Salmo 129 (sexies)

Polvere (alla polvere)

Posseggo la prima copia della prima edizione della mia prima opera poetica, Il nonno non abita più qui, è morto. E’ una copia con autografo e dedica, la conservo, insieme alla busta affrancata con la quale me la sono spedita, in una teca che fa bella mostra di sé sulla credenza al centro del salotto. Gli amici che vengono a farmi visita rimangono per ore, estasiati, davanti a quella reliquia. E’ successo pure che alcuni di loro ho dovuto letteralmente buttarli fuori di casa: arrivati alle otto di sera, alle quattro del mattino erano ancora lì rapiti, in contemplazione. Qualcun altro, prima di cadere in trance davanti all’ostensorio, ha provato a chiedermi con insistenza quale fosse il contenuto della mia autodedicatoria. Domanda destinata a non ricevere risposta: io infatti in salotto non ci vado quasi più e, quando proprio sono costretto a farlo, entro a testa e occhi bassi, evitando in tutti i modi di guardare quello scrigno: mi commuovo al solo pensiero che è lì, e piango, figuriamoci osare anche sfiorarlo, toccarlo. L’unica persona che può farlo è la mia adorata moglie. Due volte l’anno, la vigilia di Natale e il Sabato Santo, me lo spolvera