Storie

Roberto Bolaño

Testi tratti da Los perros románticos
(da qui)

JUNTO AL ACANTILADO

En hoteles que parecían organismos vivos.
En hoteles como el interior de un perro de laboratorio.
Hundidos en la ceniza.
El tipo aquel, semidesnudo, ponía la misma canción una y otra vez.
Y una mujer, la proyección holográfica de una mujer, salía a la terraza
a contemplar las pesadillas o las astillas.
Nadie entendía nada.
Todo fallaba: el sonido, la percepción de la imagen.
Pesadillas o astillas empotradas en el cielo
a las nueve de la noche.
En hoteles que parecían organismos vivos de películas de terror.
Como cuando uno sueña que mata a una persona
que no acaba nunca de morir.
O como aquel otro sueño: el del tipo que evita un atraco
o una violación y golpea al atracador
hasta arrojado al suelo y allí lo sigue golpeando
y una voz (¿pero qué voz?) le pregunta al atracador
cómo se llama
y el atracador dice tu nombre
y tú dejas de golpear y dices no puede ser, ese es mi nombre,
y la voz (las voces) dicen que es una casualidad,
pero tú en el fondo nunca has creído en las casualidades.
Y dices: debemos de ser parientes, tú eres el hijo
de alguno de mis tíos o de mis primos.
Pero cuando lo levantas y lo miras, tan flaco, tan frágil,
comprendes que también esa historia es mentira.
Tú eres el atracador, el violador, el rufián inepto
que rueda por las calles inútiles del sueño.
Y entonces vuelves a los hoteles-coleópteros, a los hoteles-araña,
a leer poesía junto al acantilado.

 

SULLA SCOGLIERA

In alberghi che somigliavano a organismi viventi.
In alberghi come l’interno di un cane da laboratorio.
Affondati nella cenere.
Il tipo che, seminudo, suonava in continuazione la stessa canzone.
E una donna, la proiezione olografica di una donna, usciva sulla terrazza
a contemplare gli incubi o le schegge.
Nessuno capiva niente.
Ogni cosa perdeva senso: il suono, la percezione dell’immagine.
Incubi o frammenti incastonati nel cielo
alle nove di sera.
In alberghi che somigliavano a organismi viventi da film del terrore.
Come quando uno sogna di ammazzare una persona
che non finisce mai di morire.
O come quell’altro sogno: di uno che sventa una rapina
o uno stupro e colpisce il rapinatore
fino a scaraventarlo al suolo e lì continua a colpirlo
e una voce (ma quale voce?) domanda al rapinatore
come si chiama
e il rapinatore dice il tuo nome
e tu smetti di colpirlo e dici non può essere, quello è il mio nome,
e la voce (le voci) dicono che è una casualità,
ma tu in fondo non hai mai creduto alle casualità.
E dici: dobbiamo essere parenti, tu sei il figlio
di qualcuno dei miei zii o dei miei cugini.
Ma quando lo sollevi e lo guardi, così magro, così inerme,
capisci che anche questa storia è una bugia.
Sei tu il rapinatore, il violentatore, il ruffiano inetto
che si aggira per le strade impraticabili del sogno.
E allora ritorni negli alberghi-coleotteri, negli alberghi-ragno,
a leggere poesia sulla scogliera.

 

*

 

NI CRUDO NI COCIDO

Como quien hurga en un brasero apagado.
Como quien remueve los carbones y recuerda.
La Tempestad de Shakespeare, pero una lluvia sin fin.
Como quien observa un brasero que exhala gases tóxicos
en una gran habitación vacía.
Aunque tal vez la grandeza de la habitación
resida en la edad del observador.
En todo caso: vacía, oscura, el suelo desigual,
con cortinas donde no deberían,
y muy pocos muebles.
Como quien mueve las brasas
y aspira a todo pulmón
el aire criminal de la infancia.
Como quien se acuclilla y piensa.
Como quien remueve el carbón
bajo La Tempestad de Shakespeare que golpea las calaminas.
Como el carbón que exhala gases.
Como las brasas deshojadas como una cebolla
bajo la batuta del detective latinoamericano.
Aunque tal vez todos estemos locos
y nunca haya habido un crimen.
Como quien camina de la mano
de un maníaco depresivo.
Escuchando a la lluvia batir
los bosques, los caminos.
Como quien respira junto al brasero
y su mente remueve las brasas
una a una.
Como quien se vuelve a mirar a alguien
por última vez
y no lo ve.
Como las brasas que arden
mientras Ariel y Calibán
sostienen la soledad del muro del oeste.
Acuclillados uno frente al otro.
Como quien busca su rostro
en el corazón de la cebolla.
Hurgando, hurgando
pese al frío y los gases:
un abrigo de fantasía.
Como quien remueve el brasero apagado
con la batuta de un detective
inexistente.
Y La Tempestad de Shakespeare
no aminora en esta isla maldita.
Ah, como quien remueve las brasas
y aspira a todo pulmón.

 

NÉ CRUDO NÉ COTTO

Come chi fruga in un braciere spento.
Come chi smuove i carboni e ricorda.
La Tempesta di Shakespeare, però una pioggia senza fine.
Come chi osserva un braciere che esala gas tossici
in una grande stanza vuota.
Anche se, forse, la grandezza della stanza
sta tutta nell’età dell’osservatore.
In ogni caso: vuota, oscura, il pavimento disuguale,
con tendine poste dove non dovrebbero essere,
e pochissimi mobili.
Come chi agita le braci
e aspira a pieni polmoni l’aria criminale dell’infanzia.
Come chi si rannicchia e pensa.
Come chi smuove il carbone
sotto La Tempesta di Shakespeare che sferza i laminati.
Come il carbone che esala gas.
Come le braci sfogliate al pari di una cipolla
dal bastone del detective latinoamericano.
Anche se probabilmente siamo tutti pazzi
e non c’è mai stato nessun delitto.
Come chi cammina mano nella mano
con un maniaco depressivo.
Ascoltando la pioggia che sferza
i boschi, i sentieri.
Come chi respira vicino al braciere
e la sua mente smuove le braci
una ad una.
Come chi si volta a guardare qualcuno
per l’ultima volta
e non lo vede.
Come le braci che ardono
mentre Ariele e Calibano
reggono la solitudine del muro dell’occidente.
Accovacciati uno di fronte all’altro.
Come chi cerca il suo viso
nel cuore della cipolla.
Frugando, frugando
nonostante il freddo e i gas:
con un cappotto di fantasia.
Come chi smuove il braciere spento
con il bastone di un detective inesistente.
E La Tempesta di Shakespeare
non si placa su quest’isola maledetta.
Ah, come chi smuove le braci
e aspira a pieni polmoni.

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