Sulla purezza e sull’amicizia

(Il dono reciproco di libri illumina e alimenta l’amicizia. Per Domenico Brancale e Castor Seibel).

Torno volentieri a scrivere della figura intellettuale e umana di Castor Seibel e stavolta in relazione alla sua amicizia con Giacinto Scelsi.
Domenico Brancale ha curato per la raffinatissima collana Prova d’artista edita da Galerie Bordas di Venezia il libro Un’amicizia – Castor Seibel e Giacinto Scelsi (2019) che raccoglie una conversazione tra Castor Seibel e Luciano Martinis (artista, amico ed editore letterario di Scelsi con l’editrice “Le parole gelate”), 5 lettere di Giacinto Scelsi a Castor Seibel, 3 testi di Seibel dedicati a Scelsi, testi in versi del compositore tratti da Cercles e dal Sogno 101 e un testo conclusivo (Il Mi dell’amicizia) di Domenico Brancale.
Colpisce non poco quella che mi vien fatto di chiamare la purezza di un rapporto intellettuale e umano costituito di totale stima reciproca, di attenzione e cura, di profonda intesa. C’è purezza nel rapporto tra Seibel e Scelsi perché nessuno dei due vive o scrive nell’ombra dell’altro, ma ognuno riceve quella luce singolare che si genera dal dialogo e dall’ascolto reciproco, dall’ammirazione reciproca.
Quando infatti Seibel, conversando con Martinis, racconta della casa di Via San Teodoro direttamente affacciata sui Fori e di un Quartetto eseguito dagli Arditti e ascoltato su nastro magnetico in quella stessa casa, mette in evidenza la caratteristica tutta particolare della musica di Scelsi, capace di mostrare la forma geometrica pura degli oggetti (di una sigaretta, di un accendino, della fiamma dell’accendino – la mente va subito al Timeo di Platone), così che la musica scelsiana sa essere tempo e spazio, suono e visione, «è come un’ipnosi, un’estasi, è qualcosa di talmente spirituale che lo spirito può appena sopportarlo. Si gode questa musica, ma si gode questa musica a un livello tanto alto che è sovrumano, come il fenomeno della sua ascensione astrale che è ne Il Sogno 101, è un fenomeno, quasi extraterrestre».
Le lettere di Scelsi, riprodotte in facsimile e tradotte dal francese in italiano, testimoniano il formarsi dell’amicizia ancor prima che avvenisse un incontro personale e poi l’eccezionale intesa tra i due uomini spesso suggellata dal dono sempre graditissimo di libri. Suggestiona vedere il segno scelsiano per eccellenza,  O , apposto dal compositore in calce alle lettere (egli detestava firmare col proprio nome e aveva scelto questo segno che allude all’infinito) e suggestionano anche i nomi di luoghi d’Europa (Francoforte, Parigi, Amsterdam, Avignone…) dove i due amici si danno appuntamento per incontri che è facile immaginare fecondi di scambio intellettuale.
«Come una geometria: immagine che si ripiega sulla propria energia per risplendere. Per farla risplendere, quest’energia. Figure di sogno? Può darsi. Ma definiamo a partire da Scelsi che cos’è un sogno. Un suono-immagine. Il suono-immagine verso un chiarore – sogno diurno – lanciato più in alto degli astri, i nostri più alti punti di riferimento. Verso l’assoluto; e la visione chiede che la nostra vita sia a misura delle sue esigenze. […] Nelle sue opere scopriamo la luce, ma prima passiamo per le zone d’ombra: sorta di limbo, d’infiniti limbo. Teniamo conto dell’oscuro: non dev’essere trascurato. Attraversiamo i fenomeni che si fanno apparizioni, transizioni. Quando Scelsi immagina l’albero, sale con lui; l’albero cresce in lui. Non rappresenta né eventi né avventure; è lui stesso l’evento e l’avventura.
È così che la coscienza raggiunge la luce, è così che l’anima arriva all’amore» scrive Seibel.
Nel libro è riportato anche il testo di una cartolina di Seibel datata 8.8.88 («Quattro volte 8. // L’infinito. // Il senso della sua musica è l’ascensionale, / l’opposto della gravitazione! Il suono altissimo verso l’alto!») – proprio quel giorno Scelsi moriva.
E aggiunge Seibel riflettendo sull’arte scelsiana: «La poesia – quando c’è poesia – rifiuta e distrugge ogni tentativo di spiegazione. La poesia è, punto e basta.
È lei che porta l’uomo verso il suo interno che è spazio illimitato. Come, come voler spiegare la poesia quando è lei stessa che spiega il mondo!
Per Giacinto Scelsi, poesia e suono costituiscono questo spazio illimitato, questa luce che ci unisce all’universo. […] Scelsi si immagina come semplice veicolo attraverso cui passa ciò che, continuamente, è in divenire».
Il libro della Galerie Bordas riporta infine alcuni testi poetici, ivi compresa la dedica dell’edizione del Sogno 101 – II Parte – Il Ritorno per i tipi delle “Parole gelate”: «À Castor Seibel dans l’ombre ou la lumière c’est la vision qui importe  O »
È infatti innegabile che la scrittura in versi sia in Scelsi perfettamente coerente con la sua percezione della realtà e con il suo procedimento di composizione musicale, libera da qualunque suggestione letteraria (benché Scelsi sia stato un appassionato lettore e conoscitore di poesia) e non soggetta a finalità letterarie perché concepita alla stessa stregua della musica: suono e visione, tempo e spazio, geometria e movimento.
Dice Domenico Brancale riflettendo sull’amicizia tra Scelsi e Seibel: «La lettera è lo spartito con il quale uno si rivolge all’altro prima che sia canto il loro dialogo muto. Ogni parola è la nota tra le fessure del pianoforte, tra gli intervalli musicali delle azioni che si compiono, tra gli interstizi del quotidiano» – ed è ben vero che nelle pagine del libro ritorna il tema (grande e bellissimo) del dialogo muto e intenso, del silenzio significante e colmo di senso, di un’affinità elettiva di decisiva profondità. Tenera la nostalgia per l’amico scomparso che si percepisce nelle parole di Castor Seibel, esaltante il pensiero di quello ch’è stata (e che potrebbe tornare a essere) un’Europa intessuta di rapporti amicali tra spiriti liberi capaci di cercarsi e di trovarsi. Nello stato di estrema penuria culturale e spirituale attuale le tracce di una tale amicizia risplendono.

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