Disvoluta invisibile ma cieca

Carmelo Bene

Disvoluta invisibile ma cieca

[anatomia, 6]

Tratto da:
‘l mal de’ fiori
Milano, Bompiani, 2000

Disvoluta invisibile ma cieca
in altrove de’ sensi paradisi
s’è innamorata di mia similvita
una d’aria ragazza che non sa
d’esser sonata e mi solfeggia un che
din din tac tà crà crà bum bum nel riso
che staccato gratuito par appreso
in ascoltar il mio impensato star
prima dei fiori allora che non era
carne senza concetto a la manìa
d’un’animachessia traumato soma
che nel sembiante sparto è da nasale piramide
aspirante a la che intimato è immota starsi
s’è profumo di zagare e in torcer de le nari
aggrinzar l‘ingrugnite cartilagini
s’è fetore ’nformato in l’olfattivo bulbo
dentro della patrona sua pensosa materia
che al contraffar del naso indifferente
sola è incline a sgustarsi
e mai questa accusar ch’è flatulenza
d’Essere

Strema la mano lei dovrebbe scrivermi più spesso
che non si dia in frangenti come questi
………….dove forzato da nessuna istanza
seguita il tratto a dir
del muso ch’è smorfiato
in rubicondo ore Li orizzonti
labiali tende il muscolo risorio
a inscoprir superinfera arcodonda
la corona d’eburnea madreperla
trentaduevolte seviziata in tessere
radicate ’n gingiva pulpa dentis
Ahiunosolo frantuma in mugghìo ghigno
che non sai più sorridermi d’estate mai trascorsa
noi due insieme hai scordato ed è finita
un solhai ! fa la mente addio per dove chissà ci rivedremo
stupidita
com’è in l’O ch’è la croce ’n carne terrea
tumida delle labbra da le glandule
fitte sì come gli acini ne’ grappoli d’Isabella ch’è l’uva
ne ’l sanguigrumo brulicar enfiato
rattenute siccome ’n vitrea forma
da pellicine ’n scaglie
che son veli che son caduco screpolo
se non molli di bava a mò di prode
arse se non bagnate d’ondaschiuma
dell’umore secreto ch’è dei baci baciati – gli arti e i muri di calce
da poetica indù laluna d’ambra in gramaglie
di serate ch’hanno in testa quel cielo
.. d’amaranto non più –
baci ’mpressi a la bocca imbavagliar
in vaporio de li aliti confuso
in sugger lingua e lingua in non si dir

Attardato che sia disvelto è il bacio
dall’urgere del fiato ’n faringea la grotta
e ’n l’incavato tubulo nel collo
ch’è laringe ’n che vibrano vocali
corde e ’l tremor fa lo spirar del soffio
dicente suono che – sottratta al succhio –
dato è alla lingua articolar de’ baci
la vicenda cortese ‘n che l’amor
de l’amor della voce è innamorato

Voce mia tua chissà chiamare questo
Mia tua chissà la voce che chiamare
ventilato è suonar che ne discorre
in che pensar diciamo e siamo detti
vani smarriti soffi rauchi versi
prescritti da un voler che non si sa
disvoluto e alla mano intima incisi
segni qui divertiti disattesi
sensi descritti testi
d’altri che morti fiati
dimentichi ’n mia tua chissà la voce

Noi non ci apparteniamo È il mal de’ fiori
Tutto sfiorisce in questo andar ch’è star
inavvenir
Nel sogno che non sai che ti sognare
tutto è passato senza incominciare
‘me in quest’andar ch’è stato

__________________________
Disvoluta invisibile ma cieca, sesta parte della sezione “Anatomia” de ‘l mal dei fiori di Carmelo Bene, si legge in Poesia Contemporanea e Nuove Scritture, con un pregevole intervento critico di Alessio Paiano.

Il Carmelo Bene-Pinocchio è opera di Orodè Deoro.

3 pensieri riguardo “Disvoluta invisibile ma cieca”

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