Ciao, Fabrizio

Con profondo dolore apprendo della scomparsa del carissimo Fabrizio Bianchi. Chi l’ha conosciuto e frequentato, ricorderà sempre, al di là del suo pregevole lavoro di critico, di poeta e di editore, la sua presenza viva e generosa, la sua persona umile e grande, la sua ricerca inesauribile di valori autentici in un mondo letterario ormai completamente alla deriva nel vuoto di senso di tanti pallidi burattini e impresentabili figure di cartapesta. Ci mancherai, indimenticabile amico.

Scritto 16

Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

La materialità del segno alfabetico allo stato puro: si pensi soltanto ad alcune realizzazioni di Jaume Plensa: figure umane costituite da segni dei diversi alfabeti del mondo. E le figure sembrano raccolte in atteggiamenti di meditazione o nella postura dello scriba.
E si pensi a Ogijima’s soul, stazione d’arrivo del traghetto costruita sull’isola di Ogijima nel Mare interno di Seto: edificio dalle pareti trasparenti coperto da un tetto (simile a una nuvola) costituito dalle singole lettere dei molti alfabeti terrestri che il sole attraversa durante il giorno proiettandone al suolo e sull’acqua le ombre e che l’illuminazione notturna rende perspicue nel buio.
Per esempio: Le Nomade sul bastione Saint Jaume ad Antibes; Alchemist al Massachussetts Institute of Technology; Anima della Musica al Museo del Violino di Cremona; e i Set poetes nella Plaza Lidia Armengol Vila ad Andorra la Vella; e Conversation à Nice in Place Masséna a Nizza; Pacific Soul al Pacific Gate di San Diego…
Opere tutte che celebrano la scrittura e la parola, la conversazione e il pensiero.