Mario Andrea Rigoni: Parla Giulio Cesare

Quando mi fu chiesto quale morte mi sarei augurato,
risposi: “Quella che giunge inaspettata”. Sono ancora
dello stesso parere, ma il mio voto, se fu dal destino
adempiuto, riuscì più esiziale che se avessi avuto
una morte naturale. Né potevo immaginare che
alla congiura, oh dei!, avrebbe partecipato anche Bruto,
il figlio che avevo adottato. Tra tutte fu sua la pugnalata
che mi inferse il dolore maggiore. Avrei dovuto ascoltare
i presagi di Calpurnia, che mi aveva pregato di non andare
quel giorno in Senato. Non ero un uomo senza coraggio,
ero anzi temerario, come si vide bene quando passai
il Rubicone. Ma c’è gloria senza sfida e presunzione?
È vero tuttavia che non bisogna tentare la sorte due
o più volte. Mi rattristo anche per Roma, che con la mia
morte aprì le porte ad una nuova guerra civile nella quale
Bruto stesso dovette rivolgere contro di sé la spada.
E i congiurati che a torto temevano volessi farmi re,
non sapevano, stolti!, che ne sarebbero seguite intere
generazioni di imperatori, non certo migliori di me,
che avevo assicurato a Roma potenza e ricchezza e spesso
ai miei nemici clemenza. Cerco di essere obiettivo,
impersonale, come sono stato anche da scrittore.
Gli uomini non sanno che le azioni che fanno hanno
impreviste conseguenze e i fini che perseguono con cieco
furore per lo più si ritorcono contro di loro.

da qui

ma si legga anche qui e qui

– e aggiungo un mio sentito grazie a Jonny Costantino e al Primo Amore.

1 commento su “Mario Andrea Rigoni: Parla Giulio Cesare”

  1. “ Di quante cose abbiamo parlato, Mario e io, non appena ci siamo messi comodi e il primo sorso dell’eccellente prosecco di casa Rigoni c’ha dato il la. Abbiamo parlato del senso profondo del perseverare nel fare quello che facciamo, del perseverare restando umani e cercando di non farci turbare più di tanto dal rimbambimento generale. Abbiamo parlato di poesia e poeti, di cinema e pittura. Abbiamo parlato dell’imprescindibile Céline, di Benn e Fondane, di Malaparte e Primo Levi, di Bernhard e Ceronetti. Abbiamo parlato della malattia. Abbiamo parlato di Goffredo Parise (e ..”
    che delizia rileggere Rigoni attraverso le parole di Jonny Costantino!
    Grazie.

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