Selezione da “L’Impero che si tace” di Ilaria Seclì

Avevo chiesto a Ilaria Seclì alcuni testi tratti dalla sua opera più recente L’Impero che si tace (Giuliano Ladolfi Editore); ecco la sua scelta – un grazie a Ilaria da parte della Dimora del Tempo sospeso che ha già avuto la gioia di ospitare la sua scrittura.

Finestre. Della decadenza o visione dell’Impero

Arnie, nidi di animali magici, scorciatoie per farfalle e briganti. Si arrampicano al cielo o scivolano basse per scheletri di vicoli umidi e neri. Ragnatele mosche vermi scarafaggi. Hanno trattenuto foglie secche, ruggine, mozziconi di sigarette. Non sono del mondo, il mondo non le insegue. Al mondo versano le verità che dal buio senza tempo custodiscono. Sono tombini per la luce, gallerie dell’impero, passamano per il cielo, apiari dello spirito. Non catturano lo sguardo dei passanti. Nessuna pausa, nessuna sosta apre la chiave dell’arcano. Basterebbe avvicinarsi, prenderle con gli occhi, fronte a fronte. Sentire un fremito lungo, caldo. Il sussulto di ciò che vive, morto per i morti. Ancora più vicino e il violino scocca l’ora perduta degli ebrei in danza. Clarinetto, fisarmonica e bistrot. Non un ghigno profetico di fine, perché fine non c’è, affacciati all’angolo della disfatta umana. Né capitolazione né tragedia. I binari delle finestre sono sospesi, non c’è gravità che incenerisca. Lo spazio è d’ambra e oro, azzurra la traiettoria delle cose, calma e infinita.
Tempo delle inossidate provvidenze mute, inesausto fiato di Dio. Ora lunga degli amanti nei vicoli di latta o fissa alla canicola, vento mosso dalle pale, letto sfatto dal tempo senza governi.
Sono codici incodificabili, disappartengono alla parola, dire per dire, brame di pece, ammiccare di scimmie. Possono fulminare, uccidere, fagocitare molluschi, burattini e animali da lavoro imbrigliati nei comandamenti del letamaio con l’orologio d’oro.

 

 

7 giugno 2014, San Cataldo

Uno accanto all’altro sulla battigia aspettano che il mare giochi con loro portando conchiglie d’ogni forma. Diversi i paesi e le lingue ma non lo sanno. È cominciato tutto in un tempo più breve dell’attimo.
Non conoscono i nomi, ridono soltanto e questo basta, si muovono in danze imprevedibili sfidando le onde col petto. Poi siedono a mangiare un frutto dolcissimo, piccolo, rosso. Non serve sapere il nome, è certo che è succosissimo e non è mai troppo. Qualcuno li richiamerà, adesso, domani, ancora e ancora.
Un fischio amorevole, un nome deciso, un ricatto, un ordine, una fine dei giochi.

 

 

La somma del tempo. Pozzis, val d’Arzino

Quel posto che pochi vivi vedono. Tizzoni fermi, valli, estinta civiltà. 7 oblique lapidi rotte dalla neve, bianchi intatti ripetuti e ripetuti su occhi inesistenti, inesistente mano o impronta che li macchi, li corrompa. Su nomi e lettere cadute, cadute date, resiste un petalo d’argento nero. La somma del tempo non consuma. Non consuma il tempo delle cose, della neve, vento gelido padrone, impero vuoto. La botola che narrano in città, voci e colori ingoia. Un grigio resta, un marrone incenerito, cinghiali e mufloni hanno versi, ma lontani. Uno sparo coi suoi cerchi. Il gallo è vicinissimo. Forche, ruote, zappe. Materia senza nome fatta roccia, basto che il gelo mima fioritura. All’improvviso un uomo. Giura l’impossibile, alto bastone grezzo, polenta nel paiolo, suo capriolo a legna e fuoco. Sole avaro spento nel caffè dietro la montagna. 22 fotogrammi, passaggi umani, aperte cose oblique e il dubbio di essere appartenuti, stati vivi. Passate cose fra le cose.

