Volti

Yves Bergeret

Volti

Visages, oeuvre de HE Haonan

Tratto da Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta

HE Haonan parla cinese, ha un passaporto cinese ma è di etnia Yi, uno dei popoli più rappresentativi dell’oralità dell’Himalaya. La sua famiglia, trasferita a più riprese ma sempre all’interno della provincia cinese dello Yunnan, vive in una regione molto povera vicinissima al confine birmano. Da quelle parti le cime delle montagne raggiungono facilmente i seimila metri. Egli ha attraversato molte volte le frontiere di quelle regioni, verso la Birmania, il Laos, la Tailandia. Nel Tibet, proprio a nord-ovest del suo paese, ha imparato a dipingere dei tanka, una sorta di mandala su tessuto. E’ stato anche in Giappone. Mi racconta che una donna anziana della sua famiglia sa trovare nella montagna dei rari funghi, conosce le loro virtù e canta i loro poteri. Dal 2015 al 2017 “apprende” le Belle Arti presso l’Università dello Yunnan, a Kunming, capoluogo della provincia: là gli “vengono insegnate” delle arti di fatto straniere: quella cinese e, mediata da un insegnamento cinese, quella occidentale. HE Haonan decide di venire in Francia nel gennaio del 2018, all’Università di Lione 2, dove ha saputo che studiavano dei giovani cinesi. Si iscrive al corso di “Arti dello Spettacolo”. Nel settembre del 2019 si stabilisce a Parigi, dove prosegue la sua formazione e le sue ricerche in “Arti plastiche” all’Università di Parigi 8.

HE Haonan mi mostra un’opera in quattro dischi di carta da 300 g con un diametro di 33 cm, sui due lati di ognuno dei quali ha realizzato delle pitture e dei collage, fronte-retro: doppia facciata, doppio volto, doppia lingua. Nessuno ha insegnato a HE Haonan lo Yi, la lingua della sua famiglia nella generazione che l’ha preceduto. Egli parla cinese, francese e inglese. In sostanza, ha un doppio volto esteriore, due maschere. Il suo volto immemoriale è celato; e, soprattutto, è tutt’altro che spento. Con un gesto HE Haonan fa girare questi dischi osservabili in ogni direzione, poi ne capovolge i lati. Come in una litania ininterrotta, la rotazione impressa dalla mano può continuare all’infinito. Non per portare il mantra all’orecchio di una divinità, ma per richiamare l’inpermanenza delle civiltà o il loro ostinato reciproco attrito. Perché alla fine di un anno e mezzo di soggiorno e di lavoro in Francia e in Europa, lontano dal suo Yunnan e dalla Cina ma sempre in contatto con quei luoghi, ecco quello che, come mi dice, egli constata e pensa.

Ma prima di tutto, cerchiamo di capire bene di cosa si tratta. Poco più di un secolo fa, quel grande scopritore dell’Altro che è stato Victor Segalen stravolgeva completamente l’assimilazione colonialista, rovesciava la nozione di esotismo, si recava in Oceania e poi in Cina, e infine impiegava tutta la sua energia e quella del suo sogno per raggiungere, senza però riuscirvi, gli altipiani del Tibet. Oggi HE Haonan discende da altissime vallate e da altipiani che sono in tutta evidenza parenti stretti di quelli del Tibet, ma si presenta come giovane montanaro e artista, esasperato dalla rimozione forzata della sua memoria, rifiutando lo schiacciasassi di una globalizzazione di stampo coloniale e mercantile.. Ascoltiamolo, ascoltiamo bene quello che nota, dipinge e pensa.

 

1
La ruota della vita e il vuoto

Al centro del disco, dipinto in argento puro, è tracciato il carattere cinese che significa “il vuoto”, nozione centrale del buddismo; intorno ad esso rimbalzano ritmicamente e circolarmente degli archi di cerchio color malva, verde e viola.

