Lungo la linea

Antonio Pibiri

Lungo la linea

La stazione centrale dà fondo
per lasciarsi lontano in partenze.
La tua angoscia è terribile, Rodha.
La bicicletta con cigolii blu
a spruzzi di vernice. – Hauptbahnhof,
scheletro veloce su zampe,
e prospettico cavi, rotaie,
potrebbe coprire intero il pianeta,
trattenere sotto le reti la geodinamica.
In realtà da qui nessuno parte, nessuno resta.
Come fate a vivere città operaie,
ai tragitti? D’infuso rientro penetra i sobborghi
a sera, i bambini con occhi profondi.
Nei boschi a seguire, dopo il primo scalo,
albeggiare ancora s’abbarbica alla notte.
Poi le case simmetrie dal disegno gentile,
pievi assottigliarsi come aghi,
delle pale eoliche il sonno turrito,
a centinaia, migliaia i pioppi che pure
avanzano sulla strada nel sognarsi fanciulle
smagre, con mani di foglia sul sesso.
Se continui a scattare foto è per paura
che il paesaggio si avvicini troppo,
così pericolosamente scrutarti.
Dopo, di nuovo città operaie, Linz, i tetti
color tabacco pressato.
“Lavoro alla stazione, ti accompagno io!”
Poi l’uomo mi sparisce a un lato,
gradualmente, che dico qualcosa
e dice, la voce acufene, scendendo
per la scalinata fin dentro il ghiotto ventre
del mostro.
“Dovrò inondare tutto d’amore qui sotto,
per trarmi vivo!”
I suoi figli hanno gli occhi profondi.

(Salisburgo/Vienna, 2019/20)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.