Professionisti

Sono ritornati. Nessuno, tranne i loro famigli, ne sentiva la mancanza ed eccoli raggianti di nuovo tra di noi. Sono ritornati a frotte, a sciami, a moltitudini. Loro. I professionisti delle catastrofi, delle calamità, delle sciagure, delle guerre, dei lutti. I profeti del verso che gronda sentimenti e buonismo un tanto al chilo, delle rime sparse a piene mani dai loro tumuli tweettanti, dai loro sudari ammuffiti di bookinari. Eccoli finalmente scatenati, dopo mesi di dolorosa attesa, di preghiere e sortilegi, di evocazioni diurne e notturne di un cataclisma da cantare, di un torto da raddrizzare, di futuri radiosi da predire. Privati da un destino avverso del pane quotidiano dei naufragi di migranti, ora possono levare in alto i cuori e inneggiare a un’umanità rinnovata e redenta a colpi di virus coronati, versare lacrime di canti a perdita d’occhio annunciando dalle grate umide della loro clausura palingenesi da ipermercato, ecologie da estetisti, fratellanze a costo zero. Il ritratto fedele di vite arrese al nulla di pensiero.