Margine

Margine

Sul margine interno
della pagina, nel bianco
sabbioso che costeggia
la selva di ciò è scritto
qualcuno attende
rannicchiato
con sguardo da sordo
con ansia da miope
che la parola dica
in futuro arcaico
in un suono, con la sua voce
qualcosa
che somigli al canto
naturale degli uccelli
o almeno al rumore di uno spillo
che cade di punta sulla cresta
del mondo.

(Versione libera di Margen, 1947,
di Augusto Roa Bastos.
Immagine: opera grafica di Davide Racca.)

Pensare il volo (9)

Pensare il volo, pensarlo come slancio della mente e dello sguardo, identificarlo con il necessitato senso di libertà e con il sogno, lucidissimo, di menti intese a liberarsi dal giogo della gravità.

Fotografia di James Closty.

Merce Cunningham e John Cage giocano a scacchi: pensare il volo, ecco, è questo: estranei attorno, forse trambusto dagli altoparlanti e di chi passa lì vicino, forse l’attesa dell’imbarco e loro due, innamorati, che giocano, concentratissimi, a scacchi.
Pensare il volo è intrattenere colloqui d’amore: una scacchiera portatile (ma potrebbe essere anche un pianoforte o potrebbero essere i piedi che danzano), una partita iniziata magari chissà quando e proseguita per interruzioni e riprese traverso un tempo che continuamente transita per luoghi e per occasioni.
Uscire fuori dal tempo degli altri, immergersi nel proprio tempo che si fa bolla luminosa: corrispondenza d’amorosi sensi: affinità elettive: piedi a percuotere il suolo, a strisciarvi sopra, a camminarvi, a muovervisi per cerchi o per tratti rettilinei, per balzi o per archi di volo: suoni che sono la vita stessa, continui incessanti spostamenti di onde invisibili ma udibili, echi e battiti, frequenze e ampiezze e oscillazioni.