Scritto 29

Richard Serra: Drawing in Five Parts (2005).

(Sophie Ko: Kaspar Hauser, acquerello) Questi segni, pochi e leggerissimi, hanno la potenza dell’allegoria, ché il Kaspar Hauser di Sophie Ko è allegoria dell’esistenza umana. La barca come sospesa nel gran bianco del foglio e la figurina del rematore (contratto dallo sforzo il busto teso in avanti).
Quello di Sophie Ko è un (bellissimo) atto di astrazione perché dalla vicenda di Kaspar Hauser l’artista non isola alcun episodio al fine di renderlo paradigmatico, ma inventa un’immagine di abissale significanza.

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Domenico Brancale: Mal d’acqua

Mi scrive Domenico Brancale:

Quella della libreria Modo Infoshop è una delle realtà più interessanti in Italia. Una libreria che non fa rimpiangere il passato quando varcare la soglia del libro era prima di tutto porgere la mano al libraio, affidarsi al suo mondo, ritrovare il nostro. Il campo d’interesse è quello della cultura e delle arti contemporanee, dei nuovi media, dei movimenti sociali e delle controculture. Parte integrante del progetto è la programmazione a cadenza settimanale di incontri, letture, ascolti e performances musicali, proiezioni video, mostre e laboratori.
Editori di alcuni degli artisti più interessanti nel campo dell’illustrazione come Erica Il Cane, Blu, Guido Rossi e Virginia Mori, da qualche anno hanno inaugurato la collana fotocopie, oggi giunta al numero 27, con la presenza di autori che in qualche modo hanno instaurato una relazione con la libreria. Continua a leggere Domenico Brancale: Mal d’acqua

Tlön, Uqbar, Orbis Tertius

Jorge Louis Borges

Tlön, Uqbar, Orbis Tertius

I

Debbo la scoperta di Uqbar alla congiunzione di uno specchio e di un’enciclopedia. Lo specchio inquietava il fondo d’un corridoio in una villa di via Gaona, a Ramos Mejìa; l’enciclopedia s’intitola ingannevolmente The Anglo-American Cyclopaedia (New York 1917), ed è una ristampa non meno letterale che noiosa dell’Encyclopaedia Britannica del 1902. Il fatto accadde un cinque anni fa. Bioy Casares, che quella sera aveva cenato da noi, stava parlando d’un suo progetto di romanzo in prima persona, in cui il narratore, omettendo o deformando alcuni fatti, sarebbe incorso in varie contraddizioni, che avrebbero permesso ad alcuni lettori – a pochissimi lettori – di indovinare una realtà atroce o banale. Dal fondo remoto del corridoio lo specchio ci spiava. Scoprimmo (a notte alta questa scoperta è inevitabile) che gli specchi hanno qualcosa di mostruoso. Continua a leggere Tlön, Uqbar, Orbis Tertius

Scritto 28

Richard Serra: Drawing in Five Parts (2005).

Testo e testa non possiedono una radice etimologica comune (e non uso “testo” qui nel significato di “coperchio” o “teglia di coccio” che ha, in tal caso sì, la medesima derivazione etimologica di “testa”), i due vocaboli coincidono quasi totalmente dal punto di vista grafico e fonetico, ma sembrano abissalmente distare l’uno dall’altro: e tuttavia mi si appalesa una loro vicinanza se, guardando le teste di Piero Manai, per somiglianza penso a un testo conchiuso nel suo dolorare, staccato dal corpo della scrittura, tenuto tra due mani (forse impotenti, certamente pietose), offerto allo sguardo. Continua a leggere Scritto 28

Godzilla in Messico

Roberto Bolaño

GODZILLA IN MESSICO

Ascolta quello che ti dico, figlio mio: le bombe cadevano
su Città del Messico
ma nessuno sembrava rendersene conto.
L’aria diffuse il veleno attraverso
le strade e le finestre aperte.
Tu avevi appena mangiato e stavi vedendo alla tele
i cartoni animati.
Io leggevo nella stanza accanto
quando mi accorsi che stavamo per morire.
Nonostante il malessere e la nausea mi trascinai
fino alla sala da pranzo e ti trovai sul pavimento.
Ci abbracciamo. Mi domandasti cosa stesse succedendo
e io non ti dissi che eravamo nel programma della morte
ma che stavamo per iniziare un viaggio,
uno splendido viaggio, insieme, e di non avere paura.
Andandosene, nemmeno la morte
ci chiuse gli occhi.
Che cosa siamo?, mi chiedesti una settimana o un anno dopo,
formiche, api, cifre sbagliate
nella grande brodaglia putrida del caso?
Siamo esseri umani, figlio mio, quasi uccelli,
eroi pubblici e segreti.