 

 

Avvertimento al forestiero

Arriverai alle tre. verranno a prenderti compassi, righelli, inchiostri neri. Ti spingeranno – non finirai il nome – e saranno archi e finestre vuoti, tempere azzurrofuoco, impasti fitti di grano e stoppie.
Bentrovate geometrie del silenzio, dovrai dire. Sappi che l’aria è densa e il fuoco che sbava alle 8 cade e mattona sul naso con la precisa volontà di spezzarti il fiato. Così le donne nere, pupille di pece, pelle di sirena e miele. Prova a guardarle. Entrando, lo sguardo del custode ti farà mettere nella cassetta delle cose perse la volontà dei giorni, le liste della spesa e delle cose da fare, il calcolo delle opere anoressiche. Metti in conto che da una rimessa uscirà una carrozza e i cavalli ti punteranno, ti verranno addosso impazziti. Lasciali fare, saprai dopo quel che succederà. Il giorno dopo, ti sveglieranno campane, stazze di mitologici ferrovieri con campanacci al piede, obbedienti all’ordine millenario di svegliare i pesci appesi all’orizzonte. È la seconda prepotenza dacché hai dato alla terra il primo pianto. Un pozzo delle 12, piazza di Acaya, ti supplicherà di interrogarti sulla profondità e la natura dell’elemento che lo bagna. Ti sommergeranno sussurri di bestie ammazzate, affogate lì, cori e cantilene di bambini, belle lavanderine tutti giù per terra un due tre stella.
La sera fino all’alba le streghe nelle piazze, ciocche eterne di capelli avvinghiano sguardi e anime, polpi terrestri invocanti. Più in là, guarda, scrivono che il dottore, al capezzale degli infermi e nei tuguri dei derelitti, sentì balzare radiosa nell’animo la visione di una nuova umanità. Leggerai mentre aquiloni filati ti spezzeranno lo sguardo e nuvole-sirene si insinueranno con formule della preistoria, segreti di dinosauri confessati per pudore solo al forestiero. Tuttavia nell’amore vi è la conoscenza. Bruciati nella loro carne, fino all’intimo del proprio essere, fino alla vertigine di ciò che non è più. Sai, anche il vuoto vuole il suo specchio, e nel lago deserto delle cave la luna precipita maledicendo il suo eterno bisogno di un letto.
Di notte sporgiti, curvati, è lo Jonio. È verde, è trasparente. Allungati, entra. Formule di fattucchiere conservano intatti i corpi degli annegati e del mostro onnipotente che scandisce i palpiti del sole e della luna su clessidre di sconosciuti calendari.
Su, su, continua, vai avanti, è dal tempo del niente che non stupivi. Hai fatto bene a venire. Dopo il suono di Gerusalemme, guarda la campana “Principe Umberto”, il circolo vittorio Emanuele. Manichini e fantasmi si giocano a dadi la presa di due megafoni sporti alla piazza. Ne hanno cose da urlare ai gechi, alle lumache senza casa, alla scritta che piange sul muro. Quelli della frutta, dai tricicli vendono polvere eleusina e mele biancaneve. Prendine, saprai dopo quel che succede. Felice chi va alla terra dopo aver visto queste cose. Conosce la fine della vita, conosce il principio di Zeus. Ora vai, rinfresca la mappa della metropolitana, la vocina aliena del tram. Ricorda le password, il da farsi, la clessidra. Il tuo nome nella polvere.

6 pensieri riguardo “Selezione da “L’Impero che si tace” di Ilaria Seclì”

  1. Ancora una volta grazie, cari Antonio e Francesco. Non solo perché da anni mi offrite spazio in questo luogo sacro della Poesia, ma anche perché la vostra laboriosità e il vostro impegno rendono questo mondo più umano e ancora vivibile, meno ostile. In tanti ve ne siamo grati.
    Ilaria

  2. Ecco il testo di un mio messaggio a Ilaria subito dopo aver letto il suo Impero, che mi piace trasferirvi. Con un caro saluto ad Antonio e Francesco.

    Ho letto. Ne sono rimasta incantata. Conoscevo la tua scrittura, ma questa mostra un gradiente altissimo di intensità, davvero un fuoco lancinante raggiunto. La tua è una ricerca originalissima, con la grazia di un andamento prosastico dal ritmo evidente e quel tuo lessico così sapientemente pausato.
    Poi l’atmosfera incomparabile della nostra Lecce, che sento e riconosco, diffusa lungo tutta la raccolta, che supera di gran lunga l’emozione suscitata per altre città! Continua in questa tua linea poetica che sento memorable, sono sicura che sarà riconosciuta come merita, luminosa tra tantissima vacua pseudopoesia!
    Buon tempo a te,
    Annamaria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.