Pensare il volo (3)

Pensare il volo, pensarlo come slancio della mente e dello sguardo, identificarlo con il necessitato senso di libertà e con il sogno, lucidissimo, di menti intese a liberarsi dal giogo della gravità.

Richard Serra: East-West / West-East, Doha (Qatar), 2014.

È nella percezione che il peso mostra l’eventuale distanza tra il proprio valore reale e la sua manifestazione visiva: si pensi ai pannelli di Richard Serra, davvero gravosi in termini di peso fisico, i quali trasmettono però allo sguardo la sensazione della leggerezza, come se il progetto dell’artista fosse quello di liberare la materia dalla forza di gravità, studiando la dialettica che unisce la terra e la materia lavorata, quella che mi azzarderei a chiamare la fatalità della forza di gravità che si esercita sui corpi e che l’arte cerca di superare in un empito che è, contemporaneamente, riconoscimento della terrestrità della materia stessa e intervento su di essa non per negarne la terrestrità, ma per liberarla da quei legacci che la trattengono o la frenano o la imprigionano nella pesantezza (o questa è l’impressione che la mente ne ricava). Ecco allora il desiderio di vincere la forza di gravità, di risolvere la gravosità della materia quando quella è avvertita come negativa e limitante, massa impediente (e non sempre, in verità, lo è). L’arte cerca il luogo e il momento nei quali lo slancio del pensiero riesce a togliere peso all’esistere permettendogli di passare traverso una fessurazione che s’apre allo sguardo, che apre lo sguardo.