Aspasia tarocca (e altri versi)

Giorgio Stella

ASPASIA TAROCCA

L’ultima volta che vidi il cielo
era il raggio del cerchio
a reggere la notte [ ]
[con] l’uniforme della stagione
[con] la pistola della morte –
i diritti dell’uomo sono
diritti privati, tra l’occidente
e la terra che avviene
nelle chiese di Dio, a oriente
del [proprio] essere niente –
avanti il [prossimo] la sete
avrà da fare col mangiare –
l’arca nella divisione dei tempi
sui cristalli liquidi
evade la ragione
del cerbiatto
in fiore – […]
e merenda farà colazione,
colazione a merenda,
della torre onnivora
nella sbarra aperta alla coccarda.

 

*

 

DINDONDAN

A Mario B a u d i n o si dedica questa dizione.

– 1 – [Quanti anni] ci sono voluti
Per imparare a parlare
Da solo e a rispondermi
Di [si o no] in base al Tao[]

– 2 – [Quante notti] senza sonno
Dormendo di giorno
Mi hanno insegnato
Ad essere pronto alla notte[]

– 3 – Quanti anni sul cantiere
A dire al pane dammi
Il padrone del pane,[ho fame!][]

– 4 – [] Quante donne distratte
Dall’orgasmo mi hanno[]
Fatto capire che mi
Stavo scopando il letto[]

– 5 – Quanto amore ci è voluto
Per non amare più nulla []

 

*

 

TEMPOSTANTE

-1 – Tutta una vita all’insegna delle luci al neon,
plastiche di tettoie delle pompe, di benzina –
la cataratta al neon come la rapina spastica
della vetrina detta sopra
che ride perché la commessa portava
la minestra ai manichini –
ora per ora anno per anno
con fiocchi di baleno
alla seduta stante

– 2 – Il coro vanta un organo regalato
dalle porcine al vento
[che] la suprema indicibile
abita quella
memoria di paura [che] l’orrore
rende noto alla questua
della mensa d’oppio da calesse

– 3 – Sul giro di ruota annaffia la fossa
Il candelabro malato di c’era una
Una volta quella passeggiata
Tra lo scoglio e il vento
Il tutore del sogno

– 4 – Dalle verande di H a r l e m
La betoniera ha un gettone
Per confetto quadrato –
candeline nell’arca
docile assume la forca
il remo della barca
tra un po’ e l’arco della
sposa vergine vestita
d’avorio in fiamme di sigari
a concetto di sugheri
come le armi in fiore

– 5 – I babbuini dietro le reti da pesca
Nella suora madre del sud
Che sputavano nei secchi
Latifondisti la vacca sacra
Della santa voce
Che manca alla finestra la conchiglia
L’asso pazzo della clinica severa

– 6 – L’amore della misera [svastica]
Come l’immenso dare e avere
La croce, in croce.
La croce è la svastica dell’amore
[In] noccioline [in uno] zoo d’agosto
Ferito dal gabbiano che le ruba
Il mare del ventre da sparo –
Dall’occidente
Alla Santa Sede

– 7 – All’orca non all’arca si gioco a scacchi questo:
l’ombra della morte è il sole della notte
e puttane, insegne di motel farmacie notturne
ai margini della rosa che non ha candela
se pur accesa

– 8 – porto addosso l’anfiteatro
delle stelle da sparo,
a ovest della cocaina
si tagliò in quattro
la quarta dimensione

 

*

 

DEI VENTI ROSA

[A Salvatore T o m a
CHE NON SI E’ SUICIDATO]

I

– 1 – Avanti il candelabro
I cocci del calendario
Ammassano le mappe
Dell’uomo di colore
Che si vide allo specchio
Bianco nel lungo treno
Del sud di Piero C i a m p i *

– 2 – Alla bussola della sfera il mercurio
Tocca la vetta del futuro –
la rocca è forte,
un laccio si slaccia
da quello che inciampa –
dei venti rosa nella barca con tanica[][]

– 3 – A palazzo le cornamuse sfidano
L’oppio [nel] cristallo lavato
A mano [nella] pescheria
Di fronte la betoniera
Del cantiere della rete di rosa

– 3 – Sulla barca d’ascolto i musicisti
Cantarono il TITANIC fino all’ultimo
Sparo del dritto al rovescio
Nel culto dei calendari
Attaccati ai frigo-bar
Come calamite da ostia –
atlante del mappamondo infantile
con la torcia dei minatori e la[ fioraia] –
viva il primo maggio!
[e] la [fioraia] [e] la prima comunione
verso il colpo di stato delle scale
mentre il condominio è domestico
sulla latrina del vate al water

– 4 – Appiccicata la medaglietta blu
Sulla rosa alla curva
[Dell’]arco [della] storia
Tintinna al vento di coccio e seta
La tenda montata e scoperta
Dalla medesima vicenda –
L’uno salda il burro fuso[] ma la maschera
È il burrone del cuore di latta
Che diceva ‘io con le uova ci faccio merenda !’
ed era sera al pascolo del pozzo
come ‘io il latte lo bevo con la c a n [n] u c [c] i a!’

Nota: * Lungo treno del sud canzone di Piero C i a m p i

II

– 1 – Nella conca della radice i piatti sono lavati a sparo
[De]l disco nella scommessa [dell’]ippodromo
E poi ricerca lo scoppio […]
Dei cavalli, sui gendarmi,
la chioma rossa di ESENIN
nella SANTA SEDE DI CHAGALL

– 2 – E’ federale il mestruo della stagione d’inverno
[Mentre] l’anfora con una cicca
È bruciata –
Votiva la messa in croce
Del faro a vicenda
Della propria luce

– 3 – [Mentre] tintinnando Emanuel[e] Carnevali
Non poteva uscire di casa
Perché le scarpe le spartiva col fratello *-
Pare che la vita dolce* fosse leggera
Ai piatti lavati di domenica pomeriggio,
dovunque tu stai, ovunque chi viene!

[note n d r : * Emanuel Carnevali poeta i t a l i a n o / a m e r i c a n o
tratto dal ‘IL PRIMO D I [O]’ –
* ‘la vita d o l c e’, LA DOLCE VITA DI FELLINI

III

– 1 – Controfigura alla maschera
Della misura del vento
Ora hai ragione
Oh tu! che non si muove –
La coccarda sulla
Porta accanto del portone

[] Con consumata reggia
Di chicco nel cocco di cancro
La bussola naufragò
Il timone – quando era chiusa
La foglia sia apriva un albero –
Parte chi viene le suola di carne:
grammi nella bilancia
al tocco dell’orologio –
Passa scura l’oscuro passo
Del piccione che muore
Col becco in fiore.

______________________________________
Nota:
_____________________

Era vero che avevamo
Quello che non era
Stato mai più
Il vicino
Della porta accanto
Alla chiesa;
l’alfa l’omega [attacca],
[attacca] il bazar della
moneta scambiata
per l’altra faccia
della propria medaglia.

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