Alfredo De Palchi (1926-2020)

Alfredo De Palchi

L’occhio della serpe è un qualsiasi dio––
uragano che scopre fondamenta
travi chiodi
e con la spirale centripeta spazza
il quotidiano lasciando al raso
il reale più fecondo

questa la serpe bella fredda
testa piatta a triangolo a stemma
di religione––l’amo perché strisciando
sibila con sveltezza la lingua
sulla centrifugazione degli oggetti
e nell’occhio centra stolidamente
le emozioni di chi non sa reagire

ogni uovo di serpe contiene compatto un uomo
qualsiasi, l’uragano è la realtà che fabbrica
il piede: la mano stupenda––il paradigma.

(1964)

Scacchiera

Yves Bergeret

Io porto
il vento dell’alba
a dispetto di tutto

Io porto
verso il cielo dello straniero
la polvere del sogno

Io riporto
dall’orizzonte che trema
il profumo dell’assenza

Io riporto
l’orizzonte e la sabbia che si distendono
al libro sul quale
hai posato la testa per dormire

Tratto da:
Damier
Espace du désert et de la montagne au Mali

Éditions Langue et Espace, Paris, 2000
(Cfr. qui)
Traduzione di Francesco Marotta