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Eduardo Chillida: Gravitación. Elogio del agua, 1987.

Egon Schiele è felice mentre dipinge gli edifici di Krumau (materno borgo rannicchiato nell’ansa protettiva della Moldava) | li dipinge o li disegna (mente contemplante, sguardo aperto su finestre e facciate a graticcio, pagliai, legnaie, verande di legno, balconate, tetti spioventi, displuvi) | il testo si ritma così: per cadenze di finestre, porte, angoli, pareti verticali o leggermente inclinate | (ricordi la Reclusa di Amherst? I dwell in Possibility – a fairer House than Prose – more numerous of Windows – superior – for Doors – eccolo il senso di disegnare e dipingere più e più volte lo stesso borgo, perché le finestre e i tetti della lingua e della scrittura si fanno casa permeabile al mondo, attraversata dal mondo) | Krumau, materno borgo, amatissimo: ma, partenza letterale di vita, c’era stata la stazione ferroviaria di Tulln, paterno avvio all’esistere, treni da attendere e da guardare passare, ritmi di ruote sui binari | il testo si ritma così: per rotolare di ruote sui binari, per lievi sobbalzi alla giuntura tra i binari, per scarto di direzioni agli scambi (ricordi Max Sebald? schwer zu verstehen / ist nämlich die Landschaft, / wenn du im D-Zug von dahin / nach dorthin vorbeifährst, / während sie stumm / dein Verschwinden betrachtet perché è vero che il paesaggio ci guarda ancor prima che noi lo vediamo e guardiamo e la velocità dell’andare determina l’attenzione e condiziona lo sguardo: ricordi Rilke? denn da ist keine Stelle, / die dich nicht sieht. Du mußt dein Leben ändern. | L’arcaico torso di Apollo, stella fiammeggiante e rapinosa, ci guarda da ogni suo punto, c’impone di rifiutare la banausica vita priva di pensiero e ignara di bellezza) | Krumau, insomma, borgo d’origine della madre, della lingua materna.

Ma la convivenza con Wally Neuzil suscita scandalo, la coppia e le visite di alcuni bambini all’atelier di Schiele non sono ben visti dalla comunità di Krumau, presto l’artista e la sua compagna e modella devono andare via: restano disegni e pitture, in alcuni la Moldava possiede un blu avvolgente, in altri le superfici colorate splendidamente si armonizzano con le superfici lasciate bianche, i disegni ritmano le linee che lo sguardo segue. Un borgo come una biblioteca: ogni finestra una storia: testi e testi offerti allo sguardo (ricordi la Veduta di Delft? s’immaginano le vite che si svolgono nelle abitazioni, nei vicoli, nei cortili, la città s’offre partitura musicale che lo sguardo esegue per una mente edotta al silenzio).

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