiste insuperabile distanza dalla scelta, compiuta già nel 1974, di rinunciare al velo monacale per impegnarsi in politica e si pensi: Maria Luisa Galli, di fervida fede cristiana, si batte in favore della legge sull’aborto e del referendum per il divorzio: l’azione politica e la parola dell’intellettuale coincidono, il dissenso (posso pensarlo doloroso, non privo di tormento e d’intense, intime riflessioni) dalle posizioni ufficiali della Chiesa abbisogna di coraggio e di coerenza.
Lavorare poi nell’Assemblea di Montecitorio, rappresentare il Partito Radicale e le sue battaglie politiche e civili, giungere alla rottura con Marco Pannella costituiscono le tappe di un cammino votato al servizio delle idee e delle persone.
Medito allora sullo spirito di tolleranza e sull’apertura mentale (eccezionali e rare, ma esemplari) di chi non alimenta cecità rancorose ed escludenti, battendosi per i diritti civili di tutti, portando in sé la convinzione che ogni persona, in quanto anche cittadino/a, saprà effettuare scelte consapevoli e ponderate. Immagino il dolore nel sentirsi rivolgere ingiuste accuse o nel cogliersi, talvolta, lontana da una comunità cui pure si appartiene e che si ama anche in ragione della sua chiusura che si vorrebbe rompere invece e superare.
Immagino quanto difficile sia stato dover rinunciare al silenzio (pur amato e desiderato) perché l’agone politico incalza ed esige presenza del pensiero e della persona.
L’offerta totale di sé agli altri comincia prestissimo per Maria Luisa Galli che, da pedagogista, tra le suore dell’Ordine delle Minime Oblate s’impegna per i bambini in difficoltà o abbandonati. L’Italia repubblicana deve ricostruire sé stessa e guarire dalle ferite profonde infertele dal fascismo e dalla guerra (anche la Chiesa deve riscattare la sua compromissione con il regime, risolvere numerose ambiguità): è qui che comincia l’impegno per i diritti civili, il dispiegarsi di una volontà disposta a combattere idées reçues e maschilismo, ipocrisia e conservatorismo.
Non casuale è, ancora, il forte legame con un’altra figura dissidente, con la teologa Adriana Zarri a riconfermare possibile l’indipendenza del pensiero, la coerenza etica, il coraggio delle proprie idee.
Ateo, fortemente critico nei confronti della Chiesa cattolica quale apparato di controllo delle coscienze e di potere economico e politico, mi ritrovo allora a considerare figure etiche e intellettuali capaci di additare direzioni di pensiero e d’impegno politico feconde per chiunque voglia stare ben dentro questo tempo.

4 pensieri riguardo “Per Maria Luisa Galli (in memoriam)”

  1. Stare dentro questo tempo, c’è chi ci vorrebbe stare rispettando le proprie peculiarità e idee. Non ti ci fanno stare. Grazie, Antonio, per ricordare esempi di umanità completa, che, nella nostra immensa incompletezza, possiamo cercare di imitare. Un abbraccio. Max

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