Tre dei quattro soli (II, 2)

Miguel Ángel Asturias

Tre dei quattro soli

Traduzione di Francesco Marotta
(Continua da qui)

Secondo sole

Incroci. Sentieri in croce. Braccia dell’orizzonte. L’incontro. La separazione. La prigionia. La massa sovrana. La controversia. Il sangue. Il fracasso. I piedi sui gradini verso le profondità. Ghiacci d’ombra. Una stratificazione di oscurità, ghiacciate, congelate, che la mia presenza mette in movimento. Torce impossibili. La sensazione tattile. Le dita. Una sequela di arcate, di colonne, di muri. Le dita elastiche, folli, tambureggianti su delle solitudini, alla ricerca delle tombe. Scendere. Allungarsi dalla vita fino ai piedi. Gambe interminabili che calcano scalinate senza fine. Gradini. Allineamenti di gradini. Piedi. Un piede per ogni gradino. Tutti i miei piedi utilizzati in questa discesa. I miei piedi e le mie divinazioni. Ripeto delle formule magiche per trovare il mio viso. E’ quello che cerco, che sto cercando. Il mio viso, bianca ossatura. Devo aspettare? O proseguire? Ma per andare dove? Se esistono nove fosse in questo mondo di scomparsi, in quale fossa troverò il mio viso di ossa bianche? Non vedo… Sono visto. Sento di essere guardato. Occhi fissi. Occhi fissati su di me. Vuoti. Senza palpebre. Fuori dalle loro orbite. Mi fermo sul bordo di un gradino. Non mi fermo. Non riesco a fermarmi. E’ la parte più profonda. Cado. Cenere, sabbia o polvere…? Respiro. La notte continua ad accumulare ossami polverizzati per offuscare la luce della luna sotto una patina di assenza. Vortici di polvere. Dei morti. Un grido. Mi sento gridare…
…… (Questa polvere d’ossa è tutto quanto vi è di vero al mondo?…)
…… Una voce si intromette, lasciando la mia domanda senza risposta…
…… (… il dovere, la fuga… la fragile speranza… tranne andare laggiù… tranne andare laggiù…)
…… (Ma dove?…)
…… Nessuna risposta e l’eco dell’abisso ripete…
…… (… tranne andare laggiù… tranne andare laggiù…)
…… (Ma dove, allora? Ma dove?…)
…… Sento respirare. Sono io che respiro. Resto ad ascoltare la mia respirazione. Il suo rumore strano là dove più nessuno respira…
…… (… tranne andare laggiù… tranne andare laggiù dove si vive una sola volta… ah! se soltanto si vivesse per sempre… se soltanto non si morisse mai… ma in cerca di cosa si può andare sulla terra?… chi potrebbe credere alla verità delle cose?… chi potrebbe credere alla verità degli uomini?… E’ per questo che è scomparsa, perché niente è certo tra le cose, perché niente è certo tra gli uomini, sì, è per questo che è scomparsa, la terra, col sole del vento che ha tutto distrutto… ha distrutto tutto, il sole del vento, tranne la notte… la notte, riverbero di luna, che invita a non vivere (Oh! Menzogna! Menzogna!) ma a sognare… La sola verità, la sola realtà, è il sogno… sentirsi il sogno del proprio sogno… e ancora oltre… il sogno del sogno del proprio sogno… e ancora oltre… Il sogno del sogno del sogno del proprio sogno…)
…… Il fuoco rosso del fabbro che batte i suoi pesanti martelli sul mio petto ha bisogno d’aria, di molta aria. Mi affretto a respirare, veloce, ancora più veloce. Un rumore di spazzola, di spazzola che spinge via… che allontana la polvere della morte che cerca di insediarsi in me ad ogni istante…
…… (E queste fosse? La mia domanda è più respiro che parola, è un soffio di rettile che modula le sue sillabe. – Queste fosse o questi bagni di vapore assopito, dove coloro che muoiono si disincarnano piacevolmente senza dolore sotto l’effetto dei narcotici che impregnano l’aria… queste fosse… questi bagni… dove si trovano allora se la terra è scomparsa?…)
…… La terra è contemporaneamente tutto e niente, sento rispondere. Gli scomparsi giacciono nella terra e non è più la terra… E’ un luogo che il pensiero forgia e che esiste da qualche parte…)
…… Respiro un po’ più leggermente, di tanto in tanto, nella notte perforata, nella notte eterna….
…… (Ti sarebbe possibile vivere senza lo specchio coi buchi? mi si chiede? E’ attraverso di loro che tu mangi, respiri, ascolti e guardi la tua immagine… Domani dovrai lasciarlo, domani o dopodomani dovrai lasciarlo qui dove rimangono quelli che vivono in un modo o in un altro…)
