Anni di poesia

Marco Ercolani

Nota di lettura a:
Elio Grasso
Anni di poesia
Recensioni e interventi 1985-2019

Puntoacapo, 2020

…… Alcuni libri, più di altri, non si sottomettono a nessuna classificazione. Anni di poesia, di Elio Grasso, è uno di questi. Grasso espone, con seria, competente, divertita, spesso feroce nonchalance, il repertorio dei volumi di versi (non solo italiani), di cui ha scritto, fra il 1985 e il 2019, nonché alcuni interventi di critica poetica. La particolarità di questo libro, il suo quid specifico, è quella di essere del tutto immune da qualsiasi ideologia critica. L’autore raccoglie liberamente, in ordine cronologico, le sue note e i suoi interventi, e basta. Certo, tutto non è così semplice: “semplificare non è mai un buon segno”. Se c’è un autore posseduto dal demone della poesia, questo autore è Elio Grasso. Quindi il lettore deve accingersi a capire qualcosa di più di questo libro saggistico. L’autore tratta la materia poetica come un’esperienza personale. “Bisogna tenere conto dell’esperienza, che è parziale ma pur sempre unica maestra”. Ha un solo rimpianto: che la poesia abbia “smarrito la ricerca di forme inattese”. L’esistenza della poesia, per Grasso, è la legittima difesa dell’oscurità del senso, per la sola ragione che ogni poesia vera è sempre un mistero della lingua, una musica astratta/concreta del pensiero. Nulla può e deve essere riconducibile a un unico significato: il corpus della poesia grassiana lo dimostra, a tutt’oggi.
…… Tornando a questo libro, la cui lettura divertirà e irriterà i lettori di poesia, dobbiamo partire dalla sua epigrafe, tratta da una canzone di Jimmy Fontana: “Il mondo non si è fermato mai un momento”, perché queste parole sono un indizio esemplare. Il mondo scorre, e noi non possiamo farci niente: forse tracciare due appunti a margine, per evitare l’assoluta smemoratezza. D’altronde, la mancanza di un’epigrafe seriosamente poetica ci rivela la natura di divertissement di questo libro critico. E lo stesso Hofmannsthal lo sottolinea: “La profondità va nascosta ma dove? Alla superficie”.
…… Anni di poesia tratta di libri di poesia: questo è significativo. Il lettore troverà non delle chiacchiere intorno ai poeti ma dei segni precisi: le loro opere. L’autore non emette giudizi e non propone modelli: scrive quello che pensa di un volume di versi appena letto. “In Anni di poesia si procede per divagazioni, veritiere menzogne, ridenti precisioni, relatività nonostante gli intenti cronologici, e qualche piccolo azzardo”. La sensazione, leggendo, è quella di udire una voce unica e irriducibile che, con il pretesto di una recensione, enuncia, con divagante precisione, la sua poetica. Ogni testo è un guizzo personale, uno schizzo imprevisto. Il lettore si troverà a conoscere non soltanto i libri dei poeti più importanti degli ultimi 35 anni ma anche quei volumi che sono entrati nel gusto dell’autore e hanno innescato cortocircuiti con le sue predilezioni: il segreto di Anni di poesia è questa piena libertà espressiva, non condizionata da ideologie di potere. “Una linea di poesia non c’è, ma la poesia si adatta perfettamente alle conseguenze di un mondo dislocato nell’ingegnosa mitologia pop”. Leggendo pagine che si sono dipanate per oltre trent’anni, si ha anche la sensazione di una sola, irriducibile pulsazione interna, la passione per il mistero di una lingua sempre nuova, spinosa e indifesa: “La poesia, dunque, resta un unico giorno, e l’ultima lettura diventa la prima”.
…… La digressione che il libro ci propone, esaminando molti volumi di versi, è una falsa digressione. Grasso costruisce, pagina dopo pagina, un suo viaggio intorno al fenomeno “poesia”, una poesia che si rigenera ogni volta, senza un prima e senza un dopo, non cercando gli archivi del suo “essere stata” ma la sospensione del suo “essere ancora”, in futuro. Questo libro è un pozzo arcaico da cui continuare a far riemergere vasi traboccanti che ora ci sorprendono, ora ci spiazzano: in nessun punto è un trattato critico ma, al contrario, un caleidoscopio di possibilità espressive del dire poetico. Nel palcoscenico privilegiato di Anni di poesia appaiono poeti giovanissimi, lirici e sperimentali, autori sommersi, maestri del Novecento europeo (da Mandel’štam a Celan), classici della poesia contemporanea italiana (da Pagliarani a Cagnone a De Angelis). L’autore torna spesso su certi autori come se fosse inesauribile e necessaria, per lui, la decifrazione del loro cammino.