(da qui)

Materiali resistenti (1)

Mario Pezzella

Sarà un 8 settembre?

Il nostro primo ministro, citando Churchill, dice che stiamo attraversando l’“ora più buia”; speriamo invece che non sia un nuovo 8 settembre. Voglio alludere al fatto che da una sensazione di invulnerabilità dei corpi, di odio contro lo “straniero” e di identificazione col potere, si sta passando – in brevissimo tempo e non si sa per quanto – a una condizione di radicale insicurezza ontologica e politica, in cui tutti i parametri precedenti di comprensione e di riferimento sono sospesi e oscillanti.

Vedo che i filosofi discutono a proposito del contagio: è vero, è falso, è virtuale, è biopolitico, serve a introdurre uno stato d’emergenza, no l’emergenza c’è già, bisogna confidare nella scienza, no la scienza è una macchinazione, etc. È probabile che il paradigma biopolitico non spieghi interamente il presente stato di cose. Il “governo dei corpi” sta lasciando il posto a un disordine reattivo della natura, che pone in primo piano l’emergenza ecologica: la situazione attuale deriva dall’incapacità crescente a governare in modo non autodistruttivo la vita biologica.

(Continua a leggere qui)

Tiresia, sguardi, veli, visioni, cancelli, porte, balbettii, sondaggi

Il 27 febbraio 2020 Federico Federici ha pubblicato, nel suo spazio Weisses Werk, una propria creazione di scrittura asemica e di poesia visiva intitolata Tiresias’ Gate: qui di seguito proverò non a spiegare o a illustrare l’opera, ma, invece, a commentarla, anche perché i migliori risultati di scrittura asemica non possono (e non devono) essere avvicinati continuando ad affidarsi pigramente ad abitudini di “lettura” derivate dall’approccio critico impiegato per la scrittura lineare e che facilmente si rivelerebbero fallaci e insufficienti: già di per sé la scrittura asemica e la poesia visiva vogliono andare oltre una certa tradizione e superare certe abitudini di lettura e d’interpretazione, certi atteggiamenti consolidati. Continua a leggere Tiresia, sguardi, veli, visioni, cancelli, porte, balbettii, sondaggi

nutrica

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Daìta Martinez
nutrica
Faloppio (CO), Lietocolle, 2019

Ampio e fecondo lavoro in quest’ultimo libro di Daìta Martinez, dopo aver dato alle stampe alcune plaquette lungo i recenti anni fatti di ricerca e letture rivelate, letture che le hanno concepito una prospettiva più ampia. Le fonti sono state molte. I destini, ascoltati dopo l’inarrestabile perseveranza, ancora di più. Prose e poesie nutrici, giunte dal vasto mondo della mente umana: dove la scrittura affonda nella psiche, vi si arrotola fino a smascherarne le recondite pieghe. Inutile, dunque, sciogliere le vischiosità metafisiche. Chi l’ha fatto, in passato, si è solamente appagato di qualche euforia. Poi più nulla. Continua a leggere nutrica

Le cose del mondo e il loro oblio

un saggio di Paolo Ottaviani
su Le cose del mondo
di Paolo Ruffilli
(Milano, Lo Specchio Mondadori, 2020)

(Mi fa enormemente piacere ospitare quest’intervento di Paolo Ottaviani, poeta di grande qualità e sensibile studioso di poesia, con uno spiccato interesse per quello che si va pubblicando in questi anni, sia in Italia che altrove. Il saggio che segue dimostra bene quanto ho appena affermato e comprova quanto necessario sia, per ogni poeta, leggere gli altri poeti, studiarli, imparare da loro – in un ambiente spesso avvelenato dal sospetto e dall’invidia l’ammirazione per il lavoro serio di altri poeti e scrittori è salutare esercizio e luminoso ampliamento di orizzonti.  A. D.)

