Un suono che possa guardarci: su “Le cose imperfette” di Gianni Montieri

Mi piace giungere al libro Le cose imperfette (Bari, LiberAria Editrice, 2019) dopo aver almeno accennato ai due precedenti libri in poesia di Gianni Montieri: Futuro semplice (Faloppio, LietoColle, prima edizione 2010) e Avremo cura (Arezzo, Editrice Zona, 2015) – in tal modo si potrà apprezzare la coerente organicità di un percorso di scrittura (il quale riflette anche un percorso esistenziale MA senza solipsismi né autocompiacimenti) e la riconoscibilità di una precisa dizione poetica capace d’interpretare in maniera personale e originale una tendenza presente in molti poeti italiani contemporanei che focalizzano la propria attenzione sulla così detta quotidianità e sugli oggetti e luoghi più comuni e apparentemente desublimati. Mi preme però sottolineare come la scrittura di Montieri non ceda a tentazioni cronachistiche o mimetiche nei confronti del “reale”, come essa rifiuti la facile sovrapposizione di scrittura e cronachismo, di registrazione verbale del brusio di fondo delle nostre quotidianità, ma si proponga, chiara e senza simbolismi o allegorie, quale saldo scandaglio del reale, strumento del pensiero materiato di una sintassi a sua volta salda e intesa a restituire un’attitudine dell’io poetante che esercita sempre la propria razionalità spesso riscaldata da una profonda umanità e da una partecipazione emotiva che, però, mai tracima occupando tutto l’orizzonte del poetare. Continua a leggere Un suono che possa guardarci: su “Le cose imperfette” di Gianni Montieri