…… (Quelli che vivono… che vivono… che vivono… ho ripetuto. Ora so che in un modo o in un altro si vive al di là della vita…)
…… Un’ombra. Mi sono fermato. Lei si è fermata. Mi scorta ininterrottamente, è la mia compagna delle tenebre, la mia “Preziosa Gemella”. La sua presenza mi ha fatto scoprire l’intermittente sfarfallio delle stelle che, nella lontananza vicina e nella prossimità lontana, sorvegliano le fosse degli scomparsi senza carne. La notte teme che la terra e il sole del vento si nascondano in uno di questi antri? Le gole degli orologi d’onice continuavano a contare l’eternità bianca del sale che, grano dopo grano, le attraversava. Il sole poteva nascondersi in un grano di sale. Ma, ora, la notte vi affondava le sue pinze di granchio gigante, le sue pinze provviste di calamite flessibili e di unghie magnetiche in cerca di metalli: la carne del sole è fatta di metalli senza prezzo.
…… (Ti ostini a imparare a mentire?)
…… Ho sentito la domanda. L’ho capita o non ho voluto capirla?
…… (Il creatore è colui che impara a mentire. Prende dell’argilla umida e le insegna a mentire, a sentirsi divinità, a credersi un Essere divino se le dà la forma di un idolo, una giara se le dà la forma di una giara, un uccello se le dà la forma di un uccello, un rettile se le dà la forma di un serpente… L’argilla non avrebbe mai mentito se il creatore non le avesse insegnato a mentire, il creatore di ciò che non è, di ciò che non esiste fuori di lui, fuori della sua creazione. Ma la tua audacia è stata ancora più grande. La menzogna della forma nell’argilla non ti è bastata, il tuo linguaggio di bamboline d’argilla non ti è bastato, sei arrivato alla menzogna dell’immagine, quando le tue figurine si sono avvicinate agli specchi d’acqua. E sei giunto ai limiti dell’audacia con le tue metafore. La metafora è una viltà. Colui che ne fa uso, allontana talmente la sua menzogna, nella comparazione e nella simulazione, da mentire essendo sicuro di non essere punito…)
…… (Ho creduto di divinizzare le cose… ho detto per giustificarmi. E le ho divinizzate…)
…… (Sì e no, sì e no… Si divinizzano le cose attraverso la menzogna della bellezza fugace, per sfuggire la verità della bellezza eterna. E l’argilla non è stata la sola a mentire. L’oro, l’argento, la giada, la piuma maestosa, complici del sole, hanno aiutato a creare questo universo delle apparenze. Ma tutto si è concluso con il sole. Le sostanze simulatrici sono morte e i mentitori, creatori di presunzioni e di falsità, sono pure morti…)
…… (Se io dicessi che il sole si nasconde nel ventre della terra… ciò sarebbe falso?)
…… (Falso, no, insensato. E’ già stata inventata questa storia del molare nella bocca del primo sole. Questo molare era la terra, e i suoi abitanti, i Molariani… Piacevole dottrina!… e ora ecco che nascono nuove assurdità, quelle del secondo sole, del sole ventoso, che come ogni ventosità si nasconde in un ventre…)
…… (Il ventre della terra…)
…… (No, non esiste…)
…… (Se le cose stanno così…)
…… Davanti al mio dubbio, la notte ha reagito:
…… (In un ventre, no! Io sono sterile… Inventate un’altra favola… è veramente facile far uscire il sole dal ventre della notte…)
…… (E da dove esce, allora?…)
…… (Da dove usciva! ha corretto con enfasi.)
…… (Ebbene! usciva da dove lo vediamo uscire tutte le mattine, dalla giara panciuta della notte…)
…… (E questo accadeva nelle ere cosmiche, quando il buon sole esisteva, quel sole che fu mio fratello e che fu mangiato dalle tigri…)
…… (Sono turbato. Il primo sole, il sole in fiamme era dunque il fratello della notte…)
…… (Mio fratello di prima fusione; negli universi le parentele sono difficili, esistono dei fratelli di prima fusione, di seconda fusione, dei fratelli di orbite paraboliche, iperboliche… Il primo sole era mio fratello di prima fusione e passava le ore notturne nelle viscere di mia madre, la grande notte, poi usciva dal suo ventre per nascere ogni mattino… è quel sole che hanno sacrificato i giganti Assaggia-cataclisma e Assaggia-catastrofe…)
