5 pensieri riguardo “Quaderni di RebStein (LXXVII)”

  1. “La poesia, questo nome d’infinito dato a ciò che è vano e mortale” (Paul Celan) . In questi testi la disgregazione-dissoluzione-dilatazione semantica testimonia l’istanza anagogica, la ricerca di senso che trascende gli elementi concreti, normativi della lingua, anche se talvolta sembra mancare il radicamento nella dimensione affettiva da cui il gesto espressivo scaturisce, inevitabilmente incompiuto.

  2. non avrei saputo dirlo così bene, Egr. Signor Silva, ma condivido la sua opinione: una grande maestra nell’uso della parola, un uso magnifico dell’intelletto alla ricerca nel linguaggio di sensi e istanze alternative, ma il cuore, il cuore manca (o almeno io non lo avverto) ed è come restare sospesi, un po’ ubriachi, nell’aria ..
    Grazie al poeta, che pur apprezzo.

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