La Casa dei Pittori di Koyo

Yves Bergeret

 

La creazione della Casa dei Pittori
nel quadro del Progetto di Sviluppo
del villaggio di Koyo

 

 

Tratto da:
La Maison des Peintres de Koyo
Éditions Voix D’Encre
Montélimar, 2006

Traduzione di Francesco Marotta

 

 

(Continua da qui)

 

Il 16 luglio 2006 è stata inaugurata la Casa dei Pittori di Koyo.

Nell’agosto del 2000 sono arrivato per la prima volta al villaggio, invisibile dalla pianura, situato sulla cima della sua montagna. Il villaggio è Dogon, di un’etnia Dogon la più a est di tutte; la sua lingua, non scritta, il «toro tegu», è parlata in una ventina di villaggi della regione da 5000 persone. Cercavo di incontrare dei «posatori di segni» tra quelle montagne di arenaria, tabulari, misteriose, all’entrata meridionale del Sahara: presagivo qualcosa.

Infatti, durante il mio secondo soggiorno, sei mesi più tardi, gli Anziani mi mostrarono tre case i cui muri interni, in terra, ospitavano delle magnifiche pitture. In seguito me ne hanno mostrate molte altre. Nell’agosto del 2001 ho cominciato a creare con i «posatori di segni» del villaggio i nostri poemi-pitture su tessuto, su carta e su pietra. Questo dialogo creativo ha assunto poi delle forme originali e straordinarie, tanto sul versante etnologico che su quello della poesia e dell’arte contemporanee.
Queste opere vengono esposte in Europa; io accompagno le esposizioni con conferenze, articoli, emissioni etc. In questo modo si finanziano la produzione di queste opere e, soprattutto, le tappe del Progetto di Sviluppo (costruzione di una Scuola; raddoppio delle superfici coltivabili; programma sanitario, per il quale il ruolo e l’apporto del dottor Pierre Lamache si rivelano essenziali; etc.), Progetto che i pittori e tutto il villaggio hanno definito e che noi realizziamo insieme.

Dei visitatori esterni si presentano al villaggio «per vedere le pitture e i poemi». Impossibile aprirgli le case private coi muri dipinti; i riti, il rispetto, il pudore non lo consentono. Abbiamo dunque realizzato questa Casa dei Pittori. E’ stata costruita agli inizi del 2006, durante la stagione secca.

Quando ritorno nel luglio del 2006, per il mio sedicesimo soggiorno al villaggio, le sinopie, vasti abbozzi preparatori, sono già tracciate sui muri. E’ la prima casa dipinta insieme dai cinque pittori, i miei compagni di creazione per i poemi-pitture; prima del nostro incontro, ognuno di loro, probabilmente da una mezza dozzina d’anni, dipingeva da solo a casa sua e unicamente là. Ma, dopo sette anni che creiamo i poemi-pitture, essi hanno acquisito, sul tessuto o sulle pietre, la pratica della creazione comune, talvolta anche, su un tessuto particolarmente grande, tutti insieme.

Nel giugno del 2005 uno dei pittori, Hamidou Guindo, ed io siamo stati invitati a Roma, al Museo Nazionale Etnografico Pigorini, per una grande esposizione delle nostre opere. Il pittore poi ha anche incontrato degli specialisti in Francia. A Die, uno scambio significativo di competenze nel campo della pittura su terra, della preparazione dei muri e dei pigmenti colorati ha avuto luogo, per più giorni, tra Hamidou Guindo e Patrick Crébier, esperto di pittura su terra e insegnante al GRETA-Viva5 (Centro di Formazione Professionale).

Il GRETA-Viva5, avendo deciso di contribuire alla creazione della Casa dei Pittori di Koyo, mi aveva consegnato una grande quantità di colori in pigmenti naturali. Sul posto, a Koyo, Hamidou Guindo ha lui stesso istruito i suoi compagni di creazione pittorica nella preparazione e nell’uso di quei particolari pigmenti.

I pittori completano e portano a termine finalmente le loro pitture il 15 e 16 luglio, mentre, nella stessa giornata del 16, quattro «Donne che Cantano» levano i loro bellissimi canti rituali, me li spiegano e me li trasmettono, proprio lì vicino, nella Scuola, altra Casa che abbiamo costruito due anni prima, grazie anche ai poemi-pitture, e che funziona bene. Quando hanno finito di dipingere, i pittori, come ogni volta, mi chiedono di «annotare quello che hanno scritto» lì sui muri, spingendo fino al limite della sua logica e al compimento della funzione che le assegnano – la trasmissione – l’opera collettiva che hanno così creato.

(…)

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