Antidoti

Il testo che segue è stato pubblicato alcuni giorni fa da Ol’ga Sedakova sulla sua pagina Facebook. L’ho tradotto per i lettori italiani come una lettera aperta proveniente da uno spazio di grande consapevolezza e coraggio. E. C.

Ol’ga Sedakova

In un tempo di morte io ci sono già vissuta. Si chiama stagnazione. Ma quel tempo era di morte in un modo diverso rispetto a questo: era una pre-morte prolungata. Aveva già tirato le cuoia, ma non se ne voleva andare. Questo tempo, invece, è un’apparizione del morto dalla soglia della morte. Era già tutto estinto da tempo e, come se niente fosse, è ricomparso, solo in stile cimiteriale. Per me, il simbolo di quel tempo di morte era il silenziatore. Non sapevano produrre un bel niente, però silenziavano tutto e dappertutto. Quando spensero il silenziatore ogni cosa si fece incredibilmente più udibile, più visibile, ecc. Mentre il simbolo di questo tempo è, senza dubbio, il veleno, l’agente tossico. I veleni e gli agenti tossici di ogni tipo (quelli delle discariche, dei gas, quelli alimentari. I veleni sono gli strumenti più infami di assassinio: l’avvelenamento). Sto parlando, naturalmente, del clima generato dal sistema. Quel tempo aveva i suoi anti-silenziatori, questo i suoi antidoti

Traduzione dal russo di Elena Corsino

Ol’ga Sedakova (1949) è poeta, saggista, traduttrice. Sue poesie possono essere lette in italiano nel suo sito (qui) nella traduzione di A. Mainardi. È vincitrice del Premio Lerici Pea “alla Carriera” 2020.