Il verbo dire

Lo so, lo so, non dovrei essere io a dirlo. Chi mi conosce sa bene, e non avrebbe problemi a dirvi, quanto io sia riservat* e modest*, come persona e come studios*. Detto questo, visto che tra un’intervista e l’altra dell’ultima settimana l’argumentum non è mai venuto fuori (eccheccazzo!), perché quei deficienti che mi dicevano delle domande preferivano chiedermi tutt’altro, è cosa buona e giusta che lo sappiate anche voi, e che sia proprio io a dirvelo, tanto rimane tutto tra di noi (e nel mio curriculo, sia detto senza nessuna presunzione). Ecco, qualche tempo fa mi ha telefonato uno dei più prestigiosi accademichi e mi ha detto: “Carissim*, so quanto sei riservat* e modest*, come persona e come studios*, ma devo proprio dirtelo: oggi in Italia, negli ambienti universitari e nell’editoria che conta, non si può dire niente intorno alla poesia e alla critica, per non dire degli altri campi in cui spaziano i tuoi tanti e svariati interessi culturali, senza citarti, senza dire il tuo nome. E io ci tenevo tanto a fartelo sapere, a dirtelo personalmente”.