Pensare il volo (8)

Pensare il volo, pensarlo come slancio della mente e dello sguardo, identificarlo con il necessitato senso di libertà e con il sogno, lucidissimo, di menti intese a liberarsi dal giogo della gravità.

Pierre Tal Coat: Envol, 1974.

Ma la gravità richiama alla terra, trattiene, forse talvolta impedisce, certamente sta in rapporto dialettico con il desiderio di volo, con un’idea di leggerezza.
Quando a metà degli anni Settanta Pierre Tal Coat vede planare e poi di nuovo levarsi in volo sul Lago Lemano due gabbiani ne dipinge quell’atto, certamente, ma ponendosi innanzi a due problemi da risolvere: come dipingere quel volo che è movimento, ma, anche, come dipingere il paesaggio che, materiato di luce, è a sua volta in perpetuo moto – il rischio è quello di dipingere l’uno immobilizzando l’altro.
Il movimento è, invece, doppio e concomitante, doppio e libero, doppio e danzante.
È così che sul foglio di carta si mostra il movimento della mano, del braccio e del pennello dell’artista che fa tutt’uno con quel volo e con quel paesaggio divenuto pura luce (aria, acqua, vegetazione: soltanto luce in moto), il volo dei gabbiani diventa il volo stesso del tratto pittorico in atto, in moto, in danzante elevazione: volo del dipingere che mostra sé stesso.
Envol: prendere il volo: staccarsi dalla superficie lacustre con l’energia di uno slancio del pensiero che salendo incrocia vortici d’aria e di luce: cabrare pur rimanendo fedeli all’acqua e alla terra: doppio moto, doppia ascesa che cercherà una nuova, rapidissima discesa e, di nuovo, il levarsi verso l’alto.

Nel rettangolo del foglio la scrittura possiede e ricorda quest’impulso naturale e istintivo a salire, lo realizza in apparente contraddizione e paradosso: s’affiancano i segni grafici gli uni agli altri, in direzione destrorsa secondo alcuni alfabeti, sinistrorsa secondo altri (o, più raramente, bustrofedica), in colonne se s’impiegano ancora altri sistemi scrittori, però, sempre, essa tende a scendere dall’alto verso il basso del foglio: ma è il pensiero di cui quei sistemi grafici sono i velivoli a desiderare l’envol, il decollo da un campo di volo (il foglio ancora bianco prima della scrittura) che è, anche, l’armamentario degli impedimenti, dei lacci, dei ganci che oppongono resistenza – eppur necessari quei ganci, quei lacci, quegl’impedimenti.

2 pensieri riguardo “Pensare il volo (8)”

  1. Ecco un’analisi perfetta (come tutti gli altri capitoli tematici) dell’intima natura della scrittura, scendere e risalire, non solo nei contenuti, ma nella forma dell’atto segnico, della scrittura che scaturisce dalla mano, o meglio dell’ARTE, perché la mano detta i tempi della pittura, della scultura, dello scarabocchio, dello scrivere stesso, tutti tempi diversi del nostro “pensare il volo”. Grazie sempre, Antonio.

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