Atene

(a Massimiliano Damaggio, Nino Iacovella, Evangelia Polymou, Christian Tito, Francesco Tomada. A Francesco Marotta).

Pochi anni addietro ricevetti il dono di poter leggere i versi seguenti quand’erano ancora inediti – sarebbero poi entrati nel volume di Massimiliano Damaggio Edifici pericolanti edito da Fabrizio Bianchi per i tipi di dot.com press nel 2017 (ne riporto la versione a stampa – quella ancora inedita era solo leggermente diversa):

Θα υπάρχει πάντα ένας, κάποιος
που θα κατεβαίνει τη Θεμιστοκλέους
στο χλιαρό αεράκι, κάτω από
τα σύντομα φύλλα της σιωπής
στο φως του μεσημεριού,
……………………………………κάποιος
θα κατεβαίνει τα σκαλιά, κομμένα στα δυο
από την κίτρινη σκιά των λύχνων
και θα πέφτει, όπως έπεσα τη νύχτα αυτή εγώ
στη ζεστή αγκαλιά μιας ασφάλτου

Θα υπάρχει πάλι κάποιος, σε τούτα
τα διαυγή τ’ απογεύματα σαν βλέμμα ενός παιδιού
κολλημένος στο τιμόνι
εκεί όπου τελειώνει το Ποτάμι κι ο δρόμος
πετάει πάνω από τη θάλασσα,
…………………………………………..κάποιος
θ’ αποφασίσει να μην στρίψει
όπως θα ‘πρεπε να κάνω εγώ, για να μείνω εδώ
αιώνιος πολίτης του Φαλήρου

Ένας, κάποιος, που σταματάει
στο Θησείο, καθώς κάνει κάτι, μια δουλίτσα
στο Νοέμβρη τον ζεστό και σκιερό
τον γεμάτο από τραπεζάκια
τελευταία στρατιωτάκια της Αντίστασης
σε χρόνο, γραβάτα και παραγωγή:
από τη μια πλευρά ένας άνθρωπος
ένας άνθρωπος από την άλλη, παράγουν
λόγο κι αίσθημα κι εκκρεμότητα

Λόγος, αίσθημα, εκκρεμότητα
του χρόνου, στο κουτσό το τραπεζάκι
στου Μεταξουργείου τη βραδιά,
……………………………………………..κάποιος
θα κοιτάζει από μια αχανή απόσταση
τα χνάρια του απλωμένα
στον χρόνο που διάβηκε
ήταν λίγος, αλλά φαινόταν πολύς
– να τον μοιραστούμε μπροστά σε μια μπίρα όλοι
τη νύχτα

Όλη τη νύχτα, όλα τα χρόνια, όλο το χρόνο
ώσπου να φανούν αρχαιολόγοι σαστισμένοι
που κάτω από τις πέτρες
προσπαθούνε να ερμηνεύσουν
κόκκαλα, πράγματα, σημειώσεις
που δεν θα ‘χουν πια το όνομά σου

και θα ‘ναι, πάλι, όπως πάντα
η Αθήνα.

Ci sarà sempre uno, qualcuno
che scenderà per Themistokléous
nell’aria tiepida, sotto le brevi foglie di silenzio
nella luce del pomeriggio,
……………………………………qualcuno
che scenderà i gradini, tagliati in due
dall’ombra gialla dei lampioni
e cadrà, come questa notte io sono caduto
nell’abbraccio caldo di un asfalto

Ci sarà ancora uno, nei molti
pomeriggi limpidi come lo sguardo d’un ragazzino
incollato al volante
là dove finisce il Fiume, e la strada
vola sopra il mare,
………………………….qualcuno
che non vorrà curvare, come io
avrei dovuto fare, per restare qui
per sempre cittadino di Fàliro

Uno, qualcuno, si fermerà
a Thissìon, mentre fa qualcosa, un lavoretto
nel novembre caldo e ombroso e pieno
di tavolini, ultimi soldatini della Resistenza
a tempo, cravatta e produzione:
da un lato un uomo
un uomo dall’altro, producono
pensiero, e sentimento, e sospensione

Pensiero, sentimento, sospensione
del tempo, al tavolino zoppo
nella notte di Metaxuryìon,
……………………………………..qualcuno
guarderà da una distanza enorme
le proprie orme, distese
nel tempo camminato
era poco, ma sembrava tanto
– perché non condividerlo davanti a una birra, tutti
la notte?

Tutta la notte, tutti gli anni, tutto il tempo
finché compariranno archeologi perplessi
e sotto le pietre
tenteranno di decifrare
ossa, oggetti, appunti
che non avranno più il tuo nome

che saranno, ancora, come sempre
Atene.

In tutti questi anni ho portato con me questi versi come fossero una canzone dolce e struggente, segnata dall’amicizia e dal comune amore per la poesia e per la libertà.
Anche se vivo altrove Atene (l’Atene meravigliosamente cantata da Massimiliano: non quella venduta al turismo di massa, non quella sfigurata dalle quattro nozioni d’accatto che molti Europei possiedono) è una delle città che ogni giorno abito con la mente e con il desiderio; ho visto di persona i luoghi di cui Massimiliano scrive, anzi, una sera di qualche estate addietro siamo scesi insieme proprio per la scalinata che apre la poesia, siamo entrati nella vivace, umanissima piazza che è, con Themistokléous, il cuore di Exàrkheia.
Ben oltre l’imbalsamata (falsata) Atene del neoclassicismo e dei marmi bianchi (ma i templi di Grecia, le statue erano coloratissimi!) c’è un’Atene bizantina e moderna, talvolta miserabile, più spesso umanissima e libera, colma di spontaneità e gentilezza; c’è un’Atene che somiglia ai miei paesi della Terra d’Otranto e un’Atene ottocentesca, una città che sa essere brutta di abusi edilizi voluti dall’onnivoro capitale e bellissima di finestre, terrazzi, anditi, tavolini sistemati sui marciapiedi, muri debordanti di parole d’ordine e di disegni anarchici e libertari, a ricordarci che la vita è e deve essere altrove, non offesa e trucidata dalle leggi del mercato.
E davvero una birra sa regalare, ad Atene, il gusto fragrante e dorato come malto di momenti significativi perché c’è un’amicizia, uno slancio comune, un sogno.
Davvero andare verso il Pireo o verso Fàliro è tentazione fortissima di non curvare, ma non per uscire dalla vita e affondare nella morte, sì, invece, per uscire da una vita spesso insipida e servile: e, in effetti, prendere la metropolitana da Thissìon verso il Pireo significa attraversare stratificazioni di tempo, significa avvicinarsi al mare dove ancora abita gente ospitale e generosa e dove la luce invita a imbarcarsi, ad andare, a continuare ad andare.
La poesia di Massimiliano s’intitolava, nella versione che ebbi in dono, Ritratto di una città (πόρτρετο μιας πόλης) ed era (è) il ritratto di un desiderio fortissimo di vita che la scrittura sa cogliere ed esprimere: per questo è possibile abitare una città anche se non lo si fa o non lo si può fare fisicamente, per questo una scrittura, i ricordi, le immagini sanno ritornare alla mente e, nel ritmo bellissimo del greco moderno e in quello altrettanto bello dell’italiano, essere un’Atene dove il tempo sospeso della poesia diventa tempo presente, concreto, ospitale.

1 commento su “Atene”

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