…… Grasso innesca un libro-ordigno che non vuole mappare la poesia contemporanea per un qualche uso storico o ideologico, al quale non crede affatto, ma per viverla nella sua intrigante e inesauribile fascinosità (alcune note su Franco Beltrametti sono, a questo proposito, commoventi e significative, tracce di una poetica e di un’amicizia inscindibili, nel solco di certi ritratti critici di Emilio Villa scritti da Nanni Cagnone, ma dove la biografia non è mai aneddoto ma parte integrante del dire).
…… “I poeti dalle mani vere (ancora Celan) hanno con sé poesia vera, le loro biografie sono rivelate da ciò che i versi nascondono. I critici d’intelletto dovrebbero porsi in mani che a questo punto non sono altro che la manciata di pagine di un libro. Interesserà la biografia, ma dopo. Stuzzicherà il pettegolezzo, ma ancora dopo, molto dopo. Il critico si affidi a quelle mani diventate parole, senza nulla per sé, sperando in un riemergere dall’abisso. Parlare risulta facile come abbandonarsi alla gravità. Ma è l’acrobata, lo sappiamo, a tenere il segreto e il mistero che permettono di alleggerire il peso. Sfuggire questo peso, sulla terra, potrebbe essere un buon compito da desiderare”.
…… Un poeta sfuggito a questo “peso sulla terra” è Lorenzo Pittaluga, che Grasso conobbe in vita, e di cui scrive: “A Pittaluga premeva inseguire la poesia ed esserne inseguito. Un rapporto barbaro, eppure formalmente raffinato. Egli dunque possedeva una poesia che lo trafiggeva senza mezzi termini: in questo si esprimeva la velocità di composizione, il gesto rapidissimo, come il passaggio di un dardo. C’era un destino inesplorato di completa dedizione da cui Pittaluga è stato ingoiato, nei pochi anni in cui ha potuto attraversare quella regione poetica tanto desiderata, fin dalla gioventù”.
…… E gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Elio Grasso affolla le sue pagine di una poesia “testimone delle scosse telluriche, del terremoto”, di opere che sono “pietre, fenditure, baratri sorvolati da proiettili”; se ne fa testimone, con tono ora di vicinanza appassionata ora di ironica distanza, con sibilline sentenze e lapidarie conclusioni, spiazzando le attese del lettore. Anni di poesia è un libro di rigorosa e necessaria inservibilità, perché la poesia non appare, qui, come un prevedibile esercizio lirico ma come un perpetuo, insensato jouer, una gioia privata disseminata nei mille libri letti – un arcipelago che non compone nessuna mappa precisa di isole ma che esiste in quanto tale. L’autore si definisce non un critico ma “un flâneur un po’ snob e un po’ situazionista” e Mary Tolusso sottolinea la sua “scrittura puntuale, ma anche frontale, con una giusta dose di provocazione”.
…… L’autore non accondiscende a nulla e a nessuno. A lui interessa l’originalità dispettosa del critico e la libertà disubbidiente del poeta. Anni di poesia è la storia, incompleta, delle letture di uno scrittore ossessionato da quella che Jurij Ortèn definiva “la cosa chiamata poesia”. L’aria “destinale” che lo attraversa è un preciso trattato di poetica. L’autore sembra avvertirci che non contano i metodi o i pensieri astratti quanto il riconoscere la materia verbale del poeta come lingua originale e gustosa, che traduce il mistero in forme adeguate, dove il sapere è anche il sàpere. “Oggi la poesia è polverizzata in mille rivoli e non sono nemmeno tanto interessanti. Critici come un tempo che la delineavano, utilizzando i poeti del loro tempo, incommensurabilmente migliori, non ce ne sono. Ma può essere che mi manchi qualcosa, i dubbi li ho sempre, a differenza di questi giovinetti che sono sempre sicuri di tutto”. Grasso, benché parli di “dubbi”, in questo libro ci appare come un critico sicuro dei suoi gusti fino alla sfrontatezza. “Ogni poesia tende un’imboscata a chi vuole parlare del più e del meno con destrezza, dimenticando che il linguaggio non è sintomo della realtà ma l’incarnazione di un pensiero che costruisce cambiamento”. Si può essere più chiari di così? Elio, parafrasando Seferis, richiama i poeti alla “responsabilità dei propri sogni”. Ed è essenziale, oggi, parlare non dall’esterno ma dall’interno del fenomeno poetico, con feroce cortesia, simulando un’innocenza che non esiste ma che è sempre reale, nella fiamma fredda del dire in versi. Ancora una volta, citando Mandel’štam, “l’aria della poesia è l’inatteso”.

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Nota
Dove non si specifichi l’autore, tutte le citazioni presenti
sono tratte da Anni di poesia di Elio Grasso.

1 commento su “Anni di poesia”

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