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Richard Serra: Drawing in Five Parts (2005).

C’è un grande foglio di feltro bianco: in esso Rosa Barba letteralmente ritaglia e asporta le lettere che compongono il testo di una pagina della pubblicazione che l’astronoma Henrietta Swan Leavitt dedicò ai propri studi intorno alle Cefeidi visibili nella Piccola Nube di Magellano; il foglio viene appeso a una qualche distanza dalla parete e un riflettore lo investe con la sua luce – il testo, di fatto invisibile sulla sola superficie del foglio, appare, luminoso e perspicuo, nell’ombra proiettata sulla parete.
Rosa Barba allude in tal modo alla vicenda professionale ed esistenziale di Henrietta Swan Leavitt, per anni impiegata come calcolatore umano all’osservatorio astronomico dell’Università Harvard di Cambridge e all’ombra degli astronomi ricercatori (maschi), ma capace di effettuare calcoli e studi che la portano a scoprire il metodo per misurare la distanza delle stelle dalla terra.
In sede di realizzazione artistica la luce artificiale del riflettore è l’attenzione della mente che, investendo l’opera scientifica di Henrietta Swan Leavitt, ne proietta il poderoso significato oltre il testo stesso (invisibile o cieco se non c’è qualcuno che lo legga) illuminando l’ombra che può essere sia quella della non-conoscenza, sia quella (necessaria e dialettica) affinché la luce del pensiero possa agire, ché non è concepibile luce senza ombra, né testo visibile senza il suo risvolto oscuro. E veramente il testo è un ritagliare e un asportare le parole che lo costituiscono affinché lo sguardo che legge attraversi le membrature del foglio raggiungendo lo spazio dove il testo viene proiettato: dietro (o meglio: oltre) il foglio si estende la regione dove il testo possa veramente rendersi visibile.