Sull’altro lato di questo disco il centro è occupato da una raffigurazione circolare blu chiaro della Terra, dalla quale si staccano alcune volute di nuvole e soprattutto i deserti dell’Africa e dell’Arabia. Una banda nera, larga quanto il diametro della Terra qui raffigurata, attraversa tutta la facciata del disco, una sorta di contro-Via Lattea. Come in una notte nebbiosa, la Via Lattea si percepisce male, alcune parole in cinese, inglese e francese, tutte appartenenti al vocabolario sociologico ed economico, sono state scritte da HE Haonan… in nero. Nero su nero! Lo si vede e si legge solo sull’originale e prestando la massima attenzione. Poi si ha la sensazione di perdersi, come nell’apparente disordine di un mandala. Ma l’assuefazione dello sguardo e la pazienza permettono di leggere degli elementi in cerchi concentrici. In primo luogo gli emblemi di otto paesi: Cina, Giappone, Inghilterra, Brasile, Russia, Stati Uniti, Francia e Spagna. Poi, dipinti in oro grezzo, i simboli delle monete più importanti della terra: dollaro, euro, sterlina, yen giapponese e yuan cinese; simboli posati anch’essi in un miscuglio ordinatissimo di piccole lettere e caratteri neri. E ancora, sempre in cerchio e in lettere più grandi, verdi, gialle e rosse, le parole «one for the money, two for the show» (“uno per i soldi, due per lo spettacolo”). Infine il solco esterno, proseguendo nella metafora del disco in vinile a trentatrè giri, è screziato di piccole ma fitte macchie di rosso, malva, giallo e bianco. In breve, il cerchio centrale della Terra effettua la sua rotazione sotto una miriade di satelliti la cui sostanza è la potenza economica delle monete forti. Che si sappia! E invero, l’infinita pazienza del miniaturista, del pittore di tanka e di mandala ce lo dice.

 

2
Festival Memoria

Verde (solo un po’), malva stemperato e grigio leggero, viola: un insieme ancora in movimento che vira e gira. Al centro di questo lato del disco: niente. Dislocato su un raggio del disco, un cranio grigio con il suo naso e le orbite oculari: tre piccoli ovali neri. Nella pittura tradizionale occidentale si tratta di una “vanità” tra accessori carnevaleschi. Ma, osservando con attenzione, mi chiedo se questi accessori non siano piuttosto delle fiamme di collera o di disperazione.

L’altro lato, all’apparenza estremamente semplice, reca da una parte e dall’altra di un’ampia banda orizzontale – che ne costituisce il diametro – le parole, in caratteri cinesi e in alfabeto latino, “Festival” e “Memoria”. Rossi e arancione, decine di piccoli soldati che brandiscono un fucile e totalmente svuotati di pensiero e di espressività, si ammassano incollati al centro, si sparpagliano incollati nei paraggi L’ampia banda orizzontale è una pianta urbana: il centro di Pechino e la sua piazza Tien’anmen. Sul solco esterno del disco in vinile (proseguo con la metafora), delle teste, solamente delle teste, legate le une alle altre da un filo d’argento puro, dove domina un colore rosso sangue, dove gli occhi sembrano spenti o forati. La folla assassinata di un mandala di morte. La Memoria non dimentica mai i massacri.

 

3
Lo specchio dell’Occidente

La metà di una testa d’uomo bianco spalanca una bocca riempita (per così dire) di nero. Nessun orecchio, lo sguardo profondo dei suoi occhi neri. Cosa sta facendo la bocca? Un respiro forte, un grido, un canto? Non si riesce a sentire niente. La testa è dipinta frontalmente per tre quarti. Non è posta al centro del disco. Verso chi si apre questa bocca? Sul resto di questo lato del disco, numerose tracce verdi e malva testimoniano di un movimento di rotazione. Ma da sopra l’orecchio dell’uomo bianco, dietro il suo cranio, cadendo diffusamente sul suo collo, una massa di tocchi bruni, grigi e rossi: il rumore confuso del mondo che sale al suo orecchio? una capigliatura cespugliosa o addirittura escrementizia? un fondo di sotterraneo incomprensibile? una raffigurazione caotica della pesantezza dell’inconscio individuale?

L’altro lato del disco è sorprendente. Una corona di europeissime foglie apollinee di alloro, raffigurate con pittura d’argento, è posata su un misterioso fondale punteggiato. Una corona non solo per il disco in sé ma soprattutto per una zona centrale irregolare in blu chiaro, una sorta di cielo alla Veronese, oppure un’acqua calma e mutevole. E’ in quel punto che mi accorgo che HE Haonan ha scritto in lettere bianche, e non più d’oro o d’argento, in una sezione d’arco di cerchio intorno alla parte centrale blu, l’aforisma “Atene è il riflesso di uno stagno”. HE Haonan spiega oralmente: “qui, se ci si sporge sullo specchio d’acqua di uno stagno, si vede non il viso di Narciso o il proprio ma Atene, una mobile acqua blu con nubi limpidissime di alghe verdi”.

