Pensare il volo (5)

Pensare il volo, pensarlo come slancio della mente e dello sguardo, identificarlo con il necessitato senso di libertà e con il sogno, lucidissimo, di menti intese a liberarsi dal giogo della gravità.

Leggo Pascal Quignard, leggo Bute (Analogon edizioni, Asti, 2014, traduzione di Angela Peduto, pagina 60): Timogene ha scritto: di tutte le attività colte la musica è la più antica, solo il movimento della luna la precede.
Bute, uno degli Argonauti, si getta senza esitazione nel mare per raggiungere a nuoto l’isola delle Sirene allorché la nave Argo giunge nei suoi pressi mentre Orfeo intona il canto che vinca il canto delle Sirene e salvi i compagni – Quignard dedica l’intero libro al gesto di Bute e alla musica (Rari, molto rari, gli umani che si gettano nell’acqua per raggiungerne la voce, la voce infinitamente lontana, la voce nemmeno voce, il canto non ancora articolato che viene dalla penombra.
Qualche musicista.
Qualche scrittore più silenzioso di altri, dentro pagine ancora più mute – op. cit. pagine 76 e 77).
E non riesco a scorgere differenza o distanza tra il desiderio del volo (o, almeno, di librarsi al di sopra dei ganci e degli artigli e dei lacci che tentano di trattenere, di legare, di frenare, d’impedire) e lo slancio del tuffo di Bute verso l’acqua, ch’è pure del tuffatore di Paestum (anche a lui Quignard fa riferimento) – è la mente che sceglie lo slancio a capofitto, in giù, appunto, apparentemente opposto allo slancio teso verso l’alto, al salto o al distacco dal suolo: ma determinante è, credo, il fatto che sia la mente a scegliere il tuffo o il salto, il che è l’esatto contrario che subire il salto o il tuffo; Bute obbedisce al richiamo dell’origine, il desiderio del volo segue quel richiamo come se esso provenisse da un’altra acqua, fatta di luce e di aria; e, infatti, è il movimento della luna una delle fascinazioni che attraggono al volo e che suggerisce ritmi musicali, così come il canto delle Sirene attrae al tuffo a capofitto nel mare. E la musica sembra stare nei pressi dell’origine, subito dopo il moto anch’esso musicale della luna.
Se poi la scrittura non dimentica, a sua volta, la propria anima musicale, allora il desiderio di volo e il desiderio di nuoto si ricongiungono in movimento di danza che attraversa il corpo anche (e proprio) mentre scrive.