Oracoli (2)

Alfabeti

Ci sono segni, simboli, figure, interi alfabeti senza origine e senza sintassi, nello spazio dove l’ombra si raccoglie per farsi evento e sguardo: lo spazio dove la vita si immerge nella pienezza della sua libertà senza ragione, inavvertita, per vedersi rinascere a ogni alba nelle forme mobili, cangianti, che liberano nel giorno lampi ed echi del suo universo innominato, senza riposo. La scrittura del vivente segue i passi interminati di quella perpetua erranza: da una forma indefinibile al suo mistero rivelato, da ciò che apparentemente permane al vento che ne cancella il profilo, da quanto si richiude in bozzoli di pietra al lampo che spinge più lontano l’orizzonte. L’equilibrio è l’impronta che manca, l’immagine che nel cammino si lascia presentire come assenza. Perché è nelle cose, nella loro semplice, inafferrabile esistenza, che dimora la radice del canto: tutte, una ad una, lettere di un sillabario d’aria, d’acqua, di terra e di fiamma, sorgenti alle cui labbra la pupilla si offre come sete, si abbevera – per restituire alla lingua la misura inaccessibile della metamorfosi e del passaggio.

Oracoli (1)

Tracce

Lasciare tracce di parole è allevare ricordi che cresceranno senza i nostri occhi. Strappare alla notte il canto di stelle inesistenti, e dietro il coro d’ombre andare incontro all’altro in attesa nelle radure del respiro, nell’assenza che prende corpo e voce a ogni passo. Seguire il destino della fiamma che si offre in schegge di chiarore all’abbraccio del buio che la assorbe. Cadere come cade un lume in trasparenze d’acqua, nell’acqua spegnersi, e dentro l’acqua scrivere il senso della nascita, le cifre del naufragio, i volti silenziosi dell’esilio. Fare di ogni sguardo strappato all’abbandono, agli specchi incrinati della resa, un’isola levigata da fioriture d’onda. Di ogni mano che si tende, la dimora materna dove la neve viene ad abitare, a riconoscersi nei rivoli di vita in cui si scioglie.

Microeconomia

pulizie

Hans Magnus Enzensberger
da Panopticon, Einaudi, 2019
traduzione di Palma Severi

Ciò che gli economisti intendono per economia è, nel migliore dei casi, chiaro a loro; sulle loro idee il resto del mondo nutre non pochi dubbi, e quanto alla loro attività, ci si chiede se possa essere considerata di per sé una scienza. Essi infatti dispongono sì di istituti, cattedre e reddito garantito, ma la loro attività ha ben poco a che fare con le modalità con cui la maggior parte della gente, come casalinghe, pensionati o bambini, amministra i propri beni. Gli economisti si occupano preferibilmente di grandi aggregazioni e operano con enormi quantità di dati statistici. La maggior parte di loro è affezionata a un singolare intreccio di teorie che, non si sa bene perché, vengono considerate neoclassiche. A starli a sentire, ci si sente trasportati in un idillico mondo dai contorni fiabeschi. Con stupore si apprende che, pur con qualche oscillazione, il mercato tende sempre e inevitabilmente a un equilibrio. È efficiente, corregge e ottimizza se stesso, e tutti coloro che ne fanno parte si comportano in modo del tutto razionale. Tali supposizioni vengono date semplicemente per scontate, sebbene si tratti di pure ipotesi, non dimostrate quando addirittura non dimostrabili.

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Della (rara) capacità aggregativa

Esiste anche una capacità che definirei aggregativa nella poesia e nella personalità di Domenico Brancale: nel mese di giugno 2020 stampato da Prova d’Artista della Galerie Bordas di Venezia esce Cadavere squisito e in luglio Metromania Bacon/Artaud per un teatro che non andrà mai in scena. Si tratta di edizioni a tiratura limitata e numerata (ma non è la prima volta che ne scrivo qui) che, liberate da vincoli tipografici quali vengono tradizionalmente imposti alle pubblicazioni appartenenti a una stessa “collana”, assumono i formati più diversi diventando progetti d’arte e di scrittura (anche oggetti) molto originali e stimolanti. Continua a leggere Della (rara) capacità aggregativa

Il gran dondolio terrestre e celeste di Ombretta Ciurnelli

Torno molto volentieri a ospitare una nota di lettura – come sempre appassionata e di grande competenza critica – di Paolo Ottaviani che ringrazio per questo nuovo contributo e per la sua amicizia nei confronti della Dimora del Tempo sospeso (A. D.) 