HE Haonan mi racconta che il suo primo viaggio da Lione verso una terra altra è stato proprio ad Atene, nel 2018; sull’Acropoli si è cambiato senza dare nell’occhio e ha indossato, lasciando scoperta una spalla, una toga all’antica con le pieghe della statuaria greca di cui è un ammiratore. Ha chiesto a un amico di fotografarlo davanti al Partenone. I guardiani dell’Acropoli si sono precipitati per fermare quella che, a loro dire, era una profanazione; egli ha cercato di far capire che si trattava di una “performance artistica” per testimoniare di una migrazione globale tra i mondi, perché, afferma, “radice e senso della civiltà europea sono ad Atene” (forse questo espediente glielo hanno suggerito a Kunming).

Chi è in realtà il giovane artista montanaro dello Yunnan? Qual è il suo vero volto tra una maschera occidentale e una maschera cinese? Quale lingua e quali immagini ritrova o elabora? Cosa sono quei quattro doppi dischi ermetici e belli, ma la cui bellezza estetica si tramuta immediatamente in una rigogliosa oralità civile ed etica?

 

4
La sofferenza della parola

Tutta questa facciata del disco è coperta di pittura color malva e viola, e anche di un po’ di verde; tutto in rotazione. Quasi al centro del cerchio un grande volto di Buddha dipinto in oro. E’ raffigurato frontalmente. Sereno. La testa incoronata da quelle che sembrano pietre preziose. La parte sinistra: pochi tratti, un profilo curvo, e con uno stesso tratto d’oro la curva del’occhio, delle sopracciglia e del naso. La parte destra: sovraccarica d’oro. Disincarnazione-incarnazione?

L’altro lato del disco è saturo di pittura nera e grigia; un grigio nettamente più chiaro verso il centro, proprio come una facciata del disco “occidentale” girava intorno al blu mediterraneo di Atene. Una linea estremamente frastagliata attraversa tutta la facciata del disco, dipinta in argento. Questa stessa pittura brillante disegna sul nero in caratteri cinesi “Linguaggio – Bomba”. Il linguaggio è una bomba. La parola esplode. Per distruggere che cosa? Per aprire quale breccia? Per rovesciare quale muro? Si tratta di una risposta o è forse quello che sul disco “occidentale” dice la “bocca d’ombra”, come avrebbe scritto Victor Hugo? Al centro esatto della facciata del disco è incollata la banda dai bordi paralleli; è sempre della stessa larghezza, ma ricoperta qui di un verde scuro che lascia poca trasparenza. Tuttavia ben presto si capisce che questa banda è una carta geografica delle zone montane di confine tra Birmania e Yunnan. I nomi dei luoghi sono posti in caratteri cinesi, alfabeto latino e alfabeto birmano. Col dito HE Haonan mi indica l’ubicazione della sua piccola città natale, molto povera, dove vivono ancora i suoi genitori, vicinissima alla frontiera: sul margine di una strada disegnata in grigio. Il tratto argentato serpeggiante è la frontiera sino-birmana. A sud di questa regione, in Birmania, una guerriglia molto attiva si batte attualmente in armi. Un elicottero nero sorvola una valle abitata. Ha due missili dipinti in oro ai suoi fianchi. Ha lanciato un terzo missile, in oro, con le sue scintille d’oro, in avanti, verso il nord non lontano. Ciò che dice sorridendo il Buddha sull’altro lato è completamente negato su questo lato del disco.

 

*

Macrocosmi dentro microcosmi. Pensiero ciclico. Miniature in virata. Quattro pitture-disco di cui ognuna è effettivamente la germinazione di un libro di filosofia, di estetica, di sociologia, di storia… Pitture-disco da far girare su se stesse perché facciano sentire il rumore cigolante e stridente del mondo contemporaneo; ma gli elementi dell’immagine dipinta sono talvolta così piccoli e così fitti che la loro vitalità e il loro senso non si fanno intendere se non nell’oralità verso la quale noi li facciamo andare; o ritornare? E proprio nel merito scrivo parecchie pagine per attraversare le catene montuose più alte della Terra e cercare con il pittore di etnia Yi il senso e il canto degli uomini e delle donne d’oggi.

3 pensieri riguardo “Volti”

  1. “Radice e senso della civiltà europea sono ad Atene”… Erano.. Ora sono in banca… Fra le migliaia che scrivono come possono, Bergeret scrive come (e di cosa) vuole facendo della scrittura uno strumento che è opera esso stesso. Ergon. Grazie a Francesco per queste proposte, queste traduzioni accurate.

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