Poemi di Poyols

Poemi di Poyols
Poèmes de Poyols

 

Testi di

Yves Bergeret

e di

Xavier Lemaître

Tratto da Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta

 

1

A poca distanza dal ruscello,
un fango grigio con le impronte
del capriolo assetato.
L’acqua mossa cancella quel segnale.
Le foglie ondeggianti del giovane pioppo
slacciano il corpetto blu del cielo.
Di ogni cosa la libellula immagina
l’accordo e il movimento
e porta a tutti un segno di assenso.

*

La pelle ruvida dell’elefantino
la riconosco nella scrittura delle pietre,
quelle pietre che alcuni, in epoche di fede febbrile
tagliano e intagliano nei timpani
delle chiese affinché il barrito risvegli il mondo.

 

*

 

La piralide del bosso

Orione sacrifica legno sacro.
La crisalide filata dall’esile bruco è infranta.
La farfalla spettrale ha bruciato il bosso nutrito d’acqua, di terra, di sole.
L’essere che muta forma vive, uccide, si riproduce…

 

2

 

L’impronta

L’orma s’imprime e pesa, nomina e racconta l’animale.
Una femmina di camoscio e il suo cucciolo si sono dissetati .
Un cinghiale si è rotolato.
Un predatore ha passato il guado.

*

Il passo, il fango fanno segni.

*

Il ruscello che nutre apre i suoi margini ai racconti della notte.

*

Nella notte dei tempi, mani a rovescio
inventano l’arte parietale.

 

*

 

La pelle rugosa dell’elefante
– o il sapere geologico che il vento
tocca con le sue dita guantate nelle cavità delle falesie.

*

La pelle rugosa dell’elefante
– o la partitura concitata
che la libellula instancabile riprende
radente il fango grigio.

*

Il vento d’alta quota cerca con rabbia
ciò che nello stesso tempo il vento di fondovalle
cerca in direzione opposta,
entrambi venti che fiutano a caccia dell’odore
dove gratta prude la ruga-madre
della pelle grinzosa del giovane elefante.
Desiderosa di dire che cosa?

*

Le sue rughe sono i tuoi pentagrammi,
o canto delle pietre!

 

3

 

In periodi di forte umidità
la pelle dell’elefante germoglia
in masse loquaci di nuvole.

*

Cessata la pioggia, quando l’aria è limpida
le nostre montagne non nascondono più
di essere la pelle rugosa dell’elefante
che attraversa i mari e le guerre
lasciando tracce sulle ginocchia e sui gomiti
degli insonni che camminano lungo i crinali
e scolpiscono i timpani delle chiese.

*

Io dormo su un letto di sassi.
Il pioppo che stormisce ride di me.
Una minuscola nuvola si allontana a sinistra.
La falesia e la cresta piantano sotto le mie vertebre
la radice della loro maestosa altitudine.

 

*

 

Levigature

Degli arbusti immergono le loro radici nell’acqua e offrono le loro foglie alla luce.
Le radici sono un rifugio, le foglie cantano ai venti.

*

Percussioni cristalline sulle pietre levigate in ciottoli battono il richiamo delle risorgenze d’altura.
Un crescendo o un semplice sospiro del flusso modifica la melodia e riscrive la partitura.

*

Mentre la libellula solca la superficie delle acque per controllarne il corso, altri insetti la agitano per rallentarlo.

*

I trilli delle cinciallegre annunciano il nuovo ciclo vespertino.

*

Il sole s’inclina lentamente dietro una cortina di alberi sulla montagna.

*

Gli ultimi raggi si insinuano per accarezzare la superficie dei ciottoli modellati e depositati dall’acqua.
Le piogge hanno ravvivato il ruscello quasi prosciugato.
Le prossime piene restituiranno al piccolo ponte di ferro legittimità e dignità.

*

Nell’acqua fluente, ogni essere vive e si scopre libero!

1 commento su “Poemi di Poyols”

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