Il lievitare dello smarrimento

Antonio Devicienti
Nanni Cagnone

Cielo, pensato culmine,
concavità a cui s’imposero
leggende, mi volgo indietro
per vederti alto nel tempo
santificar colline,
fermo sui tumulti
con tua volubile eternità.

Altorivolgersi, credersi
accolti, poi ruzzolare,
all’orlo ultimo scoprire
che i libri servono soltanto
a ricordare le parole.

 

Qui — sciupata
anche la parola,
se abbattuto
si toglie all’amicizia
un altro albero —
non ha patria
la candida violenza.

E tu, diversamente
umano, a cosa
potresti appartenere?
Sei spinto nell’intrico,
generato senza materia
da una figlia, le tue parole
non vogliono pensare.

 

……Non sto cercando di definire la poesia di questi anni di Nanni Cagnone – de-finire la poesia è già di per sé una contraddizione ed è un errore metodologico – sto invece cercando di descriverla, benché la poesia sia (e debba essere) capace di darsi a vedere, leggere, ascoltare, percepire, respirare per sé sola; esiste tuttavia il piacere di scrivere intorno a una poesia, esiste il desiderio di mettersi al servizio della poesia e sono questi i due motivi per cui mi accingo a un nuovo attraversamento dei libri di Nanni Cagnone.
……Leggere questi libri scanditi in testi brevi soltanto segnalati da numeri romani e mai titolati significa abbandonarsi a una prosodia del pensiero, uno svolgersi per sedi accentate e per sedi atone, per enjambement e per cesure della meditazione, ché per Cagnone sembra irrinunciabile non scindere il ductus della forma in versi dall’enunciarsi di un pensiero meditante e pacatamente acuminatissimo.
……Poesia è, in questi libri come già nei precedenti, necessitato discorso privo di qualunque forma di sentimentalismo.
……Cultore della lingua italiana quale questa ha saputo formarsi nei suoi primi secoli (robusta, espressiva, ricca, splendidamente adeguata al pensiero in cerca della propria giusta espressione) Nanni Cagnone dimostra come esistano ancora la possibilità e la maniera di dire senza banalità, di ritmare quel dire senza svigorirlo, di accordare quel ritmo a un pensiero, a un pensare.
…… L’autore discorre allora nei due libri che vado ad attraversare del tempo e del ricordo, del desiderio e dell’amore, della morte e dell’infanzia, della poesia.
……Si continua a parlare di Cagnone quale poeta appartato: per me si tratta di persona e di poeta che persegue, coerente, una propria linea di condotta, lucidamente consapevole del proprio tempo e della propria arte. Il teatrino su cui si esibisce la stragrande maggioranza delle belle lettere patrie gli è estraneo: e perché mai, chiedo, dovrebbe sentirsene coinvolto? (A. D.)

 

_________________________
Tratto da:
Antonio Devicienti, Il lievitare dello smarrimento.
Su Mestizia dopo gli ultimi Racconti
e La genitiva Terra di Nanni Cagnone,
di prossima pubblicazione in
“Quaderni delle Officine”, XCIV, Febbraio 2020

2 pensieri riguardo “Il lievitare dello smarrimento”

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