Mitologia del cencio

Marina Pizzi

Mitologia del cencio

(2019-2020)

 

Mentre noi corravam la morta gora (Dante)

1.
Fianchi atmosferici la vecchiezza
Così si piange in un foglio malconcio
La voragine tetra d’attesa.
Odissea senza attracco questo futile
Ordigno del cuore che si regge
Straniero artefice del nulla.
Anfiteatro era il tuo sorriso
Braccato dalla rondine zoppa
Sorda caligine la collana nuziale.
Financo fosca la rugiada,
Ladruncola la luna ormai stamberga:
Onde di bottiglie di plastica
Gronda il mare morto.

 

2.
Annegarsi, sì annegarsi
Con l’orgoglio del coraggio di uccidersi
Sì finalmente bell’angelo cattivo
Che non venisti a me. Non odio
Eppure la morte apra di me l’ardire
La supplica della vergine nera
La genesi dell’indice ultimo.
Il malloppo del cuore scoppia
Senza panico voglio spezzarmi
Contro l’urlo del vento più idiota.
Me calesse di un amore bruciato
Si azzoppa il cavallino
L’asinino scuro d’agonia.

 

3.
Con la corolla tra le mani
Femmineo incontro con un roseto
Malconcio.
Identità, disse.

 

4.
Morirò con le cariatidi su le spalle:
Grecia solatia, mai vista,
Italia visitata col pianto in gola.
Fosti, chissà, un amante silvano
Di quella giovinezza che sviluppa
Cadaveri da vendere agli scorpioni.

 

5.
Mi tocca morire con le croci
Dei fossili, le litanie dei muri
Le cecità feroci.
Ormai si contorcono i vocaboli,
Diabolici si sconnettono i binari.
Giovinastro l’appello di restare
Balugine di nesso non trovare
Resine le risposte. Sterminio in pozza
Le rimanenze delle cantine, i musi
Lunghi delle fòsse. Sterminio i tic
Che cadute prosperano.

 

6.
Eruppe sul palco lo zaino fatiscente,
Sùbito coma la rotta affastellata, non tradotta.
Girandola di addio la comica del sole
Atomica comunque dentro le pupille
Pilotate dall’abaco del fato.
Per sempre ridanciana la colpa.

 

7.
Con le mani legate dietro la schiena
Condannano a morte tutte le lucciole
Le nane stoviglie del pane.
La veglia sussurra la paura
La panica aureola di un angelo
Reo d’amore panico.
La nascita ha lo scettro d’omicidio.

 

8.
Nessuno si accorse di te
Innocente misfatto d’ombra
Bravata sulla luna d’altri
Nullafacente brevetto
Di sopravvivenza avvezzo.
Dal secolo svanito nacque
La questua stupida del sorpasso
L’alieno sonno di non riposare.
Assassinio il nome che si prese
Sotto silenzio le pozze del sangue
Avvalorato dal solito verdetto.
Fu cimelio l’infausto stordire
Dire non dire qualunque libertà.
Oggi si adorna la cena illiberale
Di tavolate di fantasmi.
Sta sotto assedio l’abaco infantile.

 

9.
Donna di fausto occaso
Nella padronanza del buio
L’ora conserta de la morte.
Feritoia di analisi capire
I falò de le povere streghe
Vegliarde analisi del greto
Del fiume di tempesta magnifico.
Grulla fantasia credere
La gemma della rotta resa dea
Da la maretta tragica del caso.
Sfinì la gente nel grido
Domestico dolo di prigionia
Quando la resina ha sisma di congedo.

 

10.
Tanta miseranda attitudine
Mischiare l’astio col veleno
Nei praticelli rimasti superstiti
Perizie contro il mondo nero.
Esodo singolo la gola di resistere
Stallo ecumenico l’ergastolo
Di perdere età. Fandonia ennesima
Il sisma di staccare dio
Dalla faccenda darsena
Miserrima la rima dell’apocalisse.

 

11.
In un genio di piccole strade
Cadono le vene azzurrine
Le semplici simbiosi degli amanti.
Poi fu sconnessa la bravura del sale
Le voglie annose di credersi vivi
Da morti ormai pulsanti.
Scontri di nebbie trastullò
Venirti ancora a cercare
Tra centomila cataste di male.
Malìe di foto la casa solinga
Graziosa epidermide del più
Maligno galoppo di ladri.
Più non regna la nenia del fu
La frutta canora delle donne
Cadute ai piedi di giovani amanti
Trottole le braccia di abbracci.
Filastrocca rimane la stanza
L’assurdo timore del caso
Dove si assume il prìncipe di scorta.

 

12.
Segugio del tuo pane
Le croste orrende,
la favella oscura
dove la curva si arrende.
Su e giù barcolla la foglia
Eutanasia del tronco
Spoglio soglio di fine.
L’arte sfinita del traino
Rammenta i colori dei paralumi
La parata dei giorni coscienti.
Le giostre si allungano impazzite
Nelle galere dei fati
Simulacri più spesso dei visi.
Oh grande afflato di pochezza in terra
Sia rammentata la sorte del parto
Annuncio di rinuncia comunque.

 

13.
Si fracassano i carismi delle rondini
Le nulle biade di castelli in aria
Dove già visse la resistenza
La gioventù dallo stelo nero.
Non temi il singhiozzo dei rantoli
Le brevi frasi dei preti
Solo illusioni le reti di preghiere.
Rimane in te un osso duro sazio
Di silenzio di dolori muti
Mutili spasmi di ciechi cerchi.
Le larve antiche delle miniere
Aspettano che brilli il sole
Per le farfalle allenate e sterili.
Ponente lo sfascio di scrivere.

 

14.
Vitalità di archivio le stimmate
Le macule tristi del vecchio,
Stagione incurabile di bile.
Stantio il proverbio nullabondo
Maniaco di stasi il tempo che svende
Comode spade di sgombero.
Burbero fato ormai campare
Nel sottoscala malato di buio
Aiuto di apice il credo
Crepato sul muro di cella.
Fu domenica senza strattoni felici
La cicca trovata sul cuscino
Sognando le cariatidi greche.

 

15.
Sei così infelice che
Guardi decine di decine
Di film, a casa, solo.
Protagonista di te stesso
Deambuli. La bulimia della morte
Ti rassoda ogni dì. Ti pecca
L’acido sanguigno, l’oscurità
Del sorriso. Ti spaventa il tempo:
Eclissi plurima. Dal grattacielo
Voli la tua fatica di restare
Brevetto senza invenzione.
Si trastulla la vedovanza
La stanza opaca di pus.
All’alba sarai spirato
Rapito dal baratro del tram.

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