Scritto 41

Irma Blank: Orizzonte, 2005 (penna a sfera su poliestere)

Visioni di Delft… oppure “breve saggio sulla suggestione del nome” – dal momento che, letteralmente smarrendo sé stessi, nel contemplare la Veduta di Vermeer ci si avventura traverso luoghi della mente guidati dalla forza quasi magica del nome (Delft / Vermeer) che, eccedendo il mero dato storico e geografico, diventa città del pensiero e il pensiero si esercita nel giuoco dei rimandi e delle concatenazioni.
Se è infatti vero che la pittura vermeeriana celebra anche la borghesia mercantile olandese al suo apogeo, essa è nello stesso tempo capace di assurgere a un valore metastorico e la Delft della Veduta può divenire, nella libertà della pittura e della scrittura, la città del Geografo e dell’Astronomo, della Donna in azzurro che legge una lettera, della stradina di Delft: contemplando la Veduta vi si cercano la casa del Cardellino di Carel Fabritius e i molti cortili di De Hooch – così l’Europa, per un giuoco della mente, può raccogliersi tutta dentro Delft e anche in un triangolo ideale tra Paesi Bassi, Fiandre e Aquisgrana.
La scrittura diventerà così un tempo sospeso nel quale da Delft si diramerà la geografia dell’immaginazione, l’atlante fantasticante delle affinità elettive, degli alleati sostanziali.
La scrittura pensata come un atlante geografico al punto che si possa transitare da una regione a un’altra abolendo le distanze temporali.
Dimore del pensiero nelle quali abitarlo quel pensiero: la scrittura sentiero che si va tracciando.
La luce di Delft, derivando dal Mare del Nord, allaga la finestra presso cui siede il geografo: come non pensare a Gerardo Mercatore? Anversa non è lontanissima, nessuna meraviglia se l’inventore delle proiezioni geografiche incrociasse nella città fiamminga Jacques Austerlitz – e il cartografo, esperto incisore e calligrafo, traccia rotte d’oltremare.
Il teatro di Romeo Castellucci è di casa in quest’angolo d’Europa, – mentre non si spegne, non deve spegnersi l’energia entusiastica di Frie Leysen…
E Bastiaan Woudt incide nel bianch’e nero della sua fotografia purissime tracce a congiungere Europa e Africa.
Claudio Parmiggiani a Bruxelles, alle Brigittines, consegna alla meditazione di chi vi entra un’Isola del Silenzio: una piramide di quarantamila libri (quelli costituenti la base sono intaccati dal fuoco) sormontata da una pesantissima campana di bronzo – e il Nolano, eterno profugo, sussurra parole di ribellione e di liberazione.

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