Tre dei quattro soli (I, 1)

Verso la fine dell’anno scorso, grazie a una casuale e felicissima coincidenza, sono riuscito a recuperare un po’ di materiali (alcuni libri, qualche disco, una decina di quaderni) che credevo perduti per sempre. I quaderni, di quelli a righe con la copertina nera in uso nella scuola di un tempo, risalgono agli anni Ottanta e contengono testi di varia natura scritti nel corso di quel decennio. Parecchie pagine sono praticamente illeggibili o quasi (scoloritura dell’inchiostro, umidità, polvere, macchie più o meno estese di muffa), ma con molto impegno e tanta pazienza sto riuscendo lentamente a ricopiare alcune scritture. Continua a leggere Tre dei quattro soli (I, 1)

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Richard Serra: Drawing in Five Parts (2005).

L’opera I Giardini di Adone di Sophie Ko è una grande verticale lastra di vetro nella quale l’artista ha inserito rametti e fuscelli provenienti da nidi e ali di farfalla: aereo e trasparente giardino, fragile eppure intessuto di elementi capaci d’imporsi alla mente proprio traverso la loro fragilità.
Chi guarda non osa avvicinarsi oltre una certa misura, spiega l’artista: la supposta fragilità del vetro obbliga a osservare un’istintiva distanza.
Un giardino nel quale non si entra fisicamente, ma che si contempla o nel quale ci si aggira per forza immaginativa. Un giardino figurale affine alle miniature medioevali o alle rappresentazioni rinascimentali del Giardino e in pericolo d’essere perduto per sempre.
Diafana e sospesa l’opera I Giardini di Adone impercettibilmente oscilla tra lutto e trasparenza di una luce che vuol farsi strada, caparbia.