Breve nota a “Nuovo Inizio” di Gianluca D’Andrea

Leggo Nuovo Inizio di Gianluca D’Andrea come un ambizioso, coraggioso poema contemporaneo, come un multiforme progetto, come una rischiosa proposta. E dico subito che quel mio leggo possiede già un difetto, perché esso fa pensare alla lettura di un testo almeno lineare, di un testo composto secondo la tradizionale scansione in versi e in pagine, scansione che continua, spesso, ad accomunare pubblicazioni “in rete” e pubblicazioni cartacee. E, invece, Nuovo Inizio è sì un poema, ma è anche un esperimento e, dicevo, una rischiosa proposta perché Gianluca, che ha già all’attivo pubblicazioni in volume di notevole valore e la cui poetica è estremamente consapevole e avvertita, ben lontana da qualunque intimismo e vezzo letterario, ha voluto, direi ha accettato il rischio di comporre quello ch’egli stesso definisce ipertesto e l’ha fatto coerentemente con lo sviluppo delle sue riflessioni e, appunto, della sua poetica.
Si tratta infatti di chiedersi se la forma (chiamiamola così per intenderci) tradizionale della scrittura in versi lineari e della sua proposta ai lettori (pagina web o pagina di ebook oppure pagina cartacea) possa e debba restare l’unico modo d’intendere un’opera di scrittura o se quella che è la proprietà rizomatica, labirintica della “rete” non solleciti o addirittura non pretenda altre forme di scrittura e di sua proposizione ai lettori.
Gianluca D’Andrea appartiene per età anagrafica e per formazione a un tempo nel quale è stato il libro in forma di volume a permeare l’immaginazione e il modo di percepire il mondo; accanto al libro ci sono state la radio a transistor, la televisione (prima in bianco e nero, poi a colori, ma sempre analogica), il cinema (anche in forma di videocassetta e successivamente di dvd), lo stereo (anche in questo caso prima sotto forma di musicassetta e poi di cd) – ora, invece, le tecnologie informatiche e la rete, gli strumenti che usiamo normalmente, i nuovi tempi creati da tutti questi elementi hanno cambiato radicalmente il nostro modo di percepire la realtà e aperto possibilità inedite.
Il poeta avvertito, ben consapevole di tutto questo accetta quella che, da molti punti di vista, è anche un sfida e se ne assume il rischio: Gianluca (e qui si ripresenta una nuova, interessante questione lessicale) compone, ma anche monta, interconnette, incrocia tipologie testuali differenti che solo la tecnologia digitale di internet rende possibile, dando vita e mettendo online quello ch’egli stesso definisce un poema in versi, prosa e altri media.
Avviso che non si tratta affatto di un ammiccamento a una qualche moda, ma di una precisa scelta che risponde alla radicalità con cui si pone la questione di come e di che cosa scrivere nell’epoca dell’onnipervasività di internet.
È così che con un lavoro che immagino imponente e pazientissimo Gianluca ha scritto le diverse parti del poema, ha montato i file audio e video, inserito le fotografie, i link anche a pagine di giornali, per esempio, dando vita a un poema (ed è interessante quanto questo termine legato agli stessi inizi della cultura occidentale regga benissimo, a mio modo di vedere, anche in questo caso) che si può immaginare, ricorrendo a un aggettivo che ho già impiegato in precedenza, rizomatico, impossibile da scorrere soltanto dall’alto in basso, pagina dopo pagina, ma ramificatissimo, composto non solo di parole, sì anche di musiche le più diverse, d’immagini sia statiche che in movimento, di documenti di diversa natura.
Mi piace pensare ai Cantos di Ezra Pound come formidabile prototipo in poesia (e in questo caso la parola poesia riacquista la sua straordinaria forza) di quanto Gianluca sta tentando di fare tramite il web – e scrivo “sta tentando di fare” perché sono convinto e spero che il suo poema non sia concluso, ma in fieri (non potrebbe essere altrimenti, data la magmaticità mobilissima della realtà nella quale siamo immersi).
In verità potrei citare decine e decine di riferimenti per questo lavoro sperimentale di Gianluca D’Andrea, dallo Stanley Kubrick di 2001 Odissea nello spazio al suo amatissimo Wallace Stevens, ma mi fermo qui in quanto voglio solo suggerire quanto accumulo di letture e di studi sottenda quest’opera e rischierei di far credere ch’essa sia soltanto un insieme citazionista, il che non è, ma ormai (e dovrebbe essere assodato, ovvio) nessuna scrittura può e deve prescindere da letture e studi vasti e profondi.
Lo spirito e la vastità del poema di D’Andrea pretendono anche che si mettano da parte i concetti più vulgati e più vieti di “bello” e di “armonia” (e lo dico perché continuo a leggere interventi critici e testi in poesia che a quei superati concetti continuano a rifarsi), dal momento che la natura stessa dell’opera travalica i limiti tradizionali del poema quale lo conosciamo – con questo non voglio dire che non ci siano parti meno convincenti in Nuovo Inizio, cali di tensione argomentativa e ritmica, forzature stilistiche o concettuali, ma che un’opera come questa dev’essere avvicinata tenendo presente un’estetica (se vogliamo così chiamarla) capace di confrontarsi con la realtà del web e nella quale anche le “scorie” o certe artificiosità trovano legittima dimora. Mi sembra infatti che, a cercare un motivo conduttore unificante di Nuovo Inizio, esso sia da rintracciare proprio nell’esperienza magmatica, estremamente polimorfica, continuamente cangiante, sovente disorientante della realtà nella quale siamo immersi (e uso non a caso, e per la seconda volta, quest’espressione).
Gianluca continua a usare la scrittura come acuminatissimo scandaglio del mondo, il suo intento resta quello d’interpretare il mondo e l’esperienza dell’immersione in esso, cosa ambiziosa e difficilissima, ovviamente, visto che il soggetto in questione dev’essere capace contemporaneamente di pensare il mondo e di pensare sé stesso immerso e quindi influenzato dal mondo. Di una tale prospettiva binaria il poema dà un’interessante rappresentazione, anche perché altro tema mi sembra essere quello dell’estrema complessità del reale e della quasi indicibilità dell’esperienza che durante un’intera esistenza si compie di quel medesimo reale – e intendo indicibilità in senso fenomenologico, seppure con la stimolante risultanza che un poema del genere non è l’immobile definitivo risultato di un lavoro di composizione, ma proprio quello che evidenziavo all’inizio: un ambizioso, coraggioso poema contemporaneo, un multiforme progetto, una rischiosa proposta.

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