…… (Ma è la sua immagine, mi sono arrischiato a dire, è la sua immagine che hanno sacrificato. La sua immagine che discese verso il Crepuscolo, riflessa nello specchio della sera, mentre lui, sano e salvo, scendeva integro nei palazzi della notte, facendo a ritroso quel cammino che lo aveva condotto verso lo zenit…)
…… Fantasmagorie, invenzioni… il sole si sacrificava tutti i giorni, perché egli era dio; tutti i giorni le bestie e i giganti del male in cammino lo scuoiavano e i suoi resti sanguinanti arrossavano i crepuscoli, poi si rimetteva assieme come i tronconi di un serpente sezionato con la mannaia e riguadagnava il ventre della grande notte, per rinascere a ogni aurora…)
…… Ma allora, lo specchio concavo dell’orizzonte attraverso il quale scendeva la sua immagine?…)
…… (Questa è stata la sua rovina. Cominciò a sfuggire al sacrificio, rifiutò di consegnarsi all’olocausto della sera, cessò di essere dio, fissò i suoi occhi sui miraggi malefici, e nel corso di una delle sue avventure, i sacrificatori di uomini, grazie allo specchio del Tramonto, gli rubarono la luce. E senza la luce, perse l’esistenza. Solo la sua immagine rimase. E anche in questo è stato ingannato. Il sole è luce e nient’altro che luce, luce senza immagine, luce senza pausa, luce che acceca, luce e nient’altro che luce. Mai la sua immagine poteva discendere e questa fu la sua rovina. La sua rovina fu di credere che era la sua immagine e non lui a discendere…)
…… La mia ombra mi ha seguito, all’insaputa della notte, la mia ombra, la mia Preziosa Gemella. Siamo discesi alle fosse più profonde del mondo sommerso. Sono luoghi di castigo. Sono sale dove gli scomparsi perdono le loro carni, dove gettano i loro involucri corporali. Invisibili e visibili, man mano che si spogliano delle loro carni si sentono liberi, liberi come non sono mai stati, liberi e felici, la libertà essendo il vero paradiso. Nove fosse. Nella nona si trovano quelli che per la loro personale soddisfazione completarono quella metà di se stessi che dovevano creare, formare, inventare. Il creatore degli uomini, colui che li inventa, li crea a metà, e sta in seguito agli uomini forgiare nel corso della loro vita la metà che gli manca, quella metà umana che devono sforzarsi di rendere bella e grande come la metà divina. Nell’ottava fossa, sempre risalendo, giacciono quelli che nutrirono il sole col loro sangue e il loro cuore. Nella settima, ecco i guerrieri morti in combattimento. Nella sesta, le donne morte di parto. Nella quinta, quelli che il lampo fulminò o che l’acqua trascinò via nei suoi specchi. Nella quarta, i bambini morti in tenera età. Giocano intorno a un albero da latte. Padre e madre tentano di afferrarli, di attirarli e di restituirli alle loro carni, ma, ribelli e gioiosi, essi gli sfuggono – che altri nascano ora, dal momento che essi sono già nati! La terza, la seconda e la prima fossa, e non si prosegue più oltre, sono destinate ad accogliere gli scomparsi che non hanno un luogo riservato perché non sono morti sacrificati, in combattimento o partorendo, folgorati o annegati, o per aver lasciato incompleta la loro metà umana. La si ritrovano tutti i giusti, poco numerosi in verità, e tutti quelli che lo sono di meno – una moltitudine – riuniti non per la loro condotta, non c’è né castigo né ricompensa al di là della vita, ma semplicemente perché sono morti. Un uccisore di serpenti, il viso imbrattato di nero e le mani pitturate, stregone dal sapere in flussi di silenzio da sette generazioni di maghi, ha utilizzato incantesimi, liane e tempeste per avvicinarsi alla fossa dove i bambini saltellano intorno all’albero-nutrice, sotto una sottile pioggia di latte bianco. I suoi occhi senza ciglia, le sue palpebre di ombelichi piegati, seguono con turbamento l’andirivieni di un bambino dai capelli fosforescenti e dai vestitini gialli. Pur avendo delle braccia lunghissime, capaci di distendersi come canne da pesca, e una rete nascosta nella sua cornamusa, non sa come portarsi via il bambino: deve farlo con la sua voce, capace di imitare tutti i canti degli uccelli, o con la forza ipnotica delle sue pupille, o con il suo abbigliamento da saltimbanco, o con la violenza, catturandolo nelle maglie della sua rete come un piccolo pesce?…

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