Un’incantevole, ad un tempo chiara ed enigmatica, illustrazione di copertina, ideata dalla ricercatrice d’immagine della Mondadori Noemi Sorze, tutta giocata su un perfetto, sinuoso equilibro tra due soli colori – il bianco e il rosso – il primo come a simboleggiare una fiduciosa, incontaminata spiritualità che attraverso un sentiero attraversa e divide il rosso delle energie vitali, poi idealmente le ricompone e infine riprende il suo cammino verso l’infinito, oltre il margine fisico del libro, quest’immagine riposante per l’occhio ed inquietante per la mente è davvero un gran bel viatico alla lettura di questa nuova raccolta – Le cose del mondo (Mondadori, gennaio 2020) – di Paolo Ruffilli. Continua a leggere Le cose del mondo e il loro oblio

Scritto 27

Richard Serra: Drawing in Five Parts (2005).

Il monacale, rigoroso esercizio d’Irma Blank: tracciare su fogli di carta linee continue senza mai sollevare il pennello – da un margine all’altro, un rigo sotto l’altro. L’obbligo autoimposto che i righi siano perfettamente orizzontali la costringe a grandissima concentrazione, a irrinunciabile pazienza: ogni rigo assume sue sprezzature perché il colore, esaurendosi lungo il tracciato, si compone in tonalità via via più chiare e pure la sua densità varia fino  quasi a dissolversi.
Ogni foglio offre in tal modo marezzature differenti ostense allo sguardo contemplante.
Non leggerli, ma guardarli è, allora, il senso di quegli arati paesaggi: la mente tutta assorta nella disciplina del suo progetto – mentre la mano rende visibile il pensiero, le sue andanze.
Irma Blank cerca il silenzio, severo esercizio della mente.

Rosa Pierno: “Istoriato”

di Marco Ercolani

Istoriato (Asola – Mn – Gilgamesh Edizioni, 2020) è un poema narrativo per frammenti, dove l’autrice afferma di non avere una storia da raccontare. «Qui si narra una storia d’amore senza capo né coda, col suo furente delirio e la serena contemplazione, l’accorato anelito e il sordo rancore…Le storie sono tante, mai universali. Amore è al singolare. E non ha storia. È doppio e non ha fondo, né inizio né fine, nessuna variazione». Ma intanto Rosa Pierno viaggia in questo “doppio che non ha fondo”, viaggia nell’eterna storia di due amanti, sempre sul confine della dicibilità, fra realtà, finzione e immaginazione. La storia è vissuta, dipinta, evocata, e lascia nel lettore quella che potremmo definire una scia di parole evocanti, antiche, attuali, gentili, preziose, dove tutto accade mentre potrebbe non accadere. Il tema della “scia” è potente in questo libro, che mette in scena il labirinto di danza e di gioco dell’Amore. Continua a leggere Rosa Pierno: “Istoriato”

Scritto 26

Richard Serra: Drawing in Five Parts (2005).

Potrebbe essere stimolante immaginare il testo come una scatola o come un insieme di scatole: anche Rachel Whiteread riflette sul magistero morandiano e lo fa materializzando su mensole o scaffali o sedie le scatole presenti nelle nature morte del Maestro: Whiteread costruisce scatole e parallelepipedi in gesso o in metalli ossidati, li dipinge scegliendo la monocromaticità, li accosta seguendo un ritmo del vedere.
Nei primi mesi del 2014 l’artista inglese espone le sue scatole e i propri disegni che tematizzano il medesimo soggetto nelle sale del Museo d’Arte Moderna di Bologna (Study for Room): alle pareti sono esposti alcuni dipinti di Giorgio Morandi – s’instaura così un vero e proprio dialogo fra le opere, rimandi concettuali e spaziali, il tempo sospeso dell’accadere dell’arte diventa esperienza, tangibile presenza. Continua a leggere Scritto 26