Una rudimentale altalena, colta nel suo momento di stasi, senza alcun fanciullo che la faccia gioiosamente ondeggiare, solo una nuda tavola sospesa sopra una brulla radura, agganciata a due funi pendenti da un albero di cui è possibile vedere soltanto una parte del suo rado fogliame, è la suggestiva immagine, un poco ingiallita e offuscata, che campeggia sulla copertina dell’ultima raccolta poetica di Ombretta Ciurnelli: gí e ní, Edizioni Cofine, 2020.
Nella prima pagina del libro, in occhiello, troviamo la riproduzione della stampa litografica Relativity dell’artista olandese Maurits Cornelis Escher che, come è noto, propone, anche sulla base delle scoperte scientifiche nei primi anni del ‘900 di Heisenberg ed Einstein, una rappresentazione assai complessa dello spazio, quasi volendo dare una testimonianza grafica, spaesante e surreale, dei problemi posti dalla teoria della relatività.

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Fame di forma di fame

Haroldo de Campos2

poesia em tempo de fome
fome em tempo de poesia

poesia em lugar do homem
pronome em lugar do nome

homem em lugar de poesia
nome em lugar do pronome

poesia de dar o nome
nomear é dar o nome

nomeio o nome
nomeio o homem

no meio a fome
nomeio a fome

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Un pensiero di Marco Giovenale

Riporto, in quanto lo condivido in pieno, un passaggio da un’intervista con Marco Giovenale leggibile qui; seguo da tempo con estremo interesse il lavoro, la riflessione, l’opera, i progetti di Giovenale e continuo a individuarne la grande forza propositiva e innovativa.

“finché la cultura media del lettore italiano non farà pace con l’arte contemporanea, cercando e soprattutto intendendo, capendo, afferrando quelle sintonie che fino a quaranta-cinquanta anni fa erano addirittura evidenti nel percorso parallelo delle scritture letterarie, non ci sarà speranza per una estensione “di massa” o comunque ampia di nuove idee testuali. E i romanzi imposti dal mainstream continueranno a vendere come se fosse esclusivamente quello il “luogo del senso”, della produzione di senso, in termini letterari. (Mentre, a mio avviso, è proprio quello della grande distribuzione l’ultimo o il penultimo posto dove cercarlo, il più delle volte).
Forse una coscienza di strade devianti, felicemente diverse, è però già diffusa, irraggiatasi naturalmente attraverso l’arte di strada, i graffiti, la musica d’improvvisazione, e altre forme musicali, la fotografia digitale, la diffusione di blog e siti, la nascita di nuovi luoghi virtuali di coesione tra lettori e artisti. A volte in forma ingenua, a volte no”.

Pensare il volo (10)

Pensare il volo, pensarlo come slancio della mente e dello sguardo, identificarlo con il necessitato senso di libertà e con il sogno, lucidissimo, di menti intese a liberarsi dal giogo della gravità.

Quando Barbara Morgan fotografa Martha Graham dimostra (se mai ce ne fosse bisogno) che la fotografia non ferma (immobilizzandolo) il soggetto, ma che la fotografia è traccia di un ritmo continuo e incessante (quello della vita) e che la danza è il pensiero stesso quando esso diventa capace di rendere visibile quel ritmo.
La danza celebra così il corpo e il suo movimento, lo sottrae all’asservimento ad atti banausici e vili, il volo della mente è istante nel quale il corpo si rammenta della propria vivente bellezza.

Fratelli migranti

Patrick Chamoiseau

«I poeti dichiarano che il razzismo, la xenofobia, l’omofobia, l’indifferenza nei confronti dell’Altro che viene che passa che soffre e che chiama, sono indecenze che nella storia degli uomini non hanno fatto che aprire la strada agli stermini, e che dunque non accogliere, anche se per valide ragioni, colui che viene che passa che soffre e che chiama è un atto criminale.»

Patrick Chamoiseau
Fratelli migranti – Contro la barbarie
Traduzione di Maurizia Balmelli e Silvia Mercurio
Torino, add Editore, 2018

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Sulla purezza e sull’amicizia

(Il dono reciproco di libri illumina e alimenta l’amicizia. Per Domenico Brancale e Castor Seibel).

Torno volentieri a scrivere della figura intellettuale e umana di Castor Seibel e stavolta in relazione alla sua amicizia con Giacinto Scelsi.
Domenico Brancale ha curato per la raffinatissima collana Prova d’artista edita da Galerie Bordas di Venezia il libro Un’amicizia – Castor Seibel e Giacinto Scelsi (2019) che raccoglie una conversazione tra Castor Seibel e Luciano Martinis (artista, amico ed editore letterario di Scelsi con l’editrice “Le parole gelate”), 5 lettere di Giacinto Scelsi a Castor Seibel, 3 testi di Seibel dedicati a Scelsi, testi in versi del compositore tratti da Cercles e dal Sogno 101 e un testo conclusivo (Il Mi dell’amicizia) di Domenico Brancale. Continua a leggere Sulla purezza e sull’amicizia

L’ospitalità dello sguardo

Viene pubblicato il 9 luglio da Mimesis Edizioni il libro di Lorenzo Mari Il taccuino dell’intellettuale. Disegno e narrazione nell’opera di John Berger. Propongo una breve conversazione con l’autore che discute con passione e competenza alcuni luoghi bergeriani.

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Risorgenza, resistenza, vigilanza

Imbastendo una salda correlazione tra un termine-concetto derivato da Aby Warburg – résurgence -, un termine-concetto derivato dalla storia e dalla Guerra di Liberazione – résistance – e un termine-concetto di derivazione filosofica – vigilance – Yves Bergeret racconta qui della vita intellettuale e politica di uno dei luoghi da lui più amati – Die e la Valle della Drôme – e della scoperta, durante i suoi frequenti vagabondaggi, di stampe, di libri, di edizioni rare che si celano nelle biblioteche private o presso bouquinistes e antiquari della regione e che il poeta si porta a casa, studia, espone al proprio sguardo nella luce bellissima della sua maison affinché poi quello sguardo divenga lo sguardo dei lettori.
E sempre, sempre c’è un legame fortissimo con l’impegno in favore del dialogo tra persone provenienti da terre e culture differenti e di un necessario engagement che fa della parola e della scrittura uno strumento chiamato a non sottrarsi al suo dovere di presenza non solo in sede estetica, ma anche storica e politica.
L’engagement di Bergeret possiede una profondità storica (si vedano in questo caso la sua attenzione per i disegni di Tiziano o Michelangelo o per le partiture beethoveniane) che porta opere apparentemente lontane a dialogare sia fisicamente che idealmente tra di loro, una valenza politica che ne fa un atto incessante di vigilanza antifascista e di testimonianza memoriale, di attività antirazzista e, in sede estetica, di opposizione a qualunque forma di narcisismo e di vago, piagnucoloso o sentimentalistico spiritualismo.
Lo stesso atto fisico di Yves, quell’instancabile suo muoversi da borgo a borgo del Diois, quel suo cercare le persone per parlare con loro, quel suo vedere ciò che molti non vedrebbero (nel caso presente un libro, un catalogo, un disegno), quel suo parlarne e scriverne, lo stesso atto di prendere un’immagine e appenderla a un muro della casa (ma la casa di Yves è anche la concretizzazione visibile della sua mente, del suo pensiero, del suo sentire) sono sempre poesia in atto, una forma di entusiasmo e di slancio che sono la poesia mentre vive.