Leone, scorpione, rondone

Yves Bergeret

Leone
Lion

Tratto da Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta

 

La mia pietra è un fiume.
Il vento vi abita.

Sveglia, svegliati, tu, mano
che mi scolpisci, non hai finito.

La mia arenaria a stento mi indurisce la fronte.
La mia argilla ancora quasi molle
mi gonfia le labbra.

Due bolle d’aria,
sono i miei occhi che ti ipnotizzano,
due bolle d’aria rilasciate
dal pesce divino
in fondo al mio fango poco duro
bolle della voce dal fondo del mio fango.

Risveglia la mia voce,
tu che mi scolpisci.
Per il momento è il poeta
che mi presta la sua voce.

Voglio parlare da solo,
parlare forte domani
della mia Mesopotamia
di cui i peli della mia criniera
portano gli odori brucianti,
dei miei figli gli schiavi celti
che i Romani di Die perseguitano.

Voglio parlare forte
e reggere con la mia voce
l’energia dei tenaci costruttori,
dei geniali gemelli
che fanno onore
alla nostra valle resistente.

Lasciami posare i miei occhi
dove voglio.
Sulla scalinata di legno nuovo
che tu costruisci tavola dopo tavola
e posi senza parlarmene
vicino alla mia testa.

Grazie per la scalinata e le sue tavole.
Il giorno in cui dieci tempeste agiteranno
l’acqua folle della Drôme
e ci scaglieranno tutti
fino al mare impaziente
me ne farò una zattera.

Dalla zattera gialla
io ruggirò.

Il mio alfabeto lo trovo
nel rumore delle porte che sbattono,
nei ciottoli invisibili che rotolano
sul fondo dei gorghi.
Ogni momento io grido
libertà libertà libertà.

 

*

 

Leone-ciottolo, scorpione-rondone
Lion-galet, scorpion-martinet

Tratto da Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta

 

1
Stamattina la montagna abbozza un passo di lato;
tu prendi il tempo di voltarti:
un bambino nasce nel vostro burrone.

 

2
Accetta l’invito
della timida roccia
che sulla riva ascolta
ciò che teneramente
tra i gorghi
balbettano i ciottoli.

 

3
Verso nord la foresta dalle palpebre pesanti
ascolta giorno e notte
il ciottolo invisibile
che nel torrente rotola
e spera.

 

4
Ciottolo, figlio del torrente di montagna,
mio caro amico,
saprai cantare l’alba?

 

5
Il leone non prende le scale.
Sulla sua testa regge la mia casa
e mette in fuga l’usuraio.

 

6
Piccolo scorpione che fecondi l’eternità
tra due pietre della mia soglia
mordimi ogni dieci anni
affinché io non dimentichi
la parola selvaggia.

 

7
Immaginereste un leone venale?
E un’amicizia generosa?
E una pioggia asciutta?

 

8
Se la chiave della montagna è perduta
passa attraverso la nuvola.

 

9
Il sale crepita nel fuoco.
Contro la violenza crepita la parola.
Sempre. In controluce.

 

10
La mia montagna beve in un colore:
il blu.
A volte il sudore di un solitario le basta.

 

11
Vieni con me, montagna,
avventuriamoci lungo il fiume
fin dove sento vagire.

 

12
Gridando alla sera
i rondoni con vertiginosi voli
rimettono nella gola del poema
ciò che ogni ora la mia gioia ha vagito.

 

13
Montagna, mia grande navigatrice,
insegnami a immergermi, a nuotare nel folle turbine
festoso dei rondoni.
Tra qualche secolo mi indicherai la rotta.

 

14
All’alba un rondone tira il cielo verso il nostro tetto.
Tra i cespugli un merlo lo accompagna cantando.
Apri la tua porta, uno straniero arriva.

 

15
Quando avevo l’età del ciottolo, dice il vento,
provavo la mia verginità sulle tue creste.
– Vuoi dire nelle mie brecce? ribatte la montagna.

 

16
Non biasimo nessuna valanga, dice il torrente.
– A ogni disgelo, a ogni muschio
io rendo grazie, dice